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Home Abbigliamento

TEST – Bont Helix, tutta un’altra scarpa

Redazione di Redazione
13 Novembre 2018
in Abbigliamento, TechNews, Test e Collaudi
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TEST – Bont Helix, tutta un’altra scarpa

È un marchio, Bont, che probabilmente tanti praticanti conoscono perché lo hanno visto ai piedi di tanti corridori professionisti che queste scarpe le hanno calzate: Bradley Wiggins, Rui Costa, Thor Husovd sono i più famosi di questi se volgiamo lo sguardo all’indietro, senza dimenticare che, nel presente, queste “strane” scarpe prodotte da un’azienda australiana sono utilizzate da Caleb Ewan e tutto il team Israel Cycling Accademy, solo per citarne alcuni.

Cosa è che rende queste scarpe particolari rispetto a tante altre? L’aspetto più evidente è la forma della calzata, generalmente più larga nella parte anteriore, e poi il fatto che tutti i modelli della collezione prodotto utilizzano una suola in carbonio che, a differenza di tutte le altre suole in carbonio presenti sul mercato si prolunga ben oltre il perimetro corrispondente la pianta del piede, ma piuttosto si spinge oltre, ha un bordo che cinge tutta la pianta e anche la punta un po’ come fosse un “guscio” contenitivo. Quello che ne risulta è una scarpa da ciclismo diversa da tante altre, che grazie alla disponibilità della Charlie Srl abbiamo avuto la possibilità di testare: a fine estate il distributore italiano della Bont ci ha infatti fornito un paio di Helix, modello più nuovo della collezione prodotto, con il quale al momento di scrivere abbiamo già percorso circa 2.500 chilometri. Quanti bastano per raccontarvi le nostre impressioni e soprattutto per raccontarvi cosa c’è dietro queste scarpe originali, per certi versi fuori dal coro.

Forma unica nel suo genere

Venti, trenta? Quanti produttori di scarpe da ciclismo esisteranno mai al mondo? Il numero preciso ci interessa poco, quel che conta è che praticamente tutti scelgono un modo molto simile di modellare la calzata dei loro prodotti: contenitivo nella zona del tallone, affusolato nella zona mediana corrispondente il collo del piede e tendenzialmente a punta nella zona corrispondente le dita del piede. È una morfologia assai comune, questa, mutuata dal fatto che il gesto ripetitivo – e per certi versi “non naturale” – del pedalare, alla lunga conduce l’anatomia del piede a farsi “magra”, a snellirsi in particolare nella zona del collo e in quella anteriore del metatarso, visto che il pedalare scarica grossa parte della pressione che in condizioni naturali determina la fisiologica funzione di questa parte del corpo: camminare.

La realtà dei fatti, però, non è sempre questa: quel che accade è che soltanto nei ciclisti di livello molto evoluto, nei professionisti o nei pedalatori molto assidui, l’elevata frequenza di pratica determina questo adattamento morfologico del piede; in tutti gli altri casi – e sono la stragrande maggioranza – la frequenza minore destinata alla pratica ciclistica non riesce a modificare in modo significativo la naturale forma della pianta, che così rimane generalmente più larga nella parte delle dita e più grossa e soda nella parte del collo. Esattamente da questa constatazione è partita Bont nel momento di dare forma alla calzata delle sue originali scarpe da ciclismo.
Su tutte le scarpe Bont le dita dei piedi a livello metatarsale vengono lasciate nella loro posizione naturale, senza essere obbligate ad alloggiare in sagome strette, appuntite. A detta del produttore in questo modo i nervi non compressi non restituiscono sensazioni di calore, tutto il piede viene lasciato libero di lavorare nella posizione anatomica più corretta, esprimendo così al meglio la forza, e tra l’altro facendolo su una superficie di appoggio che è anche più ampia rispetto a tante altre calzature. Quanto detto è ancor più vero sulle Helix che abbiamo testato, visto che in seguito alla misurazione anatomica del piede di chi scrive, la versione più adatta al mio caso è stata quella “wide”, per utilizzatori con pianta larga.

Sensazioni? Dico la verità, abituato ad utilizzare le “classiche” scarpe da ciclismo vedermi ai piedi scarpe così larghe mi ha inizialmente disorientato a livello visivo. In realtà, ogni impressione estetica è spesso frutto della sola e semplice abitudine, senza dimenticare che su un accessorio personale come una scarpa non dovrebbe certo essere il criterio di scelta in cima alle priorità cui badare. Perché del resto le qualità delle scarpe Bont sono ben altre, appunto.

Una scarpa da strada Bont in sezione. Sopra la suola c’è materiale memory, che mantiene la foggia iniziale dopo aver ricevuto una pressione.

Interamente termoformabili

Ditta australiana, fondata nel 1975, Bont si è avvicinata al ciclismo da una diecina d’anni. Il suo core business originario era quello dei pattini in linea, sui quali è stata la prima azienda al mondo ad introdurre tecnologie innovative per il settore calzaturiero sportivo. Suo il brevetto di una speciale resina termoformabile che, sotto l’effetto del calore, permetteva all’atleta di customizzare la forma della tomaia, di rendere il pattino un vero “guanto” per il piede. Quattrodici anni dopo, nel 1989, Bont sviluppa la resina termoformabile applicata al carbonio, mutuando in questo modo tutte le caratteristiche di personalizzazione della calzata su di un materiale con risvolti tecnici e prestazionali ancor più elevati. Facciamo un salto fino al 2007, che segna la data dell’ingresso di Bont nel mondo del ciclismo, settore nel quale l’azienda entra con autorevolezza, forte di tecnologie inedite e all’avanguardia, cui seguono le sponsorizzazioni degli atleti blasonati di cui abbiamo già detto. Ma oltre alla pianta larga le scarpe Bont si distinguono per una caratteristica peculiare, che a tutti gli effetti le differenzia da altri articoli similari presenti sul mercato: le Bont sono termoformabili, ovverosia modellate in seguito all’esposizione al calore di un forno. Sì, anche altre calzature da ciclismo godono di questa prerogativa, ma a differenza di queste sulle Bont la porzione termoformabile della scarpa si estende ad interessare tutta l’ampia suola in carbonio, non una singola area di quest’ultima.

 

La struttura della suola

La suola in composito delle Bont prende corpo grazie alla sovrapposizione di carbonio intrecciato visibile esternamente con del carbonio unidirezionale laminato nella parte interna: i vari strati vengono polimerizzati grazie alla particolare resina proprietaria, estremamente rigida, ma allo stesso tempo estremamente modellabile con il calore e allo stesso tempo capace di tornare alla sua durezza originaria in breve tempo. Per termoformare le scarpe Bont ci è infatti bastato metterle per 20 minuti nel forno domestico, a una temperatura di 70 gradi. Terminata la “cottura” occorre far raffreddare le scarpe qualche istante, calzarle senza solette interne e stringerle adeguatamente: in questo modo tutta la suola si modellerà al meglio alla forma del piede di chi le calza. Il processo di termoformatura può essere ripetuto tutte le volte che si desidera, sempre utilizzando la procedura che abbiamo descritto. È importante precisare che il processo non trasforma in maniera sensibile la struttura e la forma della scarpa, ma modifica in modo quasi impercettibile la foggia esterna e interna del composito, apportando variazioni nell’ordine di uno due millimetri al massimo.

La suola alla prova del calibro, è spessa solo 3,6 millimetri.

In pezzo unico

A rendere ancor più esclusive le scarpe Bont c’è il processo di costruzione della tomaia: quest’ultima non è semplicemente accoppiata per incollaggio alla suola, ma è intimamente unita ad essa, visto che la struttura principale che la realizza è costituita da uno strato di kevlar intessuto nella struttura stessa della suola in carbonio. La calzatura che si ottiene è in pratica una specie di monoscocca, una struttura in pezzo unico, sulla quale viene poi applicata, per incollaggio e per cucitura, la porzione esterna della tomaia realizzata in microfibra Durolite, che è appunto quella che nel nostro caso è bianca, visibile all’occhio. Una costruzione di questo tipo assicura tutto il comfort di una calzata “fasciante” oltre a qualità di rigidità e resistenza garantite in modo organico lungo tutta la struttura della scarpa. Non è tutto: meritevole di grande attenzione è anche lo spessore estremamente ridotto che la suola ha nella porzione di innesto delle tacchette: solo 3,6 millimetri, decisamente meno di tante altre suole in carbonio impiegate da altri “player” dell’industria calzaturiera ciclistica. Il vantaggio di una sulla sottile, è evidente, è nella trasmissione ottimale di energia dalla pianta del piede alla superficie del pedale e, aggiungiamo noi, anche il fatto che una suola più bassa ti consente di abbassare di qualche millimetro la sella, con risvolti positivi in termini di guidabilità in discesa.

Le Helix e il loro sistema di chiusura.

Le Helix che ho avuto modo di testare sono il modello di più recente apparizione nella gamma Bont. In quanto a posizione in gamma (e prezzo) sono seconde solo alle Vaypor+S, che si differenziano da queste Helix per il sistema di chiusura con doppia fibbia micrometrica Boa IP1 e per il rivestimento esterno della tomaia che al posto della microfibra Durolite delle Helix utilizza pelle di canguro. Sulle Helix la chiusura è invece gestita da un’unica fibbia Boa IP1, che in realtà gestisce un’architettura di allaccio che non ha nulla da invidiare alle Vaypor+: sulle Helix la cinghia in Kevlar vincolata alla fibbia micrometrica effettua un percorso unico nel suo genere, perché prima di raggiungere i due passanti posti sulla punta del piede trapassa letteralmente la suola in carbonio attraverso una doppia canalizzazione che attraversa la suola diagonalmente. Insomma, la chiusura non tira semplicemente a sé i due lembi laterali della tomaia, ma “abbraccia” letteralmente la parte strutturale più importante della calzatura, la suola in carbonio, assegnando così al sistema di ritenzione un’efficienza impensabile sulle architetture di chiusura tradizionale, ancorché con fibbie micrometriche. A proposito di fibbie micrometriche: sulle Helix è anche grazie all’adozione di una sola fibbia Boa IP1 che consente di esaltare ulteriormente la leggerezza che contraddistingue tutte le scarpe del marchio australiano. Sul piatto della bilancia il paio in taglia 44,5 che abbiamo testato ha fatto segnare appena 504 grammi.

Le impressioni della prova

Abituato da anni a pedalare con scarpe da ciclismo più costrittive e strette, calzare le Bont Helix mi ha lasciato una sensazione iniziale strana, come se le dita fossero lasche all’interno della tomaia. Questione di poche uscite e mi accorgo subito che si tratta solo di farci l’abitudine; inoltre, se il sistema di ritenzione delle Helix lo tiri al punto giusto, stabilizzi perfettamente il piede, lasciando comunque alle dita quella libertà di movimento che tante altre scarpe non hanno. Nelle uscite lunghe tutto questo si traduce in un livello di comfort superiore. Alla libertà della calzata che si percepisce in punta corrisponde un ottimo contenimento nella parte posteriore, quella del tallone: neppure durante gli scatti più violenti il tallone tende a scalzare o tantomeno a muoversi leggermente come invece accade su certe scarpe con minori capacità contenitive.
Qualche riga sulle proprietà di ventilazione: un estate che quest’anno ha avuto una coda particolarmente lunga mi permette di dire che le Helix sono scarpe discretamente ventilate, e se accade così è non solo grazie ai microfori posti sulla punta, ma più che altro perché le dita hanno maggiore possibilità di muoversi.

Passo alle impressioni sulla suola, prima di tutto partendo dalla sua possibilità di essere termoformata: termoformare le Helix è un gioco da ragazzi, ma in realtà non vi aspettate che dopo aver infornato e poi calzato ben strette le scarpe ai piedi queste ultime modifichino in maniera radicale la propria foggia iniziale. L’adattamento che si ottiene è minimo, consegna una calzatura che di sicuro si interfaccia al meglio con l’anatomia del vostro piede, ma in ogni caso scordatevi che, ad esempio in caso di acquisto della misura errata, la termoformatura possa recuperare eventuali errori di taglia. Aggiungiamo, inoltre, che su una scarpa particolare come la Helix, lei e la sua suola con sezione perimetrale provvista di una sorta di sponda in carbonio che fascia il piede, eventuali errori in difetto nella scelta della taglia sono impossibili da tollerare. Sempre a proposito di suola, la sua rigidità è ineccepibile, e del resto parlando di suole in carbonio c’è da avere pochi dubbi a riguardo. Quel che stupisce, però, è che qui tutta questa robustezza granitica è ottenuta con uno spessore di suola davvero minimo, lo stesso che, a parità di pedali, mi ha obbligato ad abbassare di qualche millimetro l’altezza sella provenendo da un modello differente di scarpa.

Infine il sistema di chiusura: pochi dubbi sulla funzionalità, sulla praticità e sulla velocità di azionamento di una fibbia micrometrica collaudata come la Boa IP1. Interessante è invece il sistema con cui il Boa IP1 si interfaccia con l’architettura di allaccio, che su queste Helix fa trapassare il laccio in Kevlar sotto la suola della scarpa. Tutto questo ti fa sentire ancor più la calzatura un corpo solidale, fermo e sicuro quando stringi a fiondo con il rotore.

La scheda tecnica

  • Materiale suola: carbonio Toray di tipo unidirezionale e intrecciato. Inserti in Kevlar
  • Spessore suola: 3,6 mm
  • Materiale tomaia: Kevlar, microfibra Durolite esterno e simil cuoio interno con porzioni di materiale memory
  • Soletta interna: in Eva
  • Sistema di chiusura: fibbia micrometrica Boa IP1 con laccio in Kevlar
  • Compatibilità tacchette pedali: a tre fori (versione a quattro fori disponibile su ordinazione)
  • Peso rilevato al paio: 504 grammi (taglia 44.5)
  • Misure disponibili: dalla 36 a 50
  • Colori disponibili: bianco, nero, blu, rosso
  • Note: suola in carbonio interamente termoformabile; disponibili anche nelle misure Wide, per piedi a pianta larga; protezioni in gomma nella suola sostituibili

Prezzo indicativo: 370,00 euro

Galleria fotografica

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Produttore: Bont, www.bontcycling.com

Distributore per l’Italia: Charlie Srl, tel 0444/550655, charlie@charlie-srl.it, www.charlie-srl.it

Maurizio Coccia

TEST – Bont Riot TR+, nate per il Triathlon (e per l’estate)

 

Tag: bontcalzaturecarboniocollaudoprovatermoformabiletest

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