Si può stravolgere la classifica in una tappa piatta? Sì, se c’è un caduta che blocca tutto a 22 chilometri dal traguardo. Ci guadagna Asgreen che si è ritrovato da solo quando ormai era nel mirino del gruppo con i compagni di fuga. Del Toro sorride, più lesto di tutti.
Tappa praticamente piatta pure se l’altimetria racconta di tre gran premi della montagna di quarta categoria nel finale. Da Treviso a Gorizia era difficile perdersi, a parte la solita fuga (Asgreen, Davy, Maestri e Marcellusi) sempre tenuti a tiro dal gruppo. Il Giro, nel suo percorso, ha sconfinato in Slovenia. Pubblico da fine settimana anche se l’altrimetria non prometteva fuochi d’artificio.
Il finale si è complicato con la pioggia. Tra curve e rotonde e basolato a Casa Rossa si rimedia una caduta a 22 chilometri dal traguardo a fare letteralmente da tappo nelle strade cittadine. Selezione importante addirittura con circa 25 corridori davanti, dietro tutti fermi con Giulio Ciccone a terra dolorante e poi in bici.
Confusione in corsa, la caduta ha spezzettato il gruppo più di una salita dura mentre il primo passaggio sul traguardo è stato per i corridori in fuga al netto di Davy che si era perduto in precedenza.
I danni però sono dietro, con Del Toro nel primo gruppo, Roglic e Bernal nel secondo e Ayuso addirittura nel terzo. Tiberi ancora dietro. Davanti è rimasta soprattutto la Visma con Kooj ma, soprattutto, Simon Yates, l’uomo di classifica della squadra.
Davanti, intanto, è rimasto Kasper Asgreen che si è giocato la tappa, lasciando i compagni di fuga e trionfando per un manciata di secondi dagli altri.
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