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Home Biciclette

Telai falsi e falsi miti. Alcuni appunti da leggere

Redazione di Redazione
in Biciclette, fibra di carbonio, TechNews
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18
Telai falsi e falsi miti. Alcuni appunti da leggere

Ehi, aziende, c’è un problema di percezione della qualità dei prodotti e in particolare dei telai delle biciclette. Negli articoli dove si parla di telai falsi, produzione e politiche aziendali, ci sono sempre commenti che, al netto di chi neanche apre l’articolo e scrive senza sapere cosa stia commentando, evidenziano un problema importante di comunicazione.

Fatto in Cina

Nei discorsi fatti con una certa superficialità si arriva sempre a questa frase: “tanto sono fatti tutti in Cina” come a giustificare un livello di prodotto uniforme che viene solamente spacciato, grazie a magie del marketing e aggressività di mercato, per qualcosa di diverso. Sì, sono fatti in oriente (non necessariamente in Cina) ma considerarli tutti allo stesso livello è un errore.

Telai “no brand” spacciati per propri

Ok, diciamolo: anche noi abbiamo visto qualche telaio “no brand” di importazione (legale – quindi sicuro) poi rimarchiato col nome famoso (ma non troppo) e spacciato come produzione personalizzata di quel marchio. Succede e ci sono marchi che comprano il prodotto che trovano “già com’è” per poi rimarchiarlo col proprio nome e venderlo lasciando passare qualche parola in più come se fosse farina del loro sacco. Però si tratta di marchi di medio livello e, soprattutto, prodotti piuttosto economici. Prodotti top level e top brand sono altra cosa.

Il telaio cinese (e taiwanese)

C’è da sfatare un luogo comune abbastanza radicato: quello del “telaio cinese” che vale poco. È vero: dall’oriente arrivano la maggior parte dei telai (soprattutto monoscocca) che troviamo nei nostri negozi, top di gamma compresi. Tanto più che alcuni marchi di grido, oggi, sono proprio taiwanesi (Giant e Merida, tanto per dirne due che fanno ottimi prodotti).

Ecco, la definizione di “telaio cinese” viene usata per identificare grossolanamente il prodotto economico che poi viene marchiato e spacciato per chissà cosa con ricarichi di dieci volte tanto, almeno.
Andare dietro a questa affermazione è quanto meno da ingenui. Non significa contraddire quanto abbiamo detto poche righe fa, ma va quanto meno preso atto che dall’oriente arrivano prodotti di diversa tipologia e livello.
Come detto c’è il prodotto bell’e pronto da rimarchiare, ma c’è anche la linea di produzione di chi progetta e sviluppa altrove. Top brand che investono un bel po’ di soldi nello sviluppo e nella ricerca, prove in galleria del vento, prove a fatica e a rottura, elaborazioni geometriche con corridori ed elaborazioni per ottimizzare il passaggio dei cavi, l’aerodinamica ovviamente e la geometria in grado di soddisfare il più possibile il cliente finale anche se si tratta di telai monoscocca. Poi ci sono gli stampi, che costano tanto ed hanno una vita limitata, dopo di che devono essere sostituiti (con altro investimento). Questi sono alcuni dei passaggi che hanno un costo importante che va definire il valore del prodotto finito. La realizzazione avviene in oriente, sì, ma secondo specifiche ben precise e con un livello di scarto molto elevato (un marchio di vertice ha controlli stringenti sulla produzione e soprattutto quando si lavora ai limiti del materiale – pensate ai telai superleggeri – ogni errore può essere un rischio e un controllo certosino si traduce in costi (anche di pezzi buttati se non corrispondenti). Produzione cinese sì, anzi, soprattutto taiwanese in questi casi, ma solo a livello di manodopera (perché lì costa meno, non si scappa), ma il risultato finale non differisce da una produzione europea.

Anche in Italia c’è chi realizza le tubazioni in composito partendo dalle pelli di fibra di carbonio (foto: Rubino)

Poi ci sono telai più economici ed altri venduti a prezzi davvero bassi. Alcuni vengono immessi sul mercato per costruire biciclette economiche, altri vengono scartati direttamente perché non passano i test minimi di sicurezza per la vendita. Si tratta sempre di “telai cinesi” ma il livello cambia parecchio. Ecco perché dire che “tanto vengono fatti tutti in Cina” è sbagliato e denota idee quanto meno confuse.

Costano troppo?

Sì, vedere telai a cinquemila e passa euro il dubbio lo fa venire: possibile che debbano costare così tanto? Quando un’azienda definisce il prezzo del telaio ci mette dentro tutti i costi di sviluppo, anche il marketing, certo, perché un telaio di gran marca – c’è poco da fare – attira di più a parità di qualità tecnica. Altrimenti è inutile girarci intorno: non avrebbero senso i telai falsi: si comprerebbe qualcosa di più economico. Invece si preferisce infrangere la legge e mettere addirittura a rischio la sicurezza pur di fare bella figura. Paradossalmente proprio chi compra il falso giustifica la valorizzazione emozionale di un prodotto e anche quella ha un valore che viene messo nel listino prezzi. È il costo stesso delle sponsorizzazioni, o pensate che chi fa telai di vertice non debba guadagnarci?
Oppure davvero credete che si tratti dello stesso prodotto rispetto al falso? Tutta qui la conoscenza tecnica e l’esperienza? Chi afferma di non sentire differenze evidentemente non si accorgerebbe nemmeno di avere un chilo in più sulla bicicletta, allora sarebbe il caso di fare un esame di coscienza e comprare qualcosa commisurato alle proprie capacità atletiche, alla propria sensibilità e possibilità di investimento. Non c’è nulla di male a riservarsi il meglio di un regalo da farsi al momento in cui si sarà in grado di apprezzarlo sul serio.

Un rischio subdolo

Il falso costa poco.
Anche no.
Parlando con più di un produttore ci ha messo in guardia proprio su questo aspetto che diventa ancora più pericoloso per il mercato. Non è affatto detto che i prodotti falsi costino poco. A volte vengono proposti a prezzi convenienti rispetto all’originale ma non così bassi da insospettire un acquirente onesto. Così si pensa di fare l’affare e invece si prende un falso con tutti i rischi del caso. Chi fa queste operazioni sa bene la provenienza del prodotto che vende, ma proprio dandogli un valore alto, ma comunque conveniente punta a ingannare l’acquirente onesto.

L’aspetto legale

Lo ammettiamo: scriviamo queste righe con un po’ di amarezza. Leggere tanti commenti di persone che infrangono la legge vantandosene pure fa cadere le braccia. La legge c’è, è chiara e va rispettata. Invece abbiamo visto commenti e ricevuto messaggi da chi si vanta, anzi, di aver acquistato illegalmente. L’autoconvincersi di essere nel giusto (li fanno pagare troppo, quindi trovo la scorciatoia) non fa meno grave un reato, non si scappa. E le aziende stanno lavorando a stretto contatto con le Forze dell’Ordine e la Polizia Postale per intercettare chi vende e rivende.
Ci sono casi di negozi che espongono direttamente nel loro showroom telai dichiaratamente illegali. Attività spesso già conosciute alle Forze dell’Ordine che aspettano il momento giusto per intervenire.

Dite la vostra sul nostro gruppo: https://www.facebook.com/groups/cyclinside

 

 

Tag: carboniofibra di carboniomercatoProdotti contraffattitelai
Redazione

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La redazione di Cyclinside è attenta alle novità e a tutto quel che accade nel mondo del ciclismo, dai professionisti agli amatori. scrivi alla redazione

Commenti 18

  1. pippo says:
    8 anni fa

    però vedere Saccarelli che con tante belle parole vende un telaio celebrativo dei suoi 35 anni, dicendo che è stato progettato in italia ed invece io lo avevo comprato due anni prima direttamente in Cina, non fa una bella pubblicità ai costruttori/venditori italiani….

    Rispondi
  2. Antonio Pietramala says:
    8 anni fa

    Gli antichi dicevano quello che semini raccogli tutti i telai più famosi li fanno costruite in Cina e Taiwan pagando la mano d’opera una miseria e poi venderli a prezzi stratosferici vogliono guadagnare molto. adesso tenetevi anche le repliche magari i prossimi progetti di telai li fate costruire in Europa

    Rispondi
  3. Francesco says:
    8 anni fa

    È anche per queste situazioni che preferisco le mie due in acciaio italiane, pesanti e comode. Certo, bisogna prepararsi ad essere presi in giro e guardati con sufficienza, ma io pedalo incurante e felice dei miei ferri.

    Rispondi
    • Mauro says:
      8 anni fa

      Anche io

      Rispondi
  4. Privato says:
    8 anni fa

    Personalmente sono anni che compro prodotti in carbonio cinesi e corro in gare in circuito e non ho mai spezzato o visto spezzare nulla

    Rispondi
  5. Giuliano says:
    8 anni fa

    Ma se un telaio fatto in Cina costa 5000€ quanto costerebbe se fatto in Europa.
    Forse i prezzi sono esagerati si vuole guadagnare troppo.

    Rispondi
  6. Mauro says:
    8 anni fa

    Ok quadra tutto…Ma con certi prezzi non si riesce a farli in Italia..? È possibile che una Pinarello.bianchi o altri non si possono prendere un’autoclave o quello che serve per farlo qui? O bisogna per forza guadagnare il triplo😞

    Rispondi
  7. Felice La Grutta says:
    8 anni fa

    Avevo gia lasciato un commento stamattina avevo due Cipollini Bono davanti ragazzi uno comprato 1780 scontato e un altro comprato in cina 410 euro 276 euro di dogana italiana ragazzi le rifiniture uguali il peso uguali giometrie identiche ormai non credo pi a niente ls verita e i telai costano troppo inutile che mi vengono a dire che a causa dello sviluppo non ci credo perche sono tutti copiati le grandi case approfittano vergognosamente di tutto questo.Io mi tengi il mio telaio orbea anche se non vi nascondo a dire che ci sono telai bellissimi con sviluppo taiwan o cinesi.

    Rispondi
  8. CRISTIANO CASULA says:
    8 anni fa

    Un telaio costa 5000 €
    2000 ( già elevato così ) è il costo di studio e produzione con guadagno adeguato.
    I restanti 3000 sono proprio quelli che voi ( scrittori dell’articolo ) chiamate valore emozionale del marchio. VERGOGNOSO
    2 telai identici in fattura e peso non possono avere 3000€ di differenza perché uno ha un adesivo Scott, trek, bianchi, specializd, ecc
    Ma fino a quando c’è l’acquirente le aziende continueranno su questa strada.
    Ciao

    Rispondi
  9. Delio says:
    8 anni fa

    Ma tutti sti telai a 5.000 euro fove li vedete? La stragrande maggiornaza delle bdc in vendita neanche li supera i 5.000 completa!

    La gentei costi di sviluppo neanche li conosce e concepisce, pensa che siano solo i materiali a dover esserr pagati, per giunta senza rincari. Poi ci lamentiamo se le economie locali vanno a rotoli…

    Rispondi
  10. Franco says:
    8 anni fa

    Se un telaio che costa 5000 euro fatto in Cina, perché non farlo in Italia? I margini ci sono lo stesso
    E solo che si vuole guadagnare di più. E sono convinto che i telai venduti in Italia sono prodotti dalle stesse persone che vendono i cosiddetti falsi, perché falsi non sono. Sono troppo perfetti.

    Rispondi
    • Guido P. Rubino says:
      8 anni fa

      Sì, esteticamente sembrano identici. Ma si possono riconoscere da piccole differenze, come dimensionamenti diversi (pochi millimetri), spesso peso diverso… Perché non sono gli stessi.

      Rispondi
  11. romeomar says:
    5 anni fa

    Il 90% di un costo di un telaio lo da il valore del Brand, tutto il resto sono chiacchiere. Se vuoi avere un telaio con nome altisonante devi pagare tutta la pubblicità che spendono per le squadre professionistiche ecc. Fino a qualche anno c’era molta scelta tra i telai no brand. ora si trovano gli stessi telai che girano da anni, perchè la maggior parte delle aziende se le sono accaparrate i “produttori” famosi.

    Rispondi
  12. mark says:
    5 anni fa

    i telai alla produzione costano 300 euro circa, come costano gli sci ( 180 euro) come costa tutto il resto scarpe racchette ecc cioe poco.. il prezzo finale è altissimo non perche ci guadagnano sopra un botto MA perche devo dare a SAGAN 1 milione di euro a Ronaldo 3 milioni di euro ecc ecc , ilcosto è il marleting come fanno seno ad avere 10/100 atleti che usano la loro merce e pagarli? se li pagnao 300 e li vendono a 600 non avranno mai il bagdet per pagare i professionisti…. un occhiale oakley costa alla produzione euro 4 , alla azienda euro 6 e all importatore euro 8 e lo rivende al negozio a euro 70 che lo rivende al pubblico a euro 140……. lo stesso identico occhiale comperato su alixpress costa euro 14 ( quello giusto non il fake) e questo perche il produttore ne produce di piu di quelli che Oakley gli ordina e se li vende per i cavoli sui a prezzo basso tatno il marketing lo paga oakley

    Rispondi
    • Redazione Cyclinside says:
      5 anni fa

      No, su Aliexpress non è la stessa roba. Attenzione a non credere alle sciocchezze che poi ne va della sicurezza.

      Rispondi
  13. Colli Claudio says:
    2 anni fa

    Personalmente gli unici telai con i quali ho avuto problemi sono stati quelli originali!!! E le stesse aziende non hanno neppure coperto la garanzia. Parlo di Rydley,Scott, Cannondale per Intenderci. Fate voi le vostre considerazioni

    Rispondi
    • Redazione says:
      2 anni fa

      Un telaio falso è illegale. Il resto sono chiacchiere (e certo chi lo ha acquista e ha problemi non va in giro a raccontarlo). E di questo abbiamo avuto parecchie conferme, purtroppo per i proprietari.

      Rispondi
  14. Mario says:
    2 anni fa

    Comperate qualsiasi cosa di gran marca e poi guardate l’etichetta o la provenienza: la Cina o la Corea o Taiwan hanno in mano il mercato. C’è una speculazione esagerata quando questi prodotti vengono venduti in Italia, ma la maggior parte degli acquirenti è contenta di pagare 15.000 euri per una bici che dopo un anno è già vecchia come i telefonini. Io sono amante del titanio ed ho optato per SEVEN di Boston: un opera d’arte con misure da me indicate rispettate al millimetro.
    A proposito dei fetidi telai in carbonio: un famoso costruttore qualche tempo fa mi disse di non disprezzare i telai cinesi perchè da quelle parti usano dei collanti molto efficaci ma che da noi risultano proibiti per la loro tossicità. Non so se sia vero ma la cosa non mi stupirebbe.

    Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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