15 lug 2018 – In questa tappa insolita – ma neanche troppo, visto che si è già corso sul pavé – con arrivo a Roubaix, l’insidia sono proprio le strade e non l’altimetria. E come per ogni Parigi Roubaix che si rispetti un ruolo importante è giocato anche dalla tecnologia oltre che, naturalmente, dalle gambe e quindi dalle condizioni dei corridori.
Ecco allora che i meccanici lasciano per un attimo da parte le soluzioni superleggere a favore di quelle più robuste e sicure ma che danno più garanzia di robustezza quando la bicicletta subirà le sollecitazioni violente dell’acciottolato.
A differenza di quattro anni fa, quando affrontando le pietre i corridori si trovarono anche l’insidia della pioggia, quest’anno non dovrebbero esserci problemi di strade scivolose. Però c’è da difendersi sempre dalle vibrazioni che sono un’insidia notevole per le biciclette e anche per i corridori. Tanto più che i corridori delle corse a tappe, fisicamente, non sono solitamente strutturati per affrontare il pavé. E qualcuno ha anche poca dimestichezza e rischia di giocarsi qualche possibilità di vittoria finale.
Meglio attrezzare adeguatamente la bicicletta allora.
Soluzioni da pavé
Tra le soluzioni che i meccanici adottano per preparare le biciclette al pavé ci sono, tanto per cominciare, quelle più pratiche ed empiriche: inserti in gel sotto al nastro manubrio (anche con doppio avvolgimento) e portaborracce di vecchio tipo, magari in alluminio, ma in grado di poter essere “stretti” con più efficacia per trattenere le borracce sotto i colpi violenti delle pietre. Altri modelli vengono comunque modificati con l’aggiunta di un grippante che aiuti a tenere in posizione la borraccia.
Poi c’è la scelta delle coperture, mediamente più larghe del solito. Qualcuno sceglierà pneumatici da 28 millimetri di sezione o addirittura da 30, per i modelli di biciclette in grado di accogliere questa misura limite. Una sezione più larga permetterà di avere, oltre che maggior grip sul fondo sconnesso, anche più comodità poiché si possono gonfiare le gomme a una pressione inferiore rispetto a una gara tradizionale.
Poi c’è la scelta delle ruote. Pensando al pavé non si può che pensare a modelli a basso profilo, ma le scelte dei corridori sono praticamente al contrario, con cerchi quasi totalmente ad alto profilo. Perché? Perché viene considerato “secondario” il pavé in questa tappa: sono percentualmente pochi i chilometri sul pavé rispetto a quelli sull’asfalto. Discorso già fatto anche per la Roubaix, dove il pavé è percentualmente di più. Tanto più oggi quindi. Anche se a giudicare dalle forature che stanno capitando e dalle cadute (le ruote ad alto profilo sono rigide e più difficili da guidare) forse un pensiero ad altri modelli si poteva fare.
Visto il profilo della tappa anche oggi, come alla Roubaix, molti corridori hanno la moltiplica più piccola da 44 o 47 denti.
Per i corridori della Direct Energie è stata preparata la Cento10 NDR di Wilier Triestina. La speciale bicicletta dotata di una sorta di ammortizzatore posteriore:
Wilier Triestina 2018: ecco la Cento10 Air Disc e la Cento10 NDR
Specialized ha dato ai suoi corridori le biciclette speciali dedicate alla Roubaix. Ricordate il future Shock della Roubaix? Rieccolo anche qui:
Parigi Roubaix 2018: per Sagan un prototipo di Future Shock per Specialized
Niente freni a disco?
No, niente freni a disco, o quasi (perché alcune squadre li hanno usati anche oggi) perché così si fa più rapidamente il cambio ruote in caso di necessità. Sì, siamo ancora qui, a prescindere dalle dichiarazioni confortanti che pure fanno i meccanici quando sono intervistati dallo sponsor (pensiamo al video di ieri, in particolare – link in basso). Eppure avrebbero anche senso: la polvere, oltre che distruggere pattini freno e cerchi in fibra di carbonio – problema economico che ovviamente non tocca i professionisti – riduce anche la frenata, cosa che non accadrebbe con i freni a disco. Ma chiaramente se un corridore, specialmente se di classifica, sente il meccanico dire che potrebbe perdere più tempo, la scelta è praticamente obbligata.
Freni a disco al Tour: Shimano ha messo d’accordo i meccanici
Qui sopra l’articolo dedicato proprio ai meccanici del Tour de France.
Guido P. Rubino




































