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Home Biciclette

Adlar. La gravel versatile di Wilier Triestina per chi ha voglia di avventura

Una bici coerente con la propria missione. L'abbiamo provata in un test di lunga durata. E ci siamo divertiti...

Alberto Sarrantonio di Alberto Sarrantonio
15 Aprile 2024
in Biciclette, Gravel, TechNews, Test e Collaudi, Varie
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Per noi di Cyclinside la Adlar non è certo una sconosciuta. Ne avevamo parlato in occasione del lancio, ed avevamo avuto l’opportunità di provarla in anteprima in occasione della presentazione della nuova piattaforma gravel Shimano GRX a 12 velocità.

Wilier Triestina Adlar. Una bici che abbraccia le avventure più estreme in gravel

Questa volta, però, abbiamo avuto la possibilità di effettuare un test di lunga durata. Abbiamo dunque messo la Adlar alla prova su una molteplicità di percorsi e situazioni. Questo anche per andare oltre le prime impressioni che avevamo ricavato a suo tempo. Obiettivo? Scoprire fino in fondo l’anima dell’ultima nata del segmento gravel in casa Wilier Triestina.

Una bici nata per l’avventura

Prima di passare direttamente alle sensazioni di guida che abbiamo ricavato durante gli oltre 500 chilometri che abbiamo percorso in sella alla Adlar, vale la pena ricordare ancora una volta la genesi di questa bicicletta.

Quella di Wilier Triestina per il segmento gravel, è un’offerta già ampia. La Rave per la competizione, la Jena per un utilizzo polivalente, e la Jaroon in acciaio e la Jareen in alluminio per chi si avvicina a questa disciplina. La Adlar, invece, ha una missione tutta sua.

Questo modello, infatti, nasce dalla considerazione che il gravel è una disciplina poliedrica. Ovvero? Tante sono le declinazioni in termini di percorsi, tipologia di utenti e necessità di utilizzo. Un esempio su tutti? Le uscite su lunghe percorrenze, perché no anche viaggi in bikepacking. Pensiamo a tante ore in sella su tracciati misti con tratti più scorrevoli tipo le strade bianche ben battute. E perché no, anche segmenti più tecnici in single track su fondi particolarmente sconnessi.

Durante il nostro test, abbiamo cercato le risposte a quelle domande che nascono spontanee quando si “fa amicizia” con una bici nuova. Ecco quanto abbiamo potuto scoprire, andando oltre le prime impressioni. Impressioni che spesso possono dare un’indicazione, ma vanno comunque confermate o smentite. Come? Semplicemente passando tante ore in sella.

La Adlar è una bici comoda?

Questo è indubbiamente il primo aspetto rispetto al quale ci siamo interrogati e che abbiamo potuto apprezzare sin da subito. La ricerca della posizione ottimale in sella, una volta effettuate le regolazioni iniziali del caso, è stata piuttosto rapida ed agevole.

La geometria del telaio ha uno sviluppo orizzontale ben marcato con un reach decisamente lungo e consente quindi di adottare un attacco manubrio più corto. Nel nostro caso, per un telaio di taglia S, abbiamo un reach di 404 millimetri, 27 millimetri in più rispetto alla Rave, la “gravel race” di Wilier. Di conseguenza l’attacco manubrio è piuttosto corto: appena 60 millimetri.

La Adlar, infatti, si ispira in qualche misura alle geometrie tipiche della MTB, ed anche lo stack è elevato: 562 millimetri per il telaio di misura S sul quale abbiamo pedalato, 30 millimetri in più rispetto alla Rave, con una conseguente posizione in sella che può risultare più eretta rispetto ai telai gravel di derivazione “road”.

E la maneggevolezza?

Oltre ad essere comoda, la Adlar risulta anche particolarmente agile sui tratti più sconnessi nei quali si comporta egregiamente. A ciò contribuisce anche l’angolo di sterzo “aperto” a ben 70 gradi con un interasse tra ruota posteriore ed anteriore che misura 1.048 millimetri.

Quindi, in sintesi, la Adlar è una bici decisamente comoda e maneggevole, e questa sua prerogativa si apprezza tanto più è sconnesso il fondo su cui si pedala. In particolare, soprattutto quando ci si trova a dover superare ostacoli quali pietre e rami anche a bici carica.

Il manubrio largo è un elemento chiave per la maneggevolezza e il comfort della Adlar. Il modello Corralitos di Ritchey, realizzato in lega di alluminio 6061 a doppio spessore, offre una serie di vantaggi:

  • Ampia larghezza: 440 millimetri nella zona alta e 600 millimetri nella presa bassa (misure esterno-esterno).
  • Migliore controllo: facilita i cambi di direzione repentini e aumenta la stabilità in curva.
  • Maggiore comfort: riduce lo stress sulle braccia e sulle spalle, permettendo di guidare più a lungo con minor fatica.

Queste caratteristiche, combinate con la geometria equilibrata della Adlar, la rendono una bici ideale per affrontare qualsiasi tipo di terreno, dagli sterrati sconnessi alle strade asfaltate.

Un manubrio ampio, dunque, comodo in ogni situazione di guida, che può ricordare la manegevolezza di un manubrio da MTB.

Su quali percorsi dà il meglio di se?

Abbiamo già detto come la Adlar ci abbia favorevolmente colpito sui tracciati più tecnici. Ciò non vuole dire che su percorsi meno accidentati la Adlar non sia comunque una bici gradevole su cui pedalare. Anzi, il contrario. La bici è molto stabile e, se lanciata ad una buona velocità su fondi regolari come le strade bianche tipiche della campagna toscana, favorisce il mantenimento dell’andatura con regolarità senza il bisogno di continui rilanci.

In tal senso la Adlar ci è sembrata una bici regolare, da condurre senza strappi, anche perché, questo va detto, la reattività non è certo il suo punto principale di forza. Del resto, non siamo di fronte ad una “gravel race”, quindi in qualche misura è necessario anche adattare il proprio stile di pedalata alle caratteristiche della bicicletta.

Poi, pensando alla configurazione bikepacking, un’andatura a scatti non è certo la più funzionale. Quindi, anche in questo ambito, la Adlar ci è sembrata una bici coerente con la propria missione.

Una bicicletta che si presta a configurazioni molteplici

Una caratteristica che ci ha incuriosito sin da subito è la estrema flessibilità che offre il telaio nell’accettare sistemi ruota-copertone di varia natura. Il passaggio ruota è decisamente ampio e consente di alloggiare coperture gravel fino ad una dimensione di 700×52, così come pneumatici da mountain bike 29×2.00”.

Noi abbiamo provato la Adlar con due tipologie di pneumatici diversi: le Pirelli Cinturato H da 50 millimetri, gomma di largo volume che abbiamo usato su principalmente su percorsi più accidentati, e le Vittoria Terreno da 45 millimetri, modello di pneumatico che rende la Adlar più scorrevole su tracciati ben battuti e meno accidentati.

Altra peculiarità interessante, e che ci sarebbe piaciuto poter provare, è data dalla possibilità di montare una forcella ammortizzata, che nel caso della Adlar, può avere un’escursione massima di 40 millimetri e deve essere compatibile con serie sterzo conica da 1″ 1/4 – 1″1/2, senza che la geometria del telaio venga alterata e di conseguenza la posizione di pedalata.

Così come ci sarebbe piaciuto poter provarla con il reggisella telescopico che può essere montato al posto di quello tradizionale da 27,2 millimetri. Tale configurazione, però, potrebbe avere meno senso in configurazione bikepacking specialmente se si utilizza una borsa sotto la sella di grandi dimensioni in quanto, azionando il sistema telescopico, si potrebbe interferire con lo pneumatico con ovvie implicazioni legate alla sicurezza e al potenziale danneggiamento dei componenti coinvolti.

Una bici che non teme il peso

Oltre agli aspetti più prettamente legati alla geometria del telaio e alla posizione in sella, la Adlar si distingue per una filosofia progettuale ben precisa ed improntata alle avventure in bikepacking. Ci riferiamo allo studio effettuato sulla struttura del telaio in fibra di carbonio che, pur essendo piuttosto leggero per questa tipologia di bici – il kit telaio più forcella supera di poco i 1.600 grammi – è stato rinforzato al fine di poter sopportare un carico massimo aggiuntivo di ben 35 chilogrammi.

Per come sono stati progettati, i portapacchi anteriori e posteriori scaricano il peso delle borse direttamente sui perni passanti delle ruote. Una soluzione, questa che consente di minimizzare il carico strutturale sul telaio, e unitamente a dei punti di fissaggio aggiuntivi, concorre a rendere l’ancoraggio delle borse stabile e sicuro.


Tante possibilità per montare le borse

Sotto il tubo obliquo è possibile installare un portaborraccia aggiuntivo, utile, ad esempio, anche quando si utilizza una borsa all’interno del triangolo principale con conseguente rimozione di uno o addirittura di entrambi i portaborraccia in posizione tradizionale.

Alternativamente, in questa posizione è possibile montare una borsa porta attrezzi. Sulla superficie alta del tubo orizzontale sono presenti due fori di fissaggio per una borsa di piccole dimensioni. Utile, oltre a garantire una pulizia estetica gradevole, il passaggio dei cavi completamente integrato. Soluzione che, specialmente sull’anteriore, nella zona del manubrio, consente di posizionare borse ed altri accessori quali staffe e appendici piuttosto agevolmente.

Il kit bikepacking, che è composto da portapacchi anteriore, portapacchi posteriore, perni di fissaggio e un set di quattro borse prodotte in collaborazione con Miss Grape, azienda specializzata nella produzione di borse da viaggio. Il costo aggiuntivo per configurare la propria Adlar in modalità bikepacking è di 600 euro  in più rispetto al prezzo della bici.

Solo monocorona… ma per scelta!

La Adlar viene proposta esclusivamente con trasmissioni in configurazione monocorona. Una scelta netta questa di Wilier che conferma come nel gravel sia sempre più prevalente l’utilizzo di configurazioni con guarnitura a corona singola e cassetta posteriore con pignone grande da 44 denti in su, ovvero cassette di impostazione tipicamente MTB. Ed, infatti, è proprio in questa direzione che si stanno muovendo i principali produttori di gruppi destinati al gravel.

Non riteniamo necessario ribadire ancora una volta i vantaggi che le trasmissioni monocorona offrono per applicazioni di tipo “offroad”. Ma è tuttavia interessante segnalare che, nel caso della Adlar, questa scelta ha permesso di liberare il tubo piantone dal vincolo geometrico di dover posizionare l’attacco del deragliatore anteriore. Pertanto, si è potuto andare oltre la tradizionale sezione tonda.

In questo modo, i progettisti di Wilier hanno potuto ricavare una specie di mini parafango integrato. Come? Andando a schiacciare il tubo verticale nella sezione compresa tra foderi verticali e scatola del movimento centrale. Una soluzione decisamente originale e con un risvolto pratico di indubbia utilità.


Taglie, colorazioni, allestimenti e prezzi

La Wilier Triestina Adlar è disponibile in in cinque misure (XS, S, M, L, XL) e tre colorazioni:

  • C6 Grey, Yellow – Glossy, telaio grigio e forcella gialla entrambi con finitura lucida
  • C7 Lime, Black – Glossy, telaio giallo acido e forcella nera entrambi con finitura lucida
  • C8 Black, Purple – Matt, telaio nero e forcella viola entrambi con finitura opaca

Gli allestimenti disponibili sono:

  • Shimano GRX 1×11: 3.700,00 euro
  • Shimano GRX 1X12: 4.000,00 euro
  • Shimano GRX 1X12 + Kit Bike Packing: 4.600,00 euro  
  • SRAM Rival XPLR AXS: 4.800,00 euro
  • SRAM Rival XPLR AXS + Kit Bike Packing: 5.400,00 euro

Per maggiori informazioni: https://www.wilier.com

Si ringrazia per la cortese assistenza il personale del negozio Bicisport di Firenze: https://bicisport.it

Un ringraziamento anche a Peter Bodola di Shadow Stand per averci fornito i suoi stand invisibili!  Per maggiori informazioni: https://shadowstand.com

Galleria immagini







Tag: adlargravelritcheywilier triestina

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
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