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Home Biciclette

TEST – Niner RTL 9 RDO, carbonio per l’avventura e le corse

Redazione di Redazione
30 Ottobre 2019
in Biciclette, Gravel, TechNews, Test e Collaudi
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TEST – Niner RTL 9 RDO, carbonio per l’avventura e le corse

30 ott 2019 – La storia di Niner è intimamente legata alla mountain bike, in particolare alle  29 pollici. Il marchio di Fort Collins (Colorado) fu infatti uno tra i primi ad investire nello standard dimensionale poi diventato prevalente nel mondo a “ruote grasse”. Non stupisce allora che l’azienda statunitense sia stata tra le prime ad investire anche nelle gravel bike, cioè quelle bici concettualmente progettate per l’utilizzo sia su strada che fuoristrada, ma che in realtà hanno una matrice molto più apparentata con il mondo off-road.

Ad oggi la gamma gravel di Niner prevede due modelli, la RLT 9 e la nuovissima MCR 9 RDO, un’originalissima gravel biammortizzata di cui Cyclinside aveva parlato qui. In attesa di testare per bene questa originale full suspended abbiamo intanto provato la RLT 9 in versione RDO, ossia con telaio in carbonio, anche questa con caratteristiche aggiornate rispetto alla versione dello scorso anno.

RLT 9, una piattaforma, tre versioni

Più che un singolo modello la sigla la RLT 9 identifica un’ampia piattaforma di gravel bike della Niner: la bici è infatti proposta in questa variante in carbonio chiamata appunto “RDO”, in quella in alluminio idroformato chiamata RLT 9 Alloy e infine in acciaio, con la RLT 9 Steel, costruita con tubazioni Reynolds 853.

Le caratteristiche geometriche delle tre versioni sono molto simili, a cambiare sono invece il peso e le sensazioni di guida che i diversi materiali offrono, con caratteristiche più orientate alle prestazioni, alla rigidità e alla leggerezza nel caso della variante in carbonio, più alla rigidità assoluta per la versione in lega e più votate ad  una marcia “comoda” nel caso della versione in acciaio. Su tutti e tre i modelli, però, comune è l’adozione di soluzioni tecniche che consentono di utilizzare un cablaggio totalmente integrato e di adattare il telaio al bikepacking più spinto e alle uscite “epiche” in sella a una bicicletta.

Cosa significa? Che i fori di cui è predisposto il triangolo principale e soprattutto la forcella consentono di installare borse, portapacchi, parafanghi e addirittura una dinamo accomunati dalla prerogativa di assicurare le loro funzioni senza inficiare minimamente lo stile di pedalata (il “bikepacking” è esattamente questo, e in quanto tale si distingue moltissimo da quel che potevi fare con le classiche borse laterali, che per intenderci non ti consentivano neanche di alzarti in piedi sui pedali).

In versione bikepacking

Tornando al telaio, e in particolare al telaio in carbonio, troviamo una struttura affidabile e solida, che Niner collauda servendosi dei test di qualità mutuati dai suoi modelli da mtb da discesa.

Gommatura? Anche oversize

Rispetto a quella dello scorso anno, la nuova piattaforma RLT 9 consente di installare coperture di sezione ancora maggiore; anche questo è un ulteriore dettaglio che connota ancor più in senso “adventure” e fuoristradistico il nuovo telaio. La sezione massima tollerata è la cinquanta millimetri se, come nel caso della bici testata, si montano ruote da 28 pollici; arriviamo addirittura alla 2.2” di sezione massima consentita se invece si decide di utilizzare il telaio con ruote con diametro 650B. Un passaggio ruota così generoso è possibile prima di tutto grazie alla nuova forcella che rimpiazza il precedente modello che Niner mutuava direttamente dalla sua componentistica mtb: la nuova forcella in carbonio RDO è realizzata su specifica per questo telaio: è specifica sia da punto di vista geometrico, sia strutturale, sia dimensionale, con punte con foro per perno passante da 12 millimetri di diametro (prima era da 15 mm).

Taglie, montaggio, prezzi

La RLT 9 RD0 è disponibile in sei taglie, dalla 47 alla 62 cm; noi abbiamo testato una 53 cm, montata con ruote Stan’s No Tubes in alluminio “gommate” con coperture tubeless Schwalbe G-One da 40 mm, con una curva manubrio Easton di tipo flare (ossia con code basse orientate verso l’esterno come è usuale per la componentistica gravel) e completata con il nuovo reparto trasmissione Shimano Grx, anche questo ideale per l’utilizzo gravel. La ravennate Raceware, che di Niner è distributore per l’Italia, ci informa invece sui prezzi della piattaforma RLT 9 riferiti al frame-set (telaio e forcella).

La RLT 9 RDO in carbonio è ovviamente la più costosa: 2.299,00 euro. Il prezzo scende a 1.499,00 per la versione in acciaio, mentre la soluzione di primo prezzo è quella in alluminio: 899 euro per telaio e forcella. A proposito di forcella, tutte e tre le varianti utilizzano la nuova forcella in carbonio RDO.

In prova

Abbiamo utilizzato la RLT 9 RDO sui percorsi gravel dell’entroterra di Girona, dove Niner ha di recente partecipato ad un evento stampa organizzato dall’italiana Bike Connection Agency: il percorso del test era di tipo misto, con sezioni asfaltate alternate a tratti su strada bianca che non di rado cedevano il passo a porzioni più tecniche, anche al limite del mountain biking. Insomma, condizioni eterogenee, che hanno messo a dura prova il mezzo su contesti più disparati.

Prima di passare alle sensazioni una premessa fondamentale per la prova di una bici gravel: la pressione degli pneumatici. Iniziamo il test con 4/4.5 bar per l’accoppiata anteriore/posteriore dei tubeless Schwalbe G-One da 40 mm, loro e il loro battistrada microscolpito che è un vero “jolly” sia per fondi levigati che sulla strada bianca. Il primo approccio con questa seconda tipologia di fondo ci ha però consigliato subito di sgonfiare di qualche decimo di bar, perché altrimenti sullo sconnesso la bici “rimbalza” troppo: è impressionante pensare quanto anche pochi decimi di pressione possano trasformare il comportamento di una bicicletta, soprattutto se la bici di cui parli è una “gravel”.

I primi chilometri di guida su asfalto ci sono invece serviti subito per capire quanto questa RLT 9 RDO sia una bici dal carattere e dall’impostazione aggressiva, corsaiola: sembra davvero di essere su una bicicletta da corsa classica, e questo nonostante lo stack e il reach non siano quelli di una vera race-bike e nonostante i numerosi spessori distanziali sopra il tubo sterzo ci assicurino una posizione abbastanza eretta, come del resto serve per praticare vero gravel-biking. Del carattere “frizzante” di questo mezzo devi tener conto soprattutto quando ti posti dall’asfalto allo sterrato, dove serve sempre una guida presente per tenere a bada una bici così esuberante e dinamica.

L’avantreno è davvero molto rigido e altrettanto possiamo dire del carro posteriore, che in questo modo trasmette in modo repentino al terreno la potenza che scarichi sui pedali. Ne siamo certi: tra le numerose gravel che abbiamo provato non possiamo certo dire che questa sia una delle più rilassate e “soft”. Come del resto dichiara il costruttore la RLT 9 RDO è una bici “orientata ai giorni di gara” (RDO sta appunto per Race Days Oriented). Di che gare si tratta? Prima di tutto gare gravel, è ovvio, anche se a pensarci bene una bici del genere non sfigurerebbe neanche in qualche gara su asfalto, magari sostituendo le Schwalbe G-One da 40 mm trovate montate con delle coperture stradali da 25 o 28 mm.

Sul versante opposto immaginiamo che una bici del genere possa cambiare radicalmente volto se si decide di montare dei “gommoni” da 50 millimetri oppure se si usano delle gomme da 2.2” installate su ruote da 27.5 pollici. Questa indole camaleontica e mutevole è del resto la migliore prerogativa di tutte le gravel-bike, ma su una bici dal carattere corsaiolo come questa lo è ancora di più, perché appunto estende ancor più il divario tra i due estremi che potrai potenzialmente raggiungere.

Le impressioni sulla trasmissione Shimano Grx

Qualche nota infine sulla componentistica, iniziando dal reparto Shimano Grx: il doppio plateau 48/31 denti che abbiamo trovato montato ci ha permesso di affrontare qualsiasi tipo di strappo ripido e superare agevolmente anche le situazioni più scorrevoli e veloci. Le sensazione nelle cambiate rimandano al family feeling che contraddistingue i più collaudati e noti reparti trasmissione Shimano meccanici (il Grx è solo meccanico, non elettronico), così come il valido cambio posteriore con tecnologia Shadow+ mutuata dalla mtb mantiene la sua efficienza e precisione anche quando si lavora su pignoni dalla dentatura generosa.

Eccellente è il comportamento della trasmissione anche in caso di moltipliche particolarmente incrociate (in particolare nella combinazione “grande-grande”, situazione nella quale non si sente il minimo sferragliamento delle maglie). Infine, le leve freno con design generoso sono quanto di più indicato per ottimizzare la presa nelle situazioni scomode cui può obbligare talvolta la guida in fuoristrada.

Ulteriori informazioni per l’Italia: Raceware, 0544/219097, www.ninerbikes.com

#1#2#3#4#5

Maurizio Coccia

Tag: bike connection agencygironaninernovità 2020test

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Commenti 1

  1. Gianluca says:
    7 anni fa

    Ottima recensione.
    Una precisione: il GRX è ANCHE elettronico…
    https://bike.shimano.com/it-IT/product/component/grx-di2.html

    Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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