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Home Gravel

Uno, nessuno e cento Gravel. E tu che ‘gravelista’ sei?

Una disciplina che fa dell’inclusività il suo punto di forza. C’è spazio per tutti

Alberto Sarrantonio di Alberto Sarrantonio
2 Febbraio 2024
in Blog, Gravel, TechNews
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Nova Eroica 2023, un racconto di polvere e agonismo con Ballan, Nibali e Visconti

"No no, dove andate? strada sbagliata!" Ma loro hanno proseguito per un po', perché volevano vedere da sopra alla collina.

Partiamo da un dato di fatto inconfutabile. Con buona pace dei ‘puri e duri’ della prima ora che faticano ad accettare quella che ormai è una realtà destinata a consolidarsi sempre di più negli anni a venire. Per certi aspetti ricorda a tratti l’avvento della MTB di metà anni ’80 che, a dispetto dello scetticissimo generale, ‘un’americanata’ la definivano in tanti, abbiamo poi tutti visto come è andata a finire.

Che piaccia o no, questo è: meglio farsene una ragione per evitare inutili travasi di bile sui social. Che poi, che fastidio danno quelli che abbracciano questa disciplina che nel panorama delle due ruote a pedali sta portando una ventata di novità e freschezza? Le bici sono tutte belle e la pratica del ciclismo dovrebbe essere alimentata da un approccio inclusivo e non dividere in ragione di non si capisce bene quali integralismi ideologici. Non ci piace il gravel? Bene, nessun problema. Ma lasciamolo fare a chi lo desidera. E non scomodiamo l’ormai trito e ritrito luogo comune che è tutta una ‘fuffa degli esperti marketing’ delle aziende produttrici. Non offendiamo la nostra intelligenza, dai…

La base praticanti è in forte crescita

Dato di fatto inconfutabile, dicevamo. Anzi, lo dice Strava che ad inizio anno ha dichiarato che sulla base dei dati registrati dalla app maggiormente utilizzata dai ciclisti le attività in sella ad una bici gravel sono aumentate nel mondo del 55%. Ne abbiamo già parlato in dettaglio nell’articolo qui sotto.

Il gravel cresce nel mondo del 55 per cento, lo dice Strava nel suo report 2023

‘Né carne né pesce‘, così viene etichettato il gravel dai suoi detrattori. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Andiamo a vedere quali sono i motivi alla base dell’affermazione di una disciplina che in maniera riduttiva viene vista come un ibrido non meglio definito tra strada e MTB.

Versatilità e avventura

Le bici gravel consentono ai ciclisti di esplorare una gamma più ampia di percorsi, dalle strade asfaltate ai sentieri sterrati e persino al ‘single track’ leggero. Questa versatilità si rivolge a un ampio spettro di ciclisti, dagli appassionati di resistenza che cercano nuove sfide ai ciclisti occasionali che cercano un’esperienza più rilassata e panoramica.

Fuga dal traffico e dagli ambienti urbani

Il gravel offre la possibilità di evadere dal trambusto della vita cittadina e dalle strade trafficate. I ciclisti possono immergersi nella natura, godendosi la tranquillità dei sentieri in campagna e scoprire gemme nascoste fuori dai sentieri battuti. Questa connessione con la vita all’aria aperta è una grande attrazione per molti appassionati di gravel.

Senso di comunità e goliardia

La comunità dei ciclisti gravel è nota per la sua atmosfera accogliente e inclusiva. Gli eventi gravel promuovono un senso di gruppo tra i ciclisti, incoraggiandoli a condividere esperienze, esplorare nuovi percorsi e sostenersi a vicenda nelle loro avventure ciclistiche.

Anche l’ex Campione del Mondo, Paolo Bettini, si è fatto conquistare dalla bicicletta gravel

Enfasi sulla sostenibilità e sulla consapevolezza ambientale

Il gravel si allinea con le tendenze crescenti verso la sostenibilità e la consapevolezza ambientale. I ciclisti spesso esplorano percorsi fuori dai sentieri battuti, riducendo al minimo il loro impatto sull’ambiente. Inoltre, il ritmo rilassato e l’attenzione nel godersi la vita all’aria aperta promuovono un senso di connessione con la natura.

Un’alternativa al ciclismo tradizionale

Sempre più ciclisti si stanno stancando dell’intensità e dell’attenzione alla competizione del ciclismo su strada, cercando un’esperienza di guida più rilassata e divertente. Il gravel offre un’alternativa rinfrescante, consentendo ai ciclisti di concentrarsi sul viaggio piuttosto che sulla destinazione, esplorando al proprio ritmo e godendosi il paesaggio lungo il percorso.

Attrezzatura e tecnologia

Lo sviluppo di biciclette gravel specializzate con geometrie specifiche, pneumatici più larghi ed accessori appositi ha migliorato significativamente l’esperienza di guida complessiva. Questi progressi rendono le bici gravel più comode, versatili e capaci, contribuendo ulteriormente alla popolarità della disciplina.

E tu che ‘gravelista’ sei?

Ma è proprio sull’elemento bici che vogliamo concentrare la nostra attenzione. E se da un lato è vero che il gravel ha raccolto intorno a sé tanti neofiti del pedale, dall’altro non pochi sono i praticanti che hanno abbracciato questa nuova disciplina, intravedendo in essa un elemento di continuità con la disciplina di provenienza, anche in relazione all’ampio e variegato spettro di caratteristiche offerte dalle bici gravel. Ci siamo, quindi, divertiti a profilare il panorama dei ciclisti gravel individuando tre categorie principali e identificando per ciascuno la tipologia di bici preferita. Si tratta, evidentemente, di un esercizio di stile divertente, almeno per noi. E perdonateci qualche generalizzazione. Ciò che resta, dato di fatto anche questo, è che il gravel è una disciplina completa ed ampia, molto probabilmente la sintesi quasi perfetta di tutte le declinazioni della bicicletta fino ad ora esistite.

1 – Lo ‘stradista redento’

Viene dalla bici da corsa, spesso granfondista incallito, pedala su gravel con geometrie ‘race’, bici che con una coppia di ruote con coperture slick si difenderebbero bene anche su strada. Telaio rigorosamente in carbonio, nemmeno a dirlo, così come i cerchi, rigorosamente ad alto profilo. Manubrio integrato e passaggio cavi interno un ‘must’. E visto che ci siamo anche una bella guarnitura con potenziometro, preferibilmente 2x. Cassetta posteriore al massimo da 36 denti, che di più è da MTB! Indossa abbigliamento da strada ultra tecnico, spesso anche scarpe e pedali di tipo ‘road’ e gonfia le gomme, battistrada scorrevole mi raccomando, al limite superiore consentito dall’accoppiata cerchio/pneumatico. Fedele alla camera d’aria, guarda con diffidenza il tubeless. Predilige le strade bianche ben battute sulle quali si può pedalare sviluppando velocità.

2 – Il ‘biker convertito’

Dai boschi alla ghiaia il salto non è quantico ma nemmeno immediato. Questo gravelista predilige geometrie più off-road, con reach maggiori ed attacchi manubrio più corti uniti a pieghe manubrio più larghe con flare pronunciato. Carbonio sì ma anche alluminio. Adora i sistemi di sospensione, sia anteriori sia posteriori, così come l’adozione di coperture praticamente da MTB – non meno di 700×50 o 2 pollici sulle 29 se si adotta il metro del biker. Il tubeless una filosofia di vita, guai a parlargli di camere d’aria. Guarnitura rigorosamente 1x, massimo 40 denti ma anche meno che tanto non deve andare su strada. Preferisce i percorsi ‘scassati’, di quelli che ti fanno chiedere ‘ma perché non ho preso la MTB?’. Adora salti ed acrobazie, meglio se in discesa e sguazza nel fango. Il reggisella? Telescopico ovviamente, manco a dirlo. Indossa abbigliamento ‘largo’ da biker, pantaloncini con le tasche e maglie comode senza cerniere frontali. Il casco non può non avere il visierino. Scarpe offroad con suola tassellata, pedali con appoggio largo, anche ‘flat’.

3 – Il ‘cicloturista avventuroso’

Ha mollato la sua vecchia bici da trekking che è abituato caricare con borse ed accessori vari e pedalare principalmente su asfalto. Apprezza la versatilità delle bici gravel che consentono di pedalare sia su strada sia fuoristrada, meglio se leggero. Quanto ai materiali, è affezionato all’acciaio. È un cultore della prova di carico che effettua con scrupolo prima di ogni avventura. Utilizza le appendici simil-crono per una posizione più comoda sulle lunghe percorrenze. Macina tanti chilometri e non insegue la performance. Pianifica avventure in bikepacking e si diletta nell’arte del tracciamento. Veste ‘urban’ se può, ma gli va bene praticamente tutto. La felicità è nel percorso, la vera destinazione è un modo nuovo di vedere le cose.

 

PS – Chi scrive ritiene di appartenere alla prima categoria con un forte interesse verso la terza, ma ammira profondamente gli amici della seconda. In puro spirito gravel. Love and peace!

Tag: cicloturismogravelmtbroadviaggi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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