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Home Gare

La Nippo Fantini De Rosa chiede aiuto alla FCI

Redazione di Redazione
19 Gennaio 2017
in Gare, TechNews
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3
La Nippo Fantini De Rosa chiede aiuto alla FCI

19 gen 2017 – È un appello lungo e articolato quello lanciato dal Team Nippo Vini Fantini De Rosa. La squadra delusa dall’esclusione dal Giro d’Italia 2017 non ci sta e chiama in causa direttamente la Federazione Ciclistica Italiana, non tanto per un appello a RCS, quanto all’UCI per concedere una deroga sul numero delle wild card per partecipare al Giro come già avvenne in occasione del Giro dei 150 anni dell’Unità d’Italia. L’edizione 2017 è la centesima del Giro e avere solo due squadre italiane al via non rende merito, a dire il vero, né a RCS né alla Federazione e tanto meno, più in generale, a tutto il ciclismo italiano.

Ecco la richiesta del Team Nippo:

“Chiediamo alla Federazione Ciclistica Italiana di intervenire, a supporto di RCS, per chiedere una deroga all’UCI ed allargare il numero delle Wild Card, come fatto nel 2011 per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Reputiamo necessario un intervento forte per salvaguardare il Ciclismo Italiano e dare un’opportunità in più ad un team di matrice tricolore per il Giro100, il Giro che più di ogni altro unirà l’Italia e porterà il Made in Italy nel mondo. I team Italiani sono sponsorizzati da molte aziende Italiane, simbolo del Made in Italy, meritano di essere valorizzate nell’evento Nazional – Popolare più importante, alla sua 100^ edizione”. L’appello del General Manager del team NIPPO Vini Fantini è chiaro: che la massima istituzione del ciclismo nazionale si muova affinché RCS abbia l’opportunità di premiare almeno un altro team Italiano. “Mi stupisco di come la FCI non si sia mossa, in vista del Giro100, collaborando con RCS per coniugare tutela del ciclismo e dei progetti Italiani al pari delle scelte strategiche aziendali proprie di RCS per il futuro”.

Poi va segnalata anche la replica a quanto uscito sulla Gazzetta dello Sport che ha riportato delle dichiarazioni di RCS che hanno indispettito non poco i responsabili della squadra:

Francesco Pelosi ci tiene a replicare a quanto dichiarato dal Direttore del Giro d’Italia in relazione alle scelte operate. Sulla Gazzetta dello Sport il 19 gennaio a firma di Luca Gialanella Vegni dichiara: «Lo stato di crisi del movimento italiano non nasce dalle scelte del Giro, ma dal fatto che questo movimento si sia alimentato per anni di un modello sbagliato: “O faccio il Giro, o chiudo la squadra” e ancora «Mi dispiace per l’Androni, ma dietro ci deve essere un progetto. E lo stesso vale per la Nippo, alla quale ho dato fiducia per un paio d’anni. Io voglio che da questi team passino i migliori giovani italiani: Arredondo, nel caso della Nippo, non fa la differenza.”

“E’ un fatto oggettivo – replica il GM #OrangeBlue – che il Giro d’Italia rappresenti l’evento più importante del Ciclismo Italiano. Tutte le altre corse RCS, seppur blasonate, di prestigio e seguite, se unite insieme, non pareggiano un terzo della visibilità e della portata del Giro d’Italia. Se sponsor Italiani scelgono di investire a livello Professional è perchè l’investimento è finalizzato alla partecipazione del grande giro del proprio Paese, partecipazione essenziale per continuare a far crescere i “progetti veri” che lo stesso Vegni richiede.

“Sull’avere un “progetto vero”, la reputo una dichiarazione offensiva e ne rimango stupito. La NIPPO Vini Fantini ha un manifesto chiaro che dal 2015 spiega la mission: crescere i migliori giovani talenti Italiani e Giapponesi guidati da atleti di classe ed esperienza, con un’attività Internazionale, con chiarezza ed etica impeccabili gestiti da nuove professionalità fino alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Il team è fondato su due sponsor storici che investono da anni nel ciclismo Italiano (NIPPO da 28 anni, Vini Fantini da 9, uno dei più storici d’Italia), che crescono il proprio investimento anno dopo anno e a cui se ne sono aggiunti di nuovi in ogni stagione. Non abbiamo apparizioni momentanee sulle maglie, non facciamo proclami che poi vengono disattesi dai fatti”.

“Abbiamo 11 atleti Italiani di cui 5 under 26, tutti talenti eccezionali della categoria Under 23 del 2014, oggi pronti al salto di qualità e che non temono confronti con gli altri giovani professionisti. Abbiamo Damiano Cunego, uno dei tre vincitori Italiani del Giro, portabandiera dei valori di un ciclismo sano e vincente, che nel 2016 ha vestito per 13 giorni la maglia azzurra; abbiamo ingaggiato Marco Canola, già vincitore di tappa al Giro, 28 anni, Italiano in piena maturità atletica. Se è vero che RCS guarda all’internazionalizzazione, abbiamo un Paese come il Giappone che investe in Italia e che ci segue come team bandiera del loro Paese e abbiamo Julian Arredondo (una tappa e maglia azzurra 2014), talento cristallino recuperato dai nostri tecnici. Infine, per insegnare ai giovani talenti abbiamo ingaggiato altri corridori di esperienza come il Campione Italiano 2013 Ivan Santaromita e Alan Marangoni, entrambi con numerosi anni di esperienza in Pro-Tour.”

Ancor più importante, per il Manager Italiano, è l’etica economica e sportiva: “Siamo una società 100% Italiana, per gestione e affiliazione (paghiamo le tasse in Italia) e non abbiamo mai avuto casi di Doping. Siamo intransigenti sul doping, per questo siamo anche l’unica squadra al mondo che pubblica on-line i dati del passaporto biologico dei nostri corridori, puntando alla massima trasparenza e intransigenza. Tutto questo dal 2015, tutto questo con costante attività di comunicazione per darne evidenza: è possibile che questa trasparenza e intransigenza per il doping non abbia un peso specifico e non venga premiata? Insieme a tutti i cardini di un progetto chiaro e duraturo e ben strutturato?”

Il GM del team conclude la nota specificando: “Abbiamo rispettato tutte le regole e indicazioni ricevute da RCS in questi anni, sulla costruzione della squadra per essere invitati al Giro: progetto chiaro, giovani talenti italiani, crescita internazionale, etica cristallina, no doping. Ci sono altre regole? Sarebbe stato molto importante conoscerle prima per poter lottare ad armi pari agli altri team che hanno logiche internazionali tanto quanto noi.”

La NIPPO Vini Fantini non chiude la squadra, ha l’obiettivo di arrivare alle Olimpiadi di Tokyo 2020 restando Italiana. Per riuscirci, ha bisogno di un’azione forte e immediata della Federazione Ciclistica Italiana, affinché lavori con RCS per avere una deroga UCI e un posto in più al Giro100, così che sia ancor più Italiano: è l’occasione perfetta per fare sistema e riuscire a rialzare la testa.

RC

Tag: giro d'italia 2017team nippo vini fantini de rosawild card

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Commenti 3

  1. Howlin' Wolf says:
    9 anni fa

    Fanno pena. E’ un team da due soldi e ha il coraggio di chiedere di correre il Giro d’Italia. E’ scandaloso. Vadano a correre tra i dilettanti. Non ad inquinare il livello delle grandi corse come il Giro.

    Rispondi
  2. Redazione Cyclinside says:
    9 anni fa

    Pur se non più con lo smalto di una volta, c’è sempre un vincitore del Giro in squadra. E anche gli altri no, non sono così schiappe. Anzi. È un team che sta facendo un progetto, cosa non proprio comune via.

    Rispondi
    • Howlin' Wolf says:
      9 anni fa

      Ognuno può progettare, ci mancherebbe, però deve trovare l’ambito adeguato. La Zalf, la Colpack & Co. fanno e hanno fatto progetti sul terreno giusto. E sono degni della massima ammirazione e stima. I progetti devono essere concreti. Ambiziosi sì, ma non troppo velleitari. Tempo al tempo. Il Giro è per pochi. Ha un prestigio da da difendere, un’etichetta. Non è refugium peccatorum. E non è nemmeno l’ospizio per vecchie glorie con dentiera e catetere. Che a volte si trascinano pateticamente sulle salite, suscitando solo compassione. Attenti a non dequalificare il Giro, il cui prestigio già vacilla, con l’invito a team di modestissimo livello tecnico. E’ una scelta di campo fondamentale.

      Rispondi

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