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Home Accessori

Rudy Project: la sostenibilità non è solo un progetto. Ride To Zero

Simone Barbazza ci ha raccontato come un'azienda possa seguire degli obiettivi di sostenibilità. E non è una questione di costi

Redazione di Redazione
3 Maggio 2021
in Accessori, Eventi e cultura, TechNews
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Simone Barbazza
di Guido P. Rubino

3 mag 2021 – Sostenibilità è la parola del momento. La pandemia nella sua portata globale e tragica ci ha messo al cospetto di problemi da non poter rimandare, ha accelerato situazioni con cui ci saremmo dovuti confrontare presto. Da questo punto di vista può essere considerata come uno stimolo.
Ma al di là delle parole, cosa si può fare concretamente?

Ne abbiamo parlato con Simone Barbazza, uno dei titolari e responsabile marketing di Rudy Project (in azione, nella foto d’apertura), azienda che, a dire il vero, è sempre stata molto attenta all’aspetto “green”, anche in tempi in cui le aziende non se ne curavano troppo.

«Pensa che abbiamo sempre dato assistenza ai prodotti più vecchi – racconta Simone Barbazza  – perché se non devi comprare un occhiale nuovo si va in favore della sostenibilità e sai quanti naselli nuovi abbiamo regalato ai clienti che, agli eventi, si presentavano con l’occhiale usurato?»
Chapeau!

rudy project ride to zero_

Ride To Zero

Ma in casa Rudy Project non si tratta di episodi, proprio grazie a Simone Barbazza è stato definito un piano: Ride To Zero.

«Sia io che mio fratello, titolari dell’azienda, abbiamo sempre avuto attenzione verso i temi ambientali – parte dall’inizio Simone Barbazza – e abbiamo avviato il progetto Ride To Zero, volto proprio all’attenzione ambientale, poi ho letto il libro “La nostra casa è in fiamme” di Greta Thunberg che mi ha dato la spinta definitiva a mettere a punto un progetto».

Come vi siete organizzati?
«Abbiamo messo a punto il progetto, prima di comunicarlo: ne va della credibilità dell’azienda. Dopo aver letto quel libro, per me illuminante, ho iniziato a informarmi, intanto iniziava un’esplosione di attenzione sul tema.

Ed è iniziato il progetto Ride To Zero
«Il nome non l’abbiamo dato a caso, serve a far capire che si tratta di un percorso, non di una soluzione dove schiocchi le dita, fai qualche azione e sei a posto. Si tratta proprio di rivedere le scelte che si pongono al lavoro per avviare un processo in maniera diversa e, in effetti, noi abbiamo già molta sostanza.
«La grande differenza la fa la cultura aziendale. Gran parte del mio impegno si è orientato verso questa cosa: diffondere in azienda la cultura del non spreco e del pensare quando si progettano le cose e come farle più sostenibili per l’ambiente. Ma questo anche partendo dalle piccole cose, come bere il caffè nel bicchiere di carta e avere una borraccia riutilizzabile per l’acqua, fino ad arrivare a come vengono ingegnerizzati i prodotti. È un progetto in continua evoluzione e abbiamo una newsletter interna che mandiamo ogni due mesi a tutti i dipendenti dove, in ogni numero, viene trattato un tema diverso sull’argomento».

(in azione, nella foto d'apertura)
Il nuovo manifesto dell’iniziativa Ride To Zero.

Ok, ma un’azienda deve mettere in conto dei costi per la sostenibilità, come vi regolate?
«No, non ne farei una questione del “costa di più ma facciamo i paladini dell’ambiente”. In realtà la sostenibilità ha a che fare con la crescita economica. Mi rifaccio all’Agenda 2030 dell’ONU che fa un po’ da “faro” per individuare le azioni da intraprendere per la sostenibilità. Ho scoperto che ci sono tanti casi in cui cambiare un modus operandi per renderlo più sostenibile non ha comportato costi, ma solo un cambio di abitudini. Altre operazioni sono costate qualcosa, ma vien compensato da altro.
«Anche il tenere sempre in stock parti di ricambio per i modelli più vecchi, lo abbiamo sempre fatto e spesso interveniamo oltre i termini di garanzia. Sì, dobbiamo confrontarci con il tenere queste cose in magazzino, ma preferisco guardare il lato positivo. E poi tanti occhiali li vendiamo anche su internet, in modalità custom, quindi dobbiamo sempre avere un magazzino: diventa un servizio in più che offriamo e che il pubblico apprezza».

E con il riciclo come vi comportate?
«Intanto siamo molto attenti allo smaltimento dei rifiuti indirizzandoli dove sappiamo che verranno trattati in maniera corretta. Poi si tratta di un percorso in continua evoluzione anche qui e stiamo lavorando anche su delle novità».

Rudy Project sta riuscendo a coniugare la sostenibilità con l’assistenza e il supporto ai clienti, in questa direzione ne risulta anche un vantaggio per i clienti stessi che non vengono, di fatto, mai abbandonati. E mettere la voce “sostenibilità” anche nella fase di progettazione dei nuovi prodotti è un bel modo di lavorare in armonia con l’ambiente. D’altra parte la produzione di Rudy Project non si esaurisce col ciclismo.

«Guarda, abbiamo sempre voluto rappresentare l’eleganza italiana applicata all’occhiale sportivo e già in fase di progettazione facciamo dei prodotti “timeless” dal punto di vista del design, non diventano vecchi. Poi, ovviamente, alcuni occhiali sono indirizzati in maniera più estrema allo sport rispetto ad altri. In alcuni sport estremi ci sono esigenze tecniche particolari. Altri hanno più un’impronta “Active Lifestyle” ma sono alla moda e comunque adatti all’attività sportiva.

(in azione, nella foto d'apertura)
Ricambi, accessori e assistenza: Rudy Project segue i clienti in ogni dettaglio.

Quanti sport coprite con i vostri occhiali?
«Già con la bicicletta sono quattro sport: strada, mountain bike, triathlon, gravel. Poi abbiamo la vela, la corsa, il golf. Ma dipende anche dalle zone. Pensa, che in Korea, ad esempio, abbiamo le esigenze di chi gioca a golf, in Sudafrica va il cricket. Ad esempio, in Asia vendiamo tantissimi occhiali da vista dedicati allo sport. Abbiamo sette famiglie di occhiali da vista dedicati allo sport perché le esigenze, anche qui, possono essere diverse sia per esigenze tecniche ma anche per livello economico».

In che modo vi ponete rispetto all’agenda 2030 dell’ONU accennata prima?

«Nelle nostre lavorazioni facciamo attenzione alle emissioni che avvengono durante la produzione e queste misurazioni vanno a coinvolgere anche i fornitori esterni. Ecco, questa coscienza ambientale stiamo cercando di applicarla anche al di fuori della nostra azienda. Ma è una cosa anche più ampia che ha a che fare con l’obiettivo 3 dell’Agenda 2030 dell’ONU (che riguarda l’aspetto sanitario, ndr). Perché dove la gente sta bene c’è più attenzione verso la sostenibilità e chi pratica sport all’aperto ha inevitabilmente coscienza ambientale: è proprio l’ambiente il proprio terreno di azione per l’attività sportiva».

 

Tag: ride to zerorudy projectsimone barbazzasostenibilità

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Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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