Il Giro d’Italia è tutt’altro che finito. È vero, ha vinto il grande favorito sull’Alpe d’Huez degli Appennini. Ma dietro il risultato finale, la sensazione lasciata dal danese è stata molto meno dominante del previsto. Vingegaard ha attaccato lungo un rettilineo con vento alle spalle, ma non è riuscito a liberarsi immediatamente di Giulio Pellizzari. Anzi, si è girato più volte quasi a cercare conferme, e anche quando è riuscito a staccarlo definitivamente ha continuato a controllare il distacco voltandosi spesso. Un dettaglio che racconta molto più della vittoria stessa.

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Il rettilineo successivo è stato probabilmente la rovina di Pellizzari. C’era vento molto forte contro, lo si vedeva dagli alberi. In quelle condizioni perdere anche solo pochi centimetri voleva dire volare via, staccarsi tantissimo. Non poteva mollare un metro, ma in questo modo è stato per troppo tempo fuori giri e questo ha condizionato il suo finale.
Anche quando Vingegaard è riuscito a liberarsi di Pellizzari, è continuato a sembrare insicuro e non convinto della propria superiorità. Ha continuato a voltarsi decine di volte per verificare il suo vantaggio. Quel continuo voltarsi è sembrato il gesto di un atleta che sa di non essere ancora nella sua condizione migliore, o comunque di uno che non sente di avere il Giro già in tasca. Un corridore alla Pogacar, probabilmente, in una situazione simile avrebbe semplicemente continuato a spingere senza preoccuparsi troppo di ciò che accadeva dietro.

È parso inoltre molto chiaro che Felix Gall, con qualche chilometro in più di salita, avrebbe probabilmente potuto riportarsi sotto a Vingegaard. E questo apre scenari molto interessanti pensando alle grandi tappe alpine. Gall resta un corridore estremamente pericoloso quando la strada sale a lungo e, se riuscirà a limitare i danni nella crono, potrebbe diventare un antagonista molto serio per la classifica finale. La cronometro rimane il suo grande punto debole, ma negli ultimi mesi ha lavorato molto proprio su questo aspetto e all’interno del gruppo si sa che ha preparato con attenzione questo Giro cercando di migliorare il suo storico tallone d’Achille.
Con un Pellizzari rimasto intrappolato in una tattica che non gli dava scampo, anche Ciccone non è andato come speravamo noi italiani. Ma può tranquillamente essersi trattato di una giornata storta, anche perché la tappa del Blockhaus è stata pesantemente influenzata dal vento. In certi rettilinei soffiava violentemente a favore, in altri era invece nettamente contrario, creando situazioni molto diverse all’interno della stessa salita. E quando il vento entra così tanto in gioco, anche i valori reali possono risultare alterati, rendendo molto più difficile capire quali siano davvero le gerarchie di questo Giro d’Italia.



































