Rimango piuttosto stupito, e in parte basito, da ciò che è accaduto a Vingegaard in Spagna e, soprattutto, da come la squadra ha reagito con quel comunicato stampa.
Gli amatori seguono i professionisti da sempre, dalla notte dei tempi: è una cosa normalissima nel ciclismo. Anzi, se davanti a te hai lo sfidante diretto di Pogacar, la cosa più logica è metterti a ruota e osservare.
Reazione normale?
Quello che mi lascia davvero perplesso è la reazione di Vingegaard: un approccio basato sulla forza, nel tentativo di staccare un semplice appassionato. Se proprio voleva farlo, avrebbe potuto cercare di staccarlo in salita. Invece ha provato a farlo in discesa, ed è caduto lui.
Vingegaard stava lavorando, perché questo è il suo lavoro. Doveva semplicemente fare ciò che doveva fare, senza curarsi di chi avesse a ruota, oppure – se proprio necessario – instaurare un dialogo.
>>> Comunicazione: ciclismo sempre più lontano dal pubblico?
È proprio questo il punto: quello che manca è il dialogo.
Il corridore ha reagito con la forza perché, semplicemente, non è stato in grado – o non ha voluto – instaurare un normalissimo dialogo. Sarebbe bastato dire all’amatore: “Guarda, sto facendo un allenamento, per favore lasciami spazio, lasciami concentrato.” Fine.
Penso sinceramente che questo non sia avvenuto, perché altrimenti oggi non staremmo parlando di un semplice appassionato di ciclismo, ma di uno stalker. E non mi sembra affatto questo il caso. Se poi Vingegaard ha sentito il bisogno di ricorrere alla forza per cercare di staccarsi, significa che qualcosa prima non ha funzionato, ma non certo perché l’altro rappresentasse una minaccia.
Amatori e professionisti
Ricordo che in passato, quando il ciclismo italiano era il centro del mondo, era normalissimo aggregarsi ai professionisti. Negli anni ’90 c’erano grupponi di appassionati che pedalavano con Gianni Bugno davanti, con la maglia iridata. Nessuno andava a disturbare Bugno, probabilmente perché lui era chiaro nello spiegarsi.
Questo succedeva anche in Toscana, dove c’erano 30 o 40 professionisti: era prassi, ed era normale. Ed è normale anche oggi che un appassionato, vedendo un campione davanti a sé, lo segua. Non capisco perché al giorno d’oggi manchi questa capacità di dialogo, di mettere le cose in chiaro.
O forse è un problema specifico di Jonas Vingegaard. Perché questa situazione, ancora oggi, avviene regolarmente in Belgio: tantissimi professionisti, tantissimi appassionati, e i pro che si allenano fianco a fianco con amatori e Under 23, senza drammi e senza comunicati stampa.
La reazione della squadra di Vingegaard
Quello che mi lascia veramente basito, però, è la reazione della squadra, con un comunicato stampa a dir poco fuori luogo, in cui si finisce per incolpare l’amatore. Un amatore che, onestamente, non credo abbia alcuna colpa. Dalla dinamica si è capito chiaramente che Vingegaard è caduto senza essere toccato da nessuno: è caduto per conto suo.

Nel comunicato si invita gli amatori a lasciare in pace i professionisti, ma in questo modo non si fa altro che scatenare commenti, alimentare polemiche e creare odio tra ciclisti. Viviamo già in un mondo dove l’odio è diventato primario: odio tra automobilisti e ciclisti, tra camion e auto, tra auto e motociclette. Con comunicati di questo tipo, la Team Visma-Lease A Bike non fa altro che fomentare ulteriore odio… questa volta tra ciclisti e ciclisti.
E sarebbe stato molto meglio, visto che si tratta di una situazione a mio avviso piuttosto vergognosa – un campionissimo che cade così, senza contatti – semplicemente tacere. A volte il silenzio è la scelta più intelligente.



































Anche evidenziare gli errori del pro e della sua squadra fomenta il tutto
…un bel tacere……vale per tutti
..anche per me.
Ma smettere di rompere le scatole ai ciclisti professionisti? Difficile? Complicato?
ma l’amatore (amare vuol dire rispettare la persona amata) non può semplicemente salutare il professionista senza rompere le scatole? nel calcio gli amatori NON giocano con i professionisti che stanno allenandosi, anche nel tennis, nel basket, nel nuoto, ecc…ecc…
quindi ribaltiamo l’equazione: la colpa è del seccato o del seccatore? inoltre ci sono testimonianze oggettive che sia caduto senza colpa dell'”amatore”?
buone pedalate senza scocciatori non chiesti e voluti.