Sei a Parigi, l’hai sognata da quando ha iniziato a capire qualcosa di bicicletta, in questa città ogni anno avviene qualcosa di fantastico e allora voglio arrivarci al massimo, per dire la mia e magari chissà.
Invece ci arrivi con tutte le streghe del mondo, altro che città della libertà, qui sei imprigionato come neanche alla Bastiglia, i muri sono quei dolori che non vanno più via alla gambe, alle articolazioni, alla testa. Il mal di testa non passa da giorni e neanche il sonno basta più. Sei nel posto che hai sognato da sempre e invece ti senti che avresti solo voglia di andare a dormire per un tempo indefinito.
Il rituale, da tre settimane a questa parte, è sempre lo stesso: il numero sulla maglia, i pantaloncini da infilare dopo aver abbondato con la pomata, e poi le maniche del body da far scivolare addosso. Farebbe quasi freddo quel tessuto estraneo e conosciuto, se non fosse estate.

Sei a Parigi – quasi – e devi partire. C’è gente che ti urla e nemmeno sa come ti chiami, sei Il Gregario, nome e cognome comune come tanti altri anonimi che trascinano la bicicletta in questa follia che è il Tour de France, che dà volto ad alcuni e lascia sfocati e mossi tutti gli altri. Fa così male tutto che ti senti quasi scemo a ripensarti contento quando ti avevano detto che saresti partito, che la squadra voleva proprio te. Fa così male che a inseguire questo sogno che ti viene il dubbio se non avresti dovuto fare altro nella tua vita piuttosto che correre in bicicletta. Però resti serio e impassibile come fanno tutti quelli come te, col numero dietro e una bicicletta che ti invidia tutto il mondo. Il pubblico cerca di leggerti l’espressione che ti fa importante e degno di maggior rispetto. “Bidon?”
Maledetti e ignari, sapeste che dolore lì sopra in queste settimane. E lo so già che anche oggi ci sarà da morirci su. Anche una salita in più ci hanno messo, come se non bastasse andare a 50 all’ora dall’inizio alla fine in tutte le tappe. Ma chi è che raccontava che le corse dei professionisti hanno la partenza lenta, che si chiacchiera e si va sì a tutta, ma solo dopo. Mi sa che non l’hanno mai fatto un Tour come quello di oggi quelli che spargono queste voci, maledetti ancora.

































