L’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) ha pubblicato una dichiarazione ufficiale riguardante l’uso dei supplementi chetonici nel ciclismo professionistico, con l’obiettivo di chiarire la propria posizione su un tema che negli ultimi anni ha generato discussione tra atleti, medici e preparatori.
Secondo quanto affermato nel comunicato, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non esistono prove solide che dimostrino un effetto positivo dei chetoni sulle prestazioni o sul recupero degli atleti. L’UCI sottolinea che la letteratura disponibile presenta risultati contrastanti e che molti studi non hanno confermato benefici misurabili rispetto ai metodi di nutrizione tradizionali.
Che cosa sono i chetoni e perché se ne parla
I chetoni sono composti organici prodotti naturalmente dall’organismo quando le riserve di carboidrati sono basse, come avviene durante il digiuno o diete a basso contenuto di zuccheri. Negli ultimi anni, il mercato degli integratori sportivi ha proposto versioni sintetiche di queste sostanze, presentandole come un “carburante alternativo” in grado di fornire energia pulita e migliorare la resistenza.
Alcuni team ciclistici professionistici hanno iniziato a sperimentarne l’uso già a partire dal 2018, sostenendo un miglioramento nella capacità di mantenere sforzi prolungati e un recupero più rapido tra una tappa e l’altra. Tuttavia, la comunità scientifica non ha mai raggiunto un consenso su tali effetti, e le ricerche più recenti tendono a ridimensionare le aspettative iniziali.
La posizione dell’UCI
L’UCI ha deciso di intervenire per chiarire la propria posizione istituzionale. Pur non trattandosi di sostanze proibite dal regolamento antidoping, la federazione internazionale raccomanda cautela nel loro utilizzo, ricordando che l’assenza di prove di efficacia non equivale automaticamente a sicurezza o innocuità.
Nella dichiarazione ufficiale, l’organizzazione evidenzia che la tutela della salute degli atleti rimane una priorità assoluta e che ogni strategia di integrazione deve basarsi su evidenze scientifiche verificate. L’UCI invita inoltre le squadre a consultare esperti qualificati e a evitare pratiche che potrebbero compromettere l’integrità o la credibilità dello sport.
Un altro aspetto centrale del comunicato riguarda la necessità di ulteriori studi indipendenti. L’UCI auspica che le future ricerche possano fornire dati più robusti sull’efficacia e sulla sicurezza dei supplementi chetonici, analizzandone l’impatto a lungo termine sul metabolismo e sulle prestazioni.
La federazione ha inoltre ribadito la volontà di mantenere un dialogo aperto con la comunità scientifica e con le squadre, aggiornando periodicamente le proprie linee guida in base ai progressi della ricerca. L’obiettivo dichiarato è quello di fondare ogni decisione regolatoria su prove documentate e non su mode o interessi commerciali.
Un messaggio per il futuro del ciclismo
Con questa dichiarazione, l’UCI intende anche rafforzare il messaggio di trasparenza e responsabilità nel ciclismo moderno. Dopo anni segnati da controversie legate a pratiche di doping o a integratori di dubbia efficacia, la federazione mira a promuovere un modello di sport fondato su evidenze e rispetto delle regole.
Il comunicato si conclude ribadendo che l’UCI continuerà a vigilare sull’evoluzione delle pratiche nutrizionali e sull’introduzione di nuovi supplementi, intervenendo quando necessario per garantire condizioni di equità, salute e integrità nelle competizioni ciclistiche internazionali.


































