22 gen 2018 – La convivenza tra ciclisti e automobilisti si può. Lo dice il Codice della Strada anche se spesso viene travolto dalla foga dell’egoismo e di scarsa tolleranza. Dimenticando anche che i ciclisti, il più delle volte, sono automobilisti a loro volta.
Questione di rispetto.
Allora diventa ancora più bello il gesto di cui è stata protagonista l’amica Emmanuela Anderle, una giornalista di Milano che si sposta sempre in bicicletta. Lo ha raccontato non senza stupore.
“Mi è capitato un gesto di civilità che insegna più di mille parole , un ponte di comunicazione tra automobilisti e ciclisti che spesso non si capiscono” ci ha detto.
Ecco il suo racconto.

Questa sera mentre andavo in bici un signore mi ha fermata.
Ehi! Sento che mi urla da dentro la macchina che guidava.
Era fermo al rosso e siccome io stavo per attraversare lo stesso mi sono girata a metà ingrugnita e penitente, sapendo di sbagliare e prevendendo una giusta lavata di capo. Invece mi ha sorriso e prima ancora che potessi capirci qualcosa mi ha allungato due lucine e un foglio piegato.
Prendi, mi fa. Non ti sto vendendo niente, vorrei solo che prendessi queste cose, te le regalo.
Ma perché? Gli faccio. Leggi, mi fa, indicando il foglio. Poi è scattato il verde, quasi non ho fatto in tempo a ringraziarlo ed è ripartito.
Ecco cosa c’era scritto nel foglio:
Buona sera! Mi chiamo Enrico, adoro andare in bicicletta nella nostra città soprattutto la sera, spero sia un piacere anche per te. Non sono un ciclista “puro”, sono anche un automobilista che ha ben presente, vista l’esperienza, di quanto sia legato a un istante il vivere e il morire. Quell’istante dove una minima distrazione, un piccolo calo di attenzione può scaturire in un dramma. Questa considerazione sempre più spesso la faccio quando noto una grande tendenza da parte dei ciclisti nel non rendersi ben visibili. Di notte, magari con la pioggia, con una bicicletta spesso nera ed un abbigliamento altrettanto, trovo folle rischiare la vita a fronte di un investimento ridicolo. Questo regalo che ti faccio, ma lo faccio anche a tanti automobilisti come me, ha un costo complessivo di due euro. Penso che la tua vita valga molto di più, penso che portarmi il peso tutta la vita sulle spalle per aver ucciso qualcuno che “proprio non ho visto” valga molto di più. L’unico favore che ti chiedo in cambio è quello di divulgare questo pensiero con altri ciclisti/automobilisti come noi. Nel frattempo io continuerò a fare quello che ho appena fatto con te. Buon vento. Enrico.
Non penso serva un commento. Solo, ogni volta che lo leggo mi viene un po’ il groppo in gola. Perché penso che forse Enrico questo peso se lo stia portando addosso davvero, perché mi commuove come in qualche modo lo sta espiando, perché mi ha insegnato non a parole, non a gestacci, non con una multa, ma con un gesto di vera civiltà, una lezione che io in 18 anni di bici non avevo mai voluto imparare. Tutto quello che facciamo o diciamo, non riguarda mai solo noi stessi, ma comporta sempre una responsabilità verso altri che non si può ignorare. E se ora, tutte le volte, metterò le luci alla bici, lo farò soprattutto come gesto di amore e civiltà verso il prossimo, proprio come mi ha insegnato Enrico.
Emmanuela Anderle


































