Per molto tempo il telaio su misura è stato considerato il punto di arrivo naturale per chi cercava una bicicletta perfettamente adattata al proprio corpo. Si prendevano le misure del ciclista, si definivano lunghezze e angoli e, su quelle coordinate, si costruiva il telaio.
Oggi forse qualcosa è cambiato, ci sono possibilità in più che vanno oltre la geometria del telaio. Le forme delle biciclette di serie sono diventate più articolate, a prescindere dalle taglie è aumentata enormemente la possibilità di intervenire sui componenti che determinano la posizione del ciclista.
Attacco manubrio, manubrio, reggisella, sella, pedivelle, pedali e tacchette permettono di modificare molte delle coordinate che definiscono il rapporto tra corpo e bicicletta. Anche la geometria dichiarata dai costruttori è diventata più utile per questo scopo, grazie a misure come reach (la distanza orizzontale tra movimento centrale e parte superiore del tubo di sterzo) e stack (la distanza verticale tra gli stessi punti).
Quindi serve ancora davvero un telaio su misura?
La risposta non è semplicemente sì o no. Per molti ciclisti, probabilmente, il telaio custom non è più indispensabile per ottenere una buona posizione. Ma questo non significa che il telaio sia diventato secondario. Vuol dire piuttosto che oggi la posizione finale è il risultato di un sistema nel quale il telaio rappresenta una base e i componenti permettono di completarne la definizione.

La bicicletta non è il telaio
Il telaio stabilisce alcune coordinate fondamentali. La posizione del movimento centrale, l’inclinazione dello sterzo, il tubo sella, la distanza tra gli assi delle ruote e le quote di reach e stack costituiscono la struttura sulla quale viene costruita la bicicletta.
Ma il ciclista non si appoggia direttamente al telaio.
I punti di contatto principali sono pedali, sella e manubrio. E la distanza effettiva tra questi punti può essere modificata intervenendo sui componenti.
Anche la letteratura più recente sul bike fitting descrive la posizione attraverso una serie di misure che comprendono altezza e arretramento della sella, lunghezza delle pedivelle, differenza verticale tra sella e manubrio e distanza tra sella e manubrio.
In altre parole, la posizione non è una proprietà esclusiva del telaio.

Il telaio stabilisce il campo di regolazione
Il modo più corretto per interpretare la questione è considerare il telaio come ciò che determina il campo entro cui i componenti possono lavorare senza creare compromessi eccessivi.
Un telaio con reach troppo lungo può essere avvicinato al ciclista con un attacco più corto. Uno stack basso può essere compensato con spessori e un manubrio con determinate caratteristiche. Una diversa posizione della sella può modificare la distanza dal movimento centrale. Ma ogni intervento ha conseguenze.
Se per ottenere la posizione corretta bisogna utilizzare un attacco estremamente corto, per esempio, non si sta semplicemente cambiando la distanza tra sella e manubrio: si sta anche intervenendo sulla risposta dello sterzo. Allo stesso modo, spostare molto la sella per compensare una geometria non adatta può modificare la relazione tra bacino, movimento centrale e manubrio.
Il telaio, quindi, ha un’importanza tutt’altro che trascurabile.
Un buon telaio non è necessariamente quello che permette di arrivare alla posizione desiderata in qualche modo. È quello che permette di arrivarci senza dover forzare le regolazioni dei componenti.
Reach e stack hanno cambiato il modo di scegliere la taglia
La diffusione di reach e stack ha reso più facile confrontare telai diversi. Sono le due misure principali che descrivono la posizione del telaio: il reach indica quanto è lungo il telaio in orizzontale, mentre lo stack ne indica l’altezza nella parte anteriore. Insieme aiutano a capire quanto risulterà raccolta o distesa la posizione in sella.
Le tradizionali misure dei tubi, soprattutto quella del tubo orizzontale, raccontavano solo parzialmente la posizione ottenibile. Reach e stack descrivono invece direttamente la relazione tra movimento centrale e parte superiore del tubo di sterzo. Sono diventati quindi parametri molto utili per capire dove finirà il cockpit rispetto al corpo del ciclista.
Questo ha una conseguenza importante.
Un ciclista non deve necessariamente cercare una bicicletta che abbia esattamente le stesse misure del proprio telaio precedente. Può confrontare le coordinate fondamentali e valutare poi come completarle attraverso attacco, manubrio e spessori.
Il problema del dimensionamento si è quindi spostato: non si tratta più soltanto di trovare la misura giusta del telaio, ma di trovare una combinazione coerente tra telaio e componenti.
L’attacco manubrio è diventato uno strumento di regolazione
L’attacco è probabilmente il componente che rende più evidente questo cambiamento.
Variandone la lunghezza si modifica la distanza tra il ciclista e l’asse di sterzo. Ma contemporaneamente cambia anche il modo in cui il manubrio risponde alle azioni del ciclista.
È quindi un componente che svolge due funzioni contemporaneamente: contribuisce alla posizione e partecipa alla dinamica dello sterzo.
Per questo motivo non è corretto utilizzare l’attacco come semplice prolunga per correggere una taglia sbagliata. Un telaio troppo lungo può essere reso apparentemente adatto montando un attacco molto corto, ma il risultato non è necessariamente equivalente a quello ottenibile partendo da un telaio correttamente dimensionato.
La regolazione funziona bene quando rimane all’interno di un intervallo coerente con la geometria complessiva.

Anche il manubrio modifica la posizione
Il discorso vale ancora di più con i manubri moderni. La larghezza non è l’unica variabile. Reach, drop e forma delle curve determinano dove si trovano le mani rispetto all’asse di sterzo e alla sella.
Due biciclette con identico telaio e identico attacco possono quindi avere una posizione diversa semplicemente cambiando manubrio.
È un dettaglio che spesso sfugge quando si confrontano le geometrie delle biciclette. Il dato di reach del telaio descrive la posizione della parte superiore del tubo di sterzo, non quella definitiva delle mani.
Tra i due punti ci sono attacco, manubrio e, quando presenti, spessori o sistemi integrati.
Per questo oggi il dato di geometria del telaio va letto come una coordinata di partenza, non come la posizione finale del ciclista.
La sella può spostare il ciclista
Anche la parte posteriore offre un margine di regolazione considerevole. L’altezza della sella determina la distanza dal pedale e quindi modifica il movimento degli arti inferiori. L’arretramento stabilisce invece la posizione del bacino rispetto al movimento centrale.
Misure di cui tenere conto come la lunghezza delle pedivelle e la distanza verticale e diagonale tra sella e manubrio.
Questo è un punto importante per il nostro ragionamento: una parte consistente della posizione che attribuiamo al telaio viene in realtà determinata da componenti regolabili.
Il reggisella con diverso arretramento, la posizione della sella sui binari e la forma stessa della sella possono modificare il rapporto tra ciclista e movimento centrale.
Ma anche qui esiste un limite. Non si può utilizzare il reggisella per correggere all’infinito una geometria sbagliata, perché spostare il bacino significa modificare anche la biomeccanica della pedalata.

Le pedivelle sono un’altra variabile spesso dimenticata
Il movimento centrale sembra un punto fisso, ma la posizione effettiva del piede rispetto a quel punto dipende anche dalla lunghezza della pedivella.
La lunghezza delle pedivelle modifica la posizione del pedale e ha conseguenze sulla distanza dal terreno: pedivelle più lunghe, a parità delle altre condizioni, riducono il margine disponibile durante la pedalata in curva.
Questo rende ancora più evidente quanto sia difficile separare completamente telaio e componenti.
Cambiare la pedivella non significa soltanto scegliere una misura diversa di componente, ma cambiare la relazione geometrica tra movimento centrale, piede e sella.

Il punto di contatto con il pedale
La posizione del piede rispetto all’asse del pedale modifica la relazione tra piede e pedivella.
È un altro esempio di quanto sia difficile stabilire dove finisca la “geometria del telaio” e dove inizi la “posizione del ciclista”.
Il telaio stabilisce la posizione del movimento centrale. Ma il punto in cui il ciclista applica la forza al pedale dipende dal sistema pedivella-pedale-tacchetta-scarpa.
La posizione finale è quindi costruita attraverso una catena di componenti.

Quanto si può correggere un telaio?
A questo punto si potrebbe arrivare alla conclusione che il telaio sia quasi irrilevante. Sarebbe un errore.
La questione è che ogni componente ha un proprio campo di regolazione e ogni regolazione ha conseguenze.
Prendiamo il caso di un telaio troppo lungo. Si può montare un attacco più corto. Ma accorciandolo si modifica la risposta dello sterzo.
Se il problema è l’altezza del manubrio, si possono aggiungere spessori. Ma se per raggiungere la posizione necessaria occorre utilizzare una quantità eccessiva di spessori, si può arrivare a un risultato poco coerente con il progetto del telaio e della forcella. Anche il numero di spessori, oltretutto, ha un limite di sicurezza.
Se il problema è la distanza della sella dal movimento centrale, si può intervenire sull’arretramento. Ma spostare troppo il bacino modifica la posizione di pedalata.
Insomma, non è questione se sia possibile correggere, spesso è possibile, ma quanto si deve correggere e a quale prezzo dinamico o biomeccanico.

Quando il telaio di serie è sufficiente
Per la maggior parte dei ciclisti che rientrano nelle proporzioni previste dalle taglie disponibili, la situazione è certamente favorevole.
Le aziende offrono normalmente diverse misure di telaio e geometrie sempre più dettagliate. Reach e stack permettono di confrontare più facilmente modelli diversi. I componenti offrono numerose possibilità di scelta.
In questo scenario è ragionevole sostenere che molti ciclisti non abbiano bisogno di un telaio costruito su misura.
Possono scegliere una taglia coerente con le proprie proporzioni e completare il posizionamento attraverso sella, reggisella, attacco, manubrio, pedivelle e pedali.
La configurazione dovrebbe essere valutata considerando la posizione del corpo nel suo insieme e, quando possibile, osservando il ciclista mentre pedala, anziché affidarsi soltanto alle misure antropometriche statiche.
Questo rafforza un’idea importante: non basta misurare un telaio per sapere come starà una persona su quella bicicletta.
Quando il su misura torna ad avere senso
Il telaio custom mantiene però un vantaggio preciso. Se le esigenze del ciclista non rientrano bene nelle combinazioni offerte dalle taglie di serie, il costruttore può intervenire direttamente sulle coordinate del telaio. È una differenza molto importante.
Con un telaio di serie si cerca una geometria che si avvicini alla posizione desiderata e poi si utilizzano i componenti per completarla.
Con un telaio su misura si può invece progettare la geometria intorno alla posizione desiderata.
Il vantaggio non è soltanto poter ottenere una certa distanza sella-manubrio. È poterla ottenere mantenendo contemporaneamente coerenti interasse, posizione del movimento centrale, angoli, distribuzione dei pesi e lunghezza dell’attacco.
In altre parole, il custom permette di evitare che un componente debba diventare un correttivo geometrico.

Non è solo una questione di proporzioni
Il su misura può avere senso anche quando il ciclista cerca caratteristiche particolari che una geometria standard non riesce a combinare facilmente.
Un ciclista può, per esempio, avere bisogno di una posizione molto alta del manubrio ma contemporaneamente di un determinato reach. Oppure può avere proporzioni corporee che lo collocano tra due taglie.
In questi casi il problema non è trovare la misura giusta in senso assoluto. È trovare una bicicletta nella quale tutte le coordinate funzionino contemporaneamente.
Il telaio custom può risolvere il problema alla fonte.
Ma per un ciclista le cui proporzioni coincidono bene con una delle taglie disponibili, il vantaggio può diventare molto meno evidente.
Il componente può cambiare anche la guida
La questione diventa ancora più interessante quando si passa alla guidabilità.
Non tutti i componenti sono semplici dispositivi di regolazione.
L’attacco modifica la risposta dello sterzo. Il manubrio cambia la posizione delle mani e la leva con cui il ciclista interviene sulla direzione. Il reggisella modifica la posizione del bacino. Le pedivelle cambiano la cinematica della pedalata e il rapporto con il terreno.
Anche il peso e l’inerzia dei componenti possono entrare nella dinamica della bicicletta.
Il comportamento della bicicletta dipende dall’interazione tra massa, posizione del centro di massa, ruote e sistema di sterzo.
Per questo motivo non è corretto pensare alla personalizzazione come a una semplice operazione di fitting.
Cambiare un componente può cambiare contemporaneamente la posizione e il comportamento della bicicletta.

La bicicletta moderna è un sistema regolabile
La bicicletta moderna permette di intervenire su così tante variabili che il concetto stesso di “misura del telaio” è diventato meno assoluto. Una bici può avere una determinata geometria, ma la posizione finale dipende dalla combinazione di quella geometria con i componenti scelti. È una situazione molto diversa da quella di una bicicletta nella quale la posizione era fortemente vincolata dalle dimensioni del telaio e dalle poche possibilità di regolazione disponibili.
Il telaio continua a essere fondamentale, ma non contiene più da solo tutta la geometria funzionale della bicicletta.
Quindi il telaio su misura è morto?
Naturalmente no, ma è cambiato il motivo per cui può servire.
Il telaio su misura non dovrebbe essere considerato automaticamente superiore perché è costruito sulle misure del ciclista. Se una bicicletta di serie permette di ottenere la stessa posizione con componenti correttamente dimensionati e senza alterare negativamente la guidabilità, il vantaggio pratico del custom può ridursi molto.
Al contrario, quando per ottenere la posizione desiderata occorre utilizzare componenti estremi o accettare compromessi, il telaio su misura torna ad avere una funzione precisa.
La distinzione, quindi, non è tra telaio su misura e telaio di serie, è tra una bicicletta nella quale la posizione è stata costruita coerentemente e una nella quale è stata semplicemente fatta entrare a forza. E certo non è un differenza da poco.
Il telaio come punto di partenza, non come risultato finale
Oggi possiamo quindi guardare alla bicicletta in modo diverso. Il telaio stabilisce le coordinate fondamentali della macchina. I componenti determinano dove, all’interno di quelle coordinate, viene collocato il ciclista e con quali leve interagisce con la bicicletta.
Quando queste due cose sono coerenti, un buon telaio di serie può essere sufficiente anche per ottenere una posizione molto precisa. Quando invece non lo sono, nessuna quantità di regolazioni può fare miracoli.
La tecnologia dei componenti ha quindi ridotto, per molti ciclisti, la necessità del telaio su misura. Non lo ha reso inutile: ha semplicemente spostato il confine tra ciò che deve essere progettato nel telaio e ciò che può essere regolato dopo.

































