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Home Eventi e cultura

Vi portiamo nel giovanissimo vivaio della “Visma”

Ce lo racconta Flavio Astolfi, promettente junior che corre nel team nell'orbita della corazzata di Van Aert e Vingegaard

Maurizio Coccia di Maurizio Coccia
31 Maggio 2024
in Eventi e cultura, Gare, TechNews
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Vi portiamo nel giovanissimo vivaio della “Visma”

Per i big team del World Tour la ricerca dei talenti inizia dai più giovani: saprete forse che già da qualche anno le squadre sviluppo, ovvero le cosiddette “development”, rappresentano una risorsa preziosa per far crescere, individuare e far maturare quelli che potranno essere i campioni di domani.

La “corazzata” della Visma-Lease e Bike di Vingegaard e Van Aert di certo non può non avere un settore development.

Non solo: dall’inizio di questo 2024 il team olandese ha pensato di strutturare un altro mini vivaio, puntando su corridori ancora più giovani, creando una vera e propria accademia per talentuosi ragazzi della categoria juniores.

Una “junior” nell’orbita Visma

Jegg DJR Academy è appunto il nome della compagine junior collegata direttamente con la Visma-Lease a Bike.

Flavio Astolfi è nato il 25 Dicembre 2007

Ci corrono oltre venti giovani corridori juniores, dodici dei quali fanno parte della squadra “A”, dove ci sono gli elementi più promettenti.

Uno di questi dodici è italiano, Flavio Astolfi, classe 2007, junior di primo anno. Flavio è laziale di nascita, ma da quattro anni vive in Lussemburgo, dove si divide tra scuola e bicicletta.

La sua giornata tipo è decisamente impegnata: la mattina sui banchi, il pomeriggio in sella. Esce al massimo cinque volte a settimana, nei sette giorni si allena per un totale di circa dodici ore, ma il suo allenamento lungo non va mai oltre le quattro ore:

«Ma vado spesso anche a correre a piedi, più o meno una vola a settimana»: ci spiega, lui che ha capito bene che la multidisciplina è componente essenziale non solo del periodo della preparazione, ma anche della fase agonistica: «Oltre alla corsa a piedi vado anche almeno una volta a settimana in palestra».

Scuola e bicicletta

Flavio frequenta le scuole superiori con indirizzo economia e commercio. Ha ovviamente imparato il francese che è lingua del posto, ma parla correntemente l’inglese, se non altro perché nel suo team ci sono ragazzi di tante nazionalità europee: olandesi, polacchi, tedeschi e belgi prima di tutto.

Anche loro vanno tutti a scuola, pur se il sogno di sfondare con la bicicletta è comune a tutti: «Se non dovesse andar bene con la bici? La bici è il mio piano A, sono sincero, ma se non riuscissi a sfondare con quella c’è sempre lo studio, il mio piano B»: ci dice sorridendo.

Figlio d’arte

Flavio è figlio d’arte: il papà, Claudio, è stato per sette anni professionista all’inizio degli anni Duemila, correva con la Domina Vacanze di Cipollini e Scirea. Il papà lo ha messo in sella, certo, ma non è certo stato lui a volerlo corridore:

«Quando ero più piccolino mi piaceva il calcio e facevo anche nuoto – ci dice Flavio -. Poi, un giorno, c’era una gara vicino casa mia, a Velletri. Ho iniziato così, per gioco, e mi è subito piaciuto un sacco».

Cosa ti è piaciuto di più del ciclismo rispetto al calcio, ad esempio?

«Non so dirtelo bene, perché quando giocavo a calcio ero piccolino e non ricordo… Di certo il ciclismo mi piace perché è una disciplina vera, mi piace lo stile di vita che devi fare, non puoi mai lasciare. Questo ti aiuta a crescere mentalmente».

A ruota dei big

Assieme ai compagni della squadra A, Flavio lo scorso febbraio è andato ad allenarsi al caldo del sud della Spagna, esattamente come fanno i suoi compagni più grandi della categoria professionistica, con cui ha avuto anche l’occasione di allenarsi assieme: «In realtà sono stato a ruota – sorride – ma abbiamo fatto un bel tratto assieme a loro e anche assieme alla Visma femminile, che si allenava sempre lì».

Guardi in televisione le corse dei professionisti?

«Sì, certo, mi piacciono un sacco».

Tra Van Aert e Vingegaard chi è il corridore della Visma che ti ispira di più? E chi è il tuo corridore preferito?

«Van Aert e Vingegaard sono grandi tutti e due, ma hanno caratteristiche diverse. Ma se devo dire la verità il campione che più da spettacolo è Van der Poel»: dice sorridendo.

Professionisti in piccolo

La stagione degli junior della Jegg DJR Academy è in pratica una riproposizione in piccolo di ciò che fanno i prof.

I ragazzi praticano multidisciplina, in inverno fanno pista e anche una buona dose di ciclocross (anche se Flavio preferisce la strada). Poi a febbraio passano alla sola bici da corsa alternandola alla palestra e alla corsa a piedi. A marzo comincia la stagione agonistica su asfalto: i ragazzi gareggiano per un totale di circa una quarantina di gare l’anno, da marzo a settembre. Non mancano le corse a tappe al massimo di quattro giorni (come l’Eroica Junior, in Italia dove sono state scattate alcune delle foto che vedete) e le corse in linea anche più prestigiose, prima tra tutte la Parigi-Roubaix Juniores: «Nonostante fosse tutta pianura è stata in assoluto la gara più dura che abbia mai fatto. Finita la corsa ho avuto mal di schiena per tre giorni. I tratti di pavé che abbiamo affrontato erano diciassette, compreso il famoso Carrefour de l’Arbre».

La “Roubaix espoirs” aveva una distanza di 110 chilometri: è più o meno la gittata di tutte le altre gare cui prende parte Flavio durante l’anno, la maggior parte vicino casa, visto il Lussemburgo è Paese incastonato nel cuore ciclistico d’Europa, con la Ardenne, le Fiandre e tutti i luoghi mitici del ciclismo a due passi da casa sua. Insomma, diversamente da quel che accade spesso in Italia, non sono mamma e papà ad accompagnare Flavio alle corse, ma solitamente la squadra che lo va a prendere a casa il sabato, dopo la scuola, per portarlo alla gara dell’indomani e poi riportarlo a casa.

La visione del team

Agli junior della squadra A viene fornito tutto, comprese le leggerissime bici Cervélo, le stesse dei colleghi professionisti.

Alle corse il management è attento anche a osservare e selezionare giovani di altre squadre, i più promettenti, per arricchire la qualità di un organico il cui obiettivo principale non è la vittoria in sé: «In squadra c’è rigore, ma dai direttori sportivi non subiamo mai alcuna pressione. La loro visione è stabilire con noi ragazzi una relazione a lungo termine, non hanno fretta, se sanno che le qualità ci sono, possono anche aspettare tre, quattro anni prima di vedere i risultati, L’importante è farci crescere».

Sempre per lo stesso motivo è impossibile individuare un leader all’interno del team: «Diciamo che all’inizio di ogni corsa siamo tutti allo stesso livello. Ma è logico che è con l’andare avanti dei chilometri o delle tappe, in squadra si struttura un compagno da proteggere di più o se preferisci un capitano».

Il sogno nel cassetto

Come per tutti i suoi compagni, anche per Flavio il sogno nel cassetto è diventare un giorno professionista. A diciassette anni ancora da compiere (è nato il 25 dicembre) sa che è un traguardo difficile, ma non impossibile. Preferisce allora restare con i piedi per terra, fare i passi che vanno fatti e magari puntare ad obiettivi a più breve scadenza, ad esempio: «essere convocato e fare bene al mondiale Junior di settembre a Zurigo».

Allora in bocca al lupo Flavio. A te, e a tutti i ragazzi che come te coltivano questi sogni!

Tag: flavio astolfijeggjunioresvisma lease a bike

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