21 giu 2016 – Che il ciclismo voglia chiudere con un certo passato è fuori discussione. Si parla di anni bui e di qualcosa “da buttare” o, almeno, da lasciare lì senza andare a rimestare. Cercando di dimenticare certe pratiche che hanno portato a tanti disastri. E poi che succede? Che durante una tappa del Giro di Svizzera venga intervistato addirittura lui: Michele Ferrari, quel dottor “Mito” che faceva andare tutti col turbo, o meglio, quelli in cui vedeva le potenzialità del campione. È accaduto su Bike Channel ad opera di Paolo Savoldelli, ex corridore (che ha scontato una squalifica proprio per i rapporti intrattenuti con Ferrari) ed ora colonna e immagine della tv dedicata esclusivamente al ciclismo.
Ineccepibile il commento di Eugenio Capodacqua, su Repubblica. Il giornalista ha portato avanti da sempre una sua lotta contro il doping nel ciclismo esponendosi più che mai anche agli sberleffi di corridori poi sbugiardati dai controlli.
Vale la pena leggersi il suo pezzo (cliccare qui).
Bisogna avere il coraggio di voltare pagine, anche girando le spalle a qualche amico. Non serve rinnegare l’amicizia (e non c’è niente di male se c’è), ma se anche la giustizia sportiva dice che uno è impresentabile, meglio lasciar perdere, no?
GR


































