Il 18 e 19 aprile abbiamo partecipato alla Veneto Gravel per poterla raccontare da dentro, pedalando per due giorni attraverso il Veneto, tra strade bianche, laghi color smeraldo e salite che ti mettono alla prova.
Tutto è iniziato così
Nel 2017 nasce da un’intuizione di Roberto Polato la Veneto Gravel. In quell’anno prendono il via in poche decine, dei “pazzi” che, alla luce dei fari montati sulle loro biciclette, partono decisi a compiere il periplo del Veneto.
Un’intuizione che, anno dopo anno, ha dato vita a uno degli eventi gravel più iconici d’Italia, e che richiama appassionati da tutta Europa.
Sono stati infatti 1700 gli iscritti all’edizione 2026, molti dei quali stranieri. Ma anche se la Veneto Gravel è cresciuta, lo spirito è rimasto lo stesso: partire, per diventare parte di qualcosa di veramente speciale.
La nostra Veneto Gravel
Questa volta non ero solo, e forse è stata proprio questa la chiave. Nel 2020, in piena pandemia, ho partecipato alla mia ultima Veneto Gravel. Fino a quell’anno il percorso era unico, oltre 700 km da percorrere in modalità unsupported. L’avevo percorso in solitaria, poichè è sempre stato il mio modo di vedere la bicicletta e in particolare il gravel.
Da qualche anno però le cose sono cambiate. Mio figlio è cresciuto e mi accompagna nelle uscite, e inoltre si è formato un numeroso gruppo di appassionati con i quali partecipiamo ad eventi oppure organizziamo uscite sociali.
Un gruppo eterogeneo, con esperienze diverse, una presenza femminile e anche un quindicenne al seguito, mio figlio appunto, fuori classifica ma dentro all’avventura fino al collo.
Perché la Veneto Gravel è anche questo: condivisione e piacere di pedalare insieme senza fretta.
Giorno 1 – 117 km e 1500 d+
Il luogo del ritrovo è Villa Angaran a Bassano del Grappa (VI). Il Brenta scorre la fianco della villa, lento, il Ponte Vecchio, con la sua importante storia, è a pochi passi.
L’atmosfera all’interno del complesso è quella delle grandi occasioni, ma senza tensione, anzi si percepisce la gioia di partecipare a qualcosa di grande, di importante.
Ritiro del pettorale, caffè, brioche, qualche battuta e finalmente si parte. Dopo il primo colpo di pedale, l’adrenalina inizia a salire, la Veneto Gravel è iniziata, davvero.
La ciclabile della Valsugana ci accoglie con il ritmo dolce del Brenta che scorre a fianco. Tratti di asfalto, altri di sterrato, si pedala senza pensarci troppo, finché la strada cambia.
A Cismon del Grappa si attraversa il fiume e si sale. E’ la prima vera salita di giornata, la vecchia strada del Corlo ora ciclabile. Punte al 20 per cento con le gambe che, sotto il peso dei bagagli, iniziano a lavorare sul serio. Poi, all’improvviso, dopo una discesa sterrata nel bosco e qualche galleria, la vista si apre sul lago.
Il Lago di Corlo è uno di quei posti che ti costringono a fermarti. Acqua smeraldo, montagne intorno, silenzio. Scattiamo un po’ di foto e proseguiamo con l’immagine del lago che ti rimane dentro.
La giornata scorre tra piccoli strappi, discese, tratti dove cerchiamo di fare velocità. Seren del Grappa, Feltre, Belluno. Ogni sosta è un momento condiviso, ogni chilometro aggiunge qualcosa alla nostra avventura.
Quando imbocchiamo la ciclabile di Soverzene abbiamo la conferma di essere dentro a qualcosa di speciale. Rocce, passaggi strettissimi e la natura che ti avvolge. Il Lago di Santa Croce arriva quasi senza accorgersene. Sono le 17.00 e la nostra giornata in bicicletta si chiude lì, con le gambe stanche e gli occhi pieni di cose belle.
Arriva l’ora della cena e malgrado la stanchezza, nessuno vuole alzarsi da tavola. Troppe le cose da raccontarci, i momenti da rivivere. Domani ci aspetta un’altro giorno in sella, è ora di andare.
Giorno 2 – 92 km e 1000 d+
La sveglia suona alle 6.00, ma non pesa. La notte, forse per la fatica o forse per le abbondanti libagioni, è trascorsa tra alti e bassi, e non vedo l’ora di alzarmi.
L’appuntamento per il gruppo è alle 7.30, colazione al bar e si riparte.
Le gambe, sorprendentemente, girano bene mentre il lago di Santa Croce ci accompagna nei primi chilometri. Poi arriva la salita. Una salita costante, non troppo ripida, ma che si fa sentire. E mentre sali, ti guardi intorno e capisci perché sei lì.
Il passaggio sotto i viadotti dell’Alemagna suscitano sensazioni contrastanti. Un chè di fascino e tristezza che fanno riflettere.
La giornata continua tra salite e discese. La fatica si accumula, qualcuno inizia a rallentare, le pause per ricompattare il gruppo aumentano, è normale.
Treviso, Revine, il suo lago, il Montello in lontananza. Il ritorno verso il punto di partenza si avvicina.
Riappare Bassano del Grappa, il Ponte Vecchio è lì. Ci fermiamo, aspettiamo tutti e lo attraversiamo insieme.
E in quel momento capiamo che abbiamo portato a termine la nostra missione. Non solo partecipare ad un evento, ma farlo tutti insieme, fino alla fine.
Villa Angaran è ancora piena di bici, di persone, di storie da raccontare.
Sembra che nessuno abbia fretta di andare a casa, tutti parlano, ricordano, rivivono il loro viaggio. Noi facciamo lo stesso, tra una birra e una risata. Il Brenta che scintilla, il Corlo, Santa Croce, le salite, le difficoltà, la fatica.
Poi arriva il momento di salutarsi. Ma sappiamo che non finirà qui.
Perché partecipare
La Veneto Gravel non è una gara e non è nemmeno un semplice evento, è un’esperienza.
Puoi affrontarla in giornata, in un weekend, o spingerti oltre. Puoi farla da solo o in gruppo, puoi soffrire o goderti ogni chilometro.
Ma una cosa è certa: la Veneto Gravel ti rimane attaccata e probabilmente, mentre torni a casa, già pensi all’edizione successiva.
Per maggiori informazioni: www.venetogravel.it


















































