Abbiamo parlato spesso di “integrazione” riferendoci alle biciclette moderne che, sempre più spesso, sono realizzate a seguito di un progetto che tiene conto di tutte le parti che le andranno a comporre. Parti che vengono realizzate apposta per quella bicicletta e non per altre. Il fine è l’ottimizzazione: dei pesi e del funzionamento. Tanto più facile da realizzare se chi fa il telaio è lo stesso che produce altri componenti. È il caso di Specialized, con la bicicletta che abbiamo testato ed anche con altri modelli ovviamente.
Tarmac Disc Di2
È l’ultima evoluzione, anche in termini concettuali, della Tarmac con cui Specialized domina da diversi anni le corse più importanti. Evoluzione del carbonio e anche delle concezioni geometriche. Infine, evoluzione più “filosofica” nell’adozione dei freni a disco (come del gruppo elettronico ovviamente). È la bicicletta che cambia.
Il telaio
Specialized esce dalle definizioni di fibra di carbonio classiche e, in un certo senso, mantiene il suo segreto. Chiama la fibra di carbonio usata per la Tarmac “Fact 11r” che sarebbe l’acronimo di Functional Advanced Composite Technology, un’ottimizzazione della fibra di carbonio che ha permesso di sviluppare i telai attuali decisamente leggeri ma anche perfettamente solidi e robusti ben oltre le specifiche di vendita richieste. In questo senso Specialized ha avuto anche un avanzamento ottimale nella realizzazione del composito grazie alla collaborazione con la Mc Laren Formula1 che le ha permesso di ottimizzare la fibra di carbonio delle nuove biciclette sulla base delle conoscenze e delle simulazioni virtuali mutuate direttamente dal mondo dei motori.
La struttura principale della Tarmac Disc riprende le linee del modello realizzato per freni tradizionali. A vederle da fuori le forme non sono diverse, se non per gli innesti dei freni a disco del “nostro” telaio. Ovviamente cambia la struttura del composito interno per sopportare le sollecitazioni differenti. La forza della frenata si scarica tutta sul sostegno della pinza freno ed è importante che il telaio risponda adeguatamente anche per recuperare l’asimmetria della sollecitazione.
Certamente aiuta in questo senso la forcella monoscocca con tubo conico che si innesta nel tubo di sterzo con misura da 1-1/8”. La base più larga qui serve più che mai. Su strada ci si rende conto della precisione di questa soluzione anche imponendo qualche frenata poderosa.
La geometria

Non avrebbe senso parlare del telaio senza considerare la sua geometria. Quello su cui abbiamo pedalato noi è una taglia 56 ma più che mai, in questo caso, è indifferente la misura nella realizzazione del test. Ovviamente era la taglia commisurata al tester e, dopo le prime regolazioni, il test ha iniziato a prendere forma.
Tuttavia confrontandosi con ciclisti di diverse misure, a volte, capita di avere pareri discordanti sui telai. Questo perché lo sviluppo geometrico non è perfettamente coerente alla taglia. Specialized per non avere dubbi in questo senso ha elaborato il design Rider-First Engineered che è un vero e proprio sviluppo geometrico personalizzato per ogni taglia. In pratica partendo dalle caratteristiche che si vogliono dare alla bicicletta si rielaborano tutte le forme, gli angoli e il tipo di composito per dare ad ogni telaio, a prescindere dalla taglia, le medesime caratteristiche.
Peculiarità che si ritrovano perfettamente nella tabella delle geometrie: non c’è un telaio con gli stessi angoli dell’altro. Ed anche la forcella cambia nella misura del rake tra le misure più grandi e quelle più piccole. Per la nostra taglia 56 il telaio presenta un angolo di sterzo a 73,5 gradi (con rake forcella da 43 millimetri) e angolo piantone a 73,25 gradi. Sì, si tengono conto anche i quarti di grado. Difficile trovare misure del genere altrove (a meno che non si parli di telai su misura, ovviamente). Il movimento centrale è piuttosto alto da terra: 27,2. Niente da dire sulla geometria ma certo arrivare con i piedi giù è meno agevole che con altre bici.
Su strada
Parlando di geometria non si può che riferirsi al comportamento stradale della bicicletta. Il passo piuttosto lungo (98,6 centimetri tra i due mozzi) fa la bici comoda e certamente meno nervosa di altre situazioni. Ed è per questo che i chilometri passano piuttosto comodamente e senza affaticamenti precoci. È un comportamento perfetto da “bici da corsa”, meno da circuito super veloce, ma ha carattere da vendere.
L’ottima integrazione geometrica tra telaio e forcella, unita al comportamento dinamico di tutte le parti (semplicemente: l’avantreno è decisamente rigido e gli angoli non esasperati) permettono una guida molto sicura in discesa. Si può impostare l’angolo di curva in anticipo e lasciar piegare la bici senza paura e senza quella sensazione di sovrasterzo che possono dare telai con angoli più marcati. La rigidità del telaio fa il resto per quanto riguarda la precisione. Non è il telaio più cattivo di casa Specialized questo ma, dopo averci pedalato su, capiamo come mai i corridori nelle gare più impegnative dal punto di vista dello stress e della permanenza in sella, tendano a preferire questo modello.
I componenti
I freni a disco, ovviamente, sono la particolarità maggiore della Tarmac Disc. Quella che si nota di più, anche se, vedremo, c’è pure tanto altro da dire.
I freni sono quelli di Shimano, modello BR-785 con funzionamento idraulico (perfettamente integrato con i comandi appositi del gruppo Dura Ace Di2 che equipaggia la bici) e tecnologia Ice-Tech che si riferisce alla forma delle pinze freno studiata per dissipare rapidamente il surriscaldamento delle pastiglie in resina. Proprio questo tipo di pastiglie contribuisce a rendere la frenata modulabile e potente. Il passaggio dai freni caliper non è affatto traumatico anche per questo. Anzi, se ne apprezzano subito le caratteristiche e pure lasciandoci andare a frenate lunghe non si sono notate perdite di efficacia dei freni. Anche lasciando “pattinare” a lungo i freni nella maniera come non si consiglia di frenare: si arriva in fondo alla discesa con la stessa potenza e capacità di rallentamento della bicicletta che si avevano alla prima staccata in cima. In definitiva si stancano meno anche le braccia. Ma sull’efficacia dei freni a disco non è che ci fossero dubbi. Montaggio peraltro ottimamente realizzato e senza alcun problema di attrito tra dischi e pastiglie (altro dubbio tolto, per chi ne avesse – merito pure del sistema post mount).
Specialized ha montato la sua Tarmac Disc con le ruote Roval Rapide CLX 40 Disc SCS, dotate di sistema a sgancio rapido. La posteriore ha il mozzo da 135 millimetri, come è lo standard per il freno a disco (stessa misura della mountain bike). I cerchi sono in fibra di carbonio con 40 millimetri di altezza e con su copertoncini Specialized Turbo Cotton da 24 millimetri. Aerodinamica perfetta e misura che tutto sommato non risente troppo del vento laterale. I raggi, incrociati in seconda (24 davanti, 28 dietro) delegano buona parte della rigidità della ruota alle caratteristiche del cerchio. La scorrevolezza è massima grazie ai cuscinetti ceramici.
Della casa americana sono pure le pedivelle S-Works in fibra di carbonio che completano il montaggio del sistema Dura Ace Di2. Ancora specialized firma manubrio (in composito), attacco (in alluminio) e reggisella (in composito) da 27,2 millimetri. La sella è la Specialized Toupé.
La scelta delle moltipliche semi-compact (36-52) con un pacco pignoni a undici velocità che scala dall’11 al 28 permette di andare dappertutto. Una scelta decisa che per forza di cose include qualche salto importante nel pacco pignoni. Per i più allenati è certamente più consigliabile in 25 di pignone massimo, più che sufficiente per qualsiasi scalata. Ma, ovviamente, si tratta di scelte personali. Curiosa, piuttosto, la scelta dell’attacco manubrio di “soli” 11 centimetri (a ogni misura di telaio è assegnato un attacco – che ovviamente si può cambiare) che appare un po’ sproporzionato vista la taglia della bici. Ben venga però il manubrio col drop ridotto (125 millimetri) che permette la presa bassa con una certa comodità.
Conclusioni
Bella. In una parola si può riassumere tutto di questa bici. Anche la grafica delle finiture che la rendono decisamente appariscente. Al di là dell’aspetto estetico, che conta parecchio vista anche l’importanza di un acquisto del genere, la Tarmac Disc Di2 è una top di gamma assoluta e senza pecche di sorta. È una delle top di gamma più versatili del mercato.
Le caratteristiche sono senza compromessi, dal gruppo elettronico alla scelta dei freni e tutti gli altri componenti. Anche per questo il prezzo è notevole.
Scheda tecnica
- Modello: Specialized Tarmac Disc Di2
- Telaio: S-Works FACT 11r carbon
- Congiunzioni: –
- Forcella: Specialized FACT carbon, monoscocca
- Gruppo: Shimano Dura Ace Di2
- Pedali: non inclusi
- Guarnitura: S-Works FACT carbon 36-52
- Movimento centrale: CeramicSpeed
- Pacco pignoni: Shimano Dura Ace 11-28
- Catena: Shimano Dura Ace
- Deragliatore: Shimano Dura Ace Di2
- Cambio: Shimano Dura Ace Di2
- Freni: Shimano BR-785, a disco idraulico
- Comandi: Shimano 785 Di2
- Serie Sterzo: Cuscinetti in acciaio, copertura in composito
- Manubrio: S-Works Shalow Bend
- Attacco Manubrio: S-Works SL
- Reggisella: S-Works Fact Carbon
- Sella: Body Geometry S-Works Toupé
- Ruote: Roval Rapide CLX 40
- Coperture: Specialized Turbo Cotton
- Colori: carbonio satinato
- Misure: 49, 52, 54, 56, 58, 61
- Peso*: 7,000 chilogrammi
- Prezzo indicativo: Euro 10.190,00
- Costruttore: www.specialized.com
*Senza pedali
Redazione Cyclinside, 11 apr 2016


















































