Tra Giro d’Italia e Tour de France vince ancora il Giro d’Italia. Ovviamente parlo dell’ultima tappa che, anche con la spettacolarizzazione dell’aggiunta della salita di Montmartre non supera la maestosità di Roma. Una salita vera, da classica, che per essere ancora più suggestiva ci ha messo anche la pioggia sul pavé scivoloso in salita e in discesa. Bene, allora, anche la neutralizzazione. Ma tappe di questo tipo ci stanno dicendo sempre di più una cosa: potrebbero, un domani, essere decisive anche per la classifica finale invece che essere spettacolari passerelle. Sia chiaro: l’idea degli organizzatori del Tour de France di inserire i la salita di Montmartre nel circuito finale è stata azzeccatissima, la prova olimpica ha fatto scuola e il Tour ne ha colto l’essenza di spettacolarità, attraversando una marea di tifosi zuppi d’acqua e con gli ombrelli chiusi per far vedere tutti. E nessuno avrebbe rinunciato al suo posto.

Tappe così, quella finale del Giro, a Roma e questa del Tour, a Parigi, non sono passerelle ma vere e proprie classiche del ciclismo che possono, la corsa l’ha dimostrato, creare distacchi e battaglia andando oltre a una sfida finale che fino ad ora è stata, al più, relegata a una prova a cronometro per quanto riguarda la definizione della classifica.
Ve l’immaginate? Se i pretendenti al Tour de France fossero stati distanti meno di un minuto, come tante volte è capitato, e non ci fosse stata pioggia, ieri sarebbe stata battaglia vera con una tensione sportiva mostruosa. Lo stesso potrebbe essere a Roma dove, nel 2018, si decise per la neutralizzazione della tappa romana proprio per evitare scompigli dell’ultima ora (Froome vinse quel Giro con 46 secondi di vantaggio su Dumoulin). Quanti Tour de France abbiamo visto finire con distacchi così ristretti?

Però, lasciatemelo dire, pure nella maestosità indiscutibile di Parigi, Roma vince a mani basse per spettacolarità del circuito (volendo, ancora migliorabile) e, se non ne siete convinti provate a contare i monumenti. Un ciclismo così, attira la gente, anche chi non segue abitualmente questo sport. Ovviamente la gente è attirata anche dai campioni, e qui il Giro, per ora, è carente rispetto alla corsa francese, ma spazio di lavoro ce n’è tanto e ci si deve lavorare
Dove il Tour, ancora, batte inesorabilmente il Giro d’Italia è nella premiazione finale (e anche in molto altro, ma non ne parliamo qui): quella del Tour con l’Arco di Trionfo di sfondo sugli Champs-Élysées, nel cuore della città, quella del Giro, in un angolo appartato, dietro ai Fori Imperiali con pubblico costituito dagli addetti ai lavori e qualche turista che non se l’aspettava. Ma la soluzione è semplice e facile da attuare. Basta solo un po’ di coraggio, a cominciare da chi fa informazione, da chi organizza le due corse. Le prime pagine dei giornali organizzatori di Tour e Giro, il giorno dopo il finale, sono davvero impietose.

































