Per i big team del World Tour la ricerca dei talenti inizia dai più giovani: saprete forse che già da qualche anno le squadre sviluppo, ovvero le cosiddette “development”, rappresentano una risorsa preziosa per far crescere, individuare e far maturare quelli che potranno essere i campioni di domani.
La “corazzata” della Visma-Lease e Bike di Vingegaard e Van Aert di certo non può non avere un settore development.
Non solo: dall’inizio di questo 2024 il team olandese ha pensato di strutturare un altro mini vivaio, puntando su corridori ancora più giovani, creando una vera e propria accademia per talentuosi ragazzi della categoria juniores.
Una “junior” nell’orbita Visma
Jegg DJR Academy è appunto il nome della compagine junior collegata direttamente con la Visma-Lease a Bike.

Ci corrono oltre venti giovani corridori juniores, dodici dei quali fanno parte della squadra “A”, dove ci sono gli elementi più promettenti.
Uno di questi dodici è italiano, Flavio Astolfi, classe 2007, junior di primo anno. Flavio è laziale di nascita, ma da quattro anni vive in Lussemburgo, dove si divide tra scuola e bicicletta.
La sua giornata tipo è decisamente impegnata: la mattina sui banchi, il pomeriggio in sella. Esce al massimo cinque volte a settimana, nei sette giorni si allena per un totale di circa dodici ore, ma il suo allenamento lungo non va mai oltre le quattro ore:
«Ma vado spesso anche a correre a piedi, più o meno una vola a settimana»: ci spiega, lui che ha capito bene che la multidisciplina è componente essenziale non solo del periodo della preparazione, ma anche della fase agonistica: «Oltre alla corsa a piedi vado anche almeno una volta a settimana in palestra».
Scuola e bicicletta
Flavio frequenta le scuole superiori con indirizzo economia e commercio. Ha ovviamente imparato il francese che è lingua del posto, ma parla correntemente l’inglese, se non altro perché nel suo team ci sono ragazzi di tante nazionalità europee: olandesi, polacchi, tedeschi e belgi prima di tutto.
Anche loro vanno tutti a scuola, pur se il sogno di sfondare con la bicicletta è comune a tutti: «Se non dovesse andar bene con la bici? La bici è il mio piano A, sono sincero, ma se non riuscissi a sfondare con quella c’è sempre lo studio, il mio piano B»: ci dice sorridendo.
Figlio d’arte
Flavio è figlio d’arte: il papà, Claudio, è stato per sette anni professionista all’inizio degli anni Duemila, correva con la Domina Vacanze di Cipollini e Scirea. Il papà lo ha messo in sella, certo, ma non è certo stato lui a volerlo corridore:
«Quando ero più piccolino mi piaceva il calcio e facevo anche nuoto – ci dice Flavio -. Poi, un giorno, c’era una gara vicino casa mia, a Velletri. Ho iniziato così, per gioco, e mi è subito piaciuto un sacco».
Cosa ti è piaciuto di più del ciclismo rispetto al calcio, ad esempio?
«Non so dirtelo bene, perché quando giocavo a calcio ero piccolino e non ricordo… Di certo il ciclismo mi piace perché è una disciplina vera, mi piace lo stile di vita che devi fare, non puoi mai lasciare. Questo ti aiuta a crescere mentalmente».
A ruota dei big
Assieme ai compagni della squadra A, Flavio lo scorso febbraio è andato ad allenarsi al caldo del sud della Spagna, esattamente come fanno i suoi compagni più grandi della categoria professionistica, con cui ha avuto anche l’occasione di allenarsi assieme: «In realtà sono stato a ruota – sorride – ma abbiamo fatto un bel tratto assieme a loro e anche assieme alla Visma femminile, che si allenava sempre lì».
Guardi in televisione le corse dei professionisti?
«Sì, certo, mi piacciono un sacco».
Tra Van Aert e Vingegaard chi è il corridore della Visma che ti ispira di più? E chi è il tuo corridore preferito?
«Van Aert e Vingegaard sono grandi tutti e due, ma hanno caratteristiche diverse. Ma se devo dire la verità il campione che più da spettacolo è Van der Poel»: dice sorridendo.
Professionisti in piccolo
La stagione degli junior della Jegg DJR Academy è in pratica una riproposizione in piccolo di ciò che fanno i prof.
I ragazzi praticano multidisciplina, in inverno fanno pista e anche una buona dose di ciclocross (anche se Flavio preferisce la strada). Poi a febbraio passano alla sola bici da corsa alternandola alla palestra e alla corsa a piedi. A marzo comincia la stagione agonistica su asfalto: i ragazzi gareggiano per un totale di circa una quarantina di gare l’anno, da marzo a settembre. Non mancano le corse a tappe al massimo di quattro giorni (come l’Eroica Junior, in Italia dove sono state scattate alcune delle foto che vedete) e le corse in linea anche più prestigiose, prima tra tutte la Parigi-Roubaix Juniores: «Nonostante fosse tutta pianura è stata in assoluto la gara più dura che abbia mai fatto. Finita la corsa ho avuto mal di schiena per tre giorni. I tratti di pavé che abbiamo affrontato erano diciassette, compreso il famoso Carrefour de l’Arbre».
La “Roubaix espoirs” aveva una distanza di 110 chilometri: è più o meno la gittata di tutte le altre gare cui prende parte Flavio durante l’anno, la maggior parte vicino casa, visto il Lussemburgo è Paese incastonato nel cuore ciclistico d’Europa, con la Ardenne, le Fiandre e tutti i luoghi mitici del ciclismo a due passi da casa sua. Insomma, diversamente da quel che accade spesso in Italia, non sono mamma e papà ad accompagnare Flavio alle corse, ma solitamente la squadra che lo va a prendere a casa il sabato, dopo la scuola, per portarlo alla gara dell’indomani e poi riportarlo a casa.
La visione del team
Agli junior della squadra A viene fornito tutto, comprese le leggerissime bici Cervélo, le stesse dei colleghi professionisti.
Alle corse il management è attento anche a osservare e selezionare giovani di altre squadre, i più promettenti, per arricchire la qualità di un organico il cui obiettivo principale non è la vittoria in sé: «In squadra c’è rigore, ma dai direttori sportivi non subiamo mai alcuna pressione. La loro visione è stabilire con noi ragazzi una relazione a lungo termine, non hanno fretta, se sanno che le qualità ci sono, possono anche aspettare tre, quattro anni prima di vedere i risultati, L’importante è farci crescere».
Sempre per lo stesso motivo è impossibile individuare un leader all’interno del team: «Diciamo che all’inizio di ogni corsa siamo tutti allo stesso livello. Ma è logico che è con l’andare avanti dei chilometri o delle tappe, in squadra si struttura un compagno da proteggere di più o se preferisci un capitano».
Il sogno nel cassetto
Come per tutti i suoi compagni, anche per Flavio il sogno nel cassetto è diventare un giorno professionista. A diciassette anni ancora da compiere (è nato il 25 dicembre) sa che è un traguardo difficile, ma non impossibile. Preferisce allora restare con i piedi per terra, fare i passi che vanno fatti e magari puntare ad obiettivi a più breve scadenza, ad esempio: «essere convocato e fare bene al mondiale Junior di settembre a Zurigo».
Allora in bocca al lupo Flavio. A te, e a tutti i ragazzi che come te coltivano questi sogni!

































