Biciclette ferme dalle 16 alle 2 di notte sulla ciclabile di Sanremo, quella ciclovia che ha vinto l’ultima edizione del Green Road Award è l’immagine che ha accompagnato i giorni del Festival a Sanremo, dopo la decisione del Comune di chiudere la pista ciclabile, tratto della Ciclovia Tirrenica, per consentire il passaggio di navette e altri mezzi diretti verso l’area dell’evento.
La misura, presentata dall’amministrazione come necessaria per alleggerire il traffico sulla Via Aurelia e facilitare gli spostamenti degli addetti ai lavori, ha però sollevato critiche. Non solo da parte dei cicloturisti, ma anche di chi utilizza la ciclabile ogni giorno per andare al lavoro o per spostarsi a piedi (al fianco della ciclovia corre anche un tratto pedonale, chiuso anch’esso).
Il punto che preoccupa maggiormente è l’idea, trapelata dall’amministrazione a quanto dicono esponenti Fiab locali, che si tratti di un “esperimento zero”. Un test che potrebbe essere riproposto in futuro.
La ciclabile viene percorsa ogni giorno da centinaia di persone. Non è soltanto uno spazio ricreativo: è un’arteria di mobilità dolce con una funzione quotidiana a forte attrazione turistica, soprattutto dalla Francia, che ha fatto segnare defezioni in massa in questi giorni.

Lavoratori costretti sull’Aurelia
Il rischio, secondo FIAB, è che una misura pensata per ridurre il traffico finisca per aumentarlo, riportando le biciclette sulla strada principale in orari di punta.
Noleggi in calo
C’è poi l’aspetto economico. I noleggiatori della zona, pur senza rilasciare interviste ufficiali, parlano di un calo netto delle prenotazioni. Molti clienti arrivano dalla Francia e programmano vacanze in bicicletta lungo la costa. La notizia della chiusura avrebbe portato a numerose cancellazioni.

Un’infrastruttura nata per la mobilità dolce
La Ciclovia Tirrenica nasce come infrastruttura dedicata alla mobilità dolce: biciclette, pedoni, monopattini. L’utilizzo per il passaggio di navette e altri mezzi solleva anche interrogativi tecnici, compreso quello sull’idoneità della struttura al transito di veicoli pesanti.
Dal Comune si minimizza, parlando di pochi chilometri e di una fascia oraria limitata. Resta però aperta la questione politica e culturale: una ciclovia è solo uno spazio per il tempo libero o è parte integrante della rete di trasporto urbana?
La risposta a questa domanda determinerà anche le scelte dei prossimi anni.

































