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Home Gare

Il giro di mezza Italia? Quando il percorso scontenta molti

Guido P. Rubino di Guido P. Rubino
4 Maggio 2024
in Gare, TechNews
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Il giro di mezza Italia? Quando il percorso scontenta molti

Prima ancora della partenza del Giro d’Italia, prima ancora di sapere chi ci sarà e chi no tra i corridori più o meno importanti, le discussioni vanno sul percorso di gara. Si parla di come è stato suddiviso, delle scelte dell’organizzazione e, inevitabilmente, degli esclusi.

La passione fa alzare la voce: c’è il Giro d’Italia e non potrò vederlo perché troppo lontano da casa mia? E allora giù critiche. Quella classica? “È il Giro di mezza Italia” nella migliore delle ipotesi.

Una coperta corta? Cosa dice il regolamento

L’Italia è grande e i chilometri pochi. Ventuno tappe sembrano tante, ma, tradotte su strada, diventano sempre troppo poche, perché occorre fare i conti con le limitazioni del regolamento internazionale.

Cosa dice il regolamento riguardo i Grandi Giri (ossia le gare di tre settimane)? Ecco un estratto delle regole che ci chiariscono le cose:

  1. La lunghezza complessiva non deve superare i 3.500 chilometri
  2. La lunghezza media delle tappe, eventuale prologo escluso, non deve superare i 180 chilometri.
  3. La distanza massima di una singola tappa non può superare i 240 chilometri. Eventuali deroghe possono essere date su specifica richiesta per un massimo di due tappe.
  4. Le cronometro possono avere come distanza massima 60 chilometri (individuali o a squadre non fa differenza).

Quanto scritto, ovviamente, è riferito alla categoria Élite maschile.

Quando gli organizzatori rispondono alle critiche del percorso spesso partono proprio da queste regole giustificandosi con l’esempio della coperta corta: tirarla da una parte significa lasciare scoperte altre zone.

Alternative? I trasferimenti

Spostarsi sul territorio, soprattutto in una penisola lunga come l’Italia non è semplice. Se i corridori possono prendere l’aereo per gli spostamenti più lunghi (e spesso vengono attrezzati dei voli appositamente, così come accadrà quest’anno per andare a Roma, da Bassano del Grappa, per l’ultima tappa) pullman e ammiraglie devono sciropparsi chilometri di autostrade. Tutta fatica in più per il personale. Tanto più se, per coprire maggior territorio, si vanno a fare trasferimenti in auto di diverse ore che, per forza di cose riguardano anche i corridori (al di là dell’aspetto economico, non ha non ha nemmeno senso pensare di prendere l’aereo per spostarsi di 2-300 chilometri).
In passato qualcosa del genere è stata fatta e sopportata con molta meno pazienza che al Tour de France dove, in generale, si sopporta di più visto anche il prestigio della corsa.

Vuoi la tappa? Paghi (ma ne vale la pena)

Le città di tappa esborsano un bel po’ di soldi per avere il Giro d’Italia. Una partenza può costare tra i 70 e i 100-200 mila euro, per un arrivo le cifre che circolano parlano di comuni cha pagano fino a 200 mila euro. Però ci sono anche degli “sconti” in base all’interesse dell’organizzatore per far passare la corsa in determinati luoghi.

Sembrano tanti soldi, ma se si sposta l’attenzione sull’indotto, ossia i soldi che il Giro direttamente e indirettamente (compreso il riscontro turistico) che la corsa porta in termini di visibilità si arriva subito a numeri a sette cifre. Quindi sì, vale la pena anche considerando i lavori di rifacimento strade (che restano). Spesso abbiamo sentito dire dagli organizzatori che molte zone vengono trascurate dal Giro proprio per lo scarso interesse riscontrato dal territorio.
Peccato.

La geografia conta

Per una grande corsa a tappe l’Italia è lunga e complessa non solo per le distanze, ma anche dal punto di vista orografico. Abbiamo sperimentato diverse salite nel Centro-Sud, ma la varietà e la quantità di salite offerte dall’arco alpino non è eguali e, culturalmente e storicamente, ha sempre caratterizzato la Corsa Rosa. Di qui un inevitabile sbilanciamento verso il nord per alcune tappe decisive. Ci sono margini per lavorarci ovviamente, ma deve valerne la pena da diversi punti di vista (non ultimo, come detto, quello economico). Alcune tappe con tante salite svolte nel Mezzogiorno hanno raccontato anche evoluzioni di gara molto interessanti.

Per lo stesso motivo non si può immaginare un Giro che dovesse percorrere all’inizio il Nord e le Alpi perché occorre considerare anche uno svolgimento tattico che definisca la classifica il più tardi possibile.

Partenze dall’estero: uno spreco di chilometri?

Una delle critiche più forti riguarda la dispersione di percorsi all’estero invece di valorizzare l’Italia. I fattori, in questo caso, sono due: ovviamente quello economico (il Giro d’Italia è molto appetibile e il successo di pubblico avuto un po’ in tutta Europa in edizioni passate ne è testimone), ma anche una internazionalizzazione della corsa che porta maggiore interesse anche a lungo termine. Per ricostruire il Giro come evento di stampo internazionale operazione di questo tipo possono essere strategiche. Come la partenza del 2018 addirittura da Israele. Altri momenti e periodi storici ovviamente.

Non è vero che il sud è trascurato: gli esempi

Andando a ripescare nel nostro archivio, ma potete trovare molte edizioni del Giro d’Italia che abbiamo seguito tra i nostri speciali (cliccare qui) abbiamo dato un’occhiata alla distribuzione della Corsa Rosa sulla geografia italiana che riassume un po’ quel che abbiamo scritto nei paragrafi precedenti. Dal 2011 a oggi, il periodo preso in considerazione, i concittadini che potrebbero dirsi più arrabbiati sono i sardi: solo nel 2017 il Giro è passato sull’isola nel periodo considerato, rispetto alle cinque volte della Sicilia, per esempio. Delle edizioni prese in considerazione possiamo dire che il Giro ha percorso il sud per otto volte. Diverse, comunque, le regioni trascurate in ogni edizione. Per passare in Sardegna, ad esempio, venne sacrificato in modo importante il centro Italia. Ma lasciamo a ognuno le considerazioni direttamente osservando le planimetrie del Giro dal 2011 a oggi.

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Guardiamo all’estero

Quello della “coperta corta” non è solo un problema italiano. Anche Tour de France e Vuelta a Espana trascurano spesso e volentieri moltissimi dei loro territori. E questo pure considerando una conformazione geografica differente. La questione riporta, ancora una volta, al regolamento che impone vincoli precisi. Niente più tappe da trecento chilometri come nel ciclismo eroico e nemmeno cronometro lunghissime. Quest’anno, a ben guardare, possiamo contare su più di settanta chilometri a cronometro, differenza notevole rispetto ad altri anni.

Tag: Giro d'Italia 2024pensieringiro24

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