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Home Cicloturismo

Nord Sardegna da scoprire in bici: ecco alcune zone inedite e meravigliose

Serena Sartini di Serena Sartini
3 Novembre 2023
in Cicloturismo, e-Bike, Mtb, TechNews
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Nord Sardegna da scoprire in bici: ecco alcune zone inedite e meravigliose

Scorci meravigliosi, un mare da far rimanere a bocca aperta, angoli nascosti di una terra splendida. La Sardegna non è ‘solamente’ acqua cristallina, ma tante unicità da scoprire. E dunque metti un weekend di fine ottobre, delle mountain bike pronte per essere cavalcate, distese di eucalipti e vigneti, il tutto condito dall’ottimo cibo e dal buon vino dell’Isola, ed eccoci catapultati nel Nord della Sardegna, alla scoperta di luoghi insoliti, troppo spesso sconosciuti. È questo il progetto che la Rete Metropolitana Nord Sardegna sta cercando di attuare, con la sfida – oltre che di fare rete, appunto – di far scoprire al visitatore le perle nascoste di questa porzione di Sardegna.

La Rete Metropolitana Nord Sardegna ha invitato alcuni tour operator e giornalisti per un Fam Trip sul territorio, per far vivere in prima persona esperienze uniche.

Le sfide della Rete Metropolitana Nord Sardegna: 8 comuni, in futuro altri 58

La Rete Metropolitana Nord Sardegna, ente pubblico a metà tra un Comune e una Provincia, mette insieme le forze e le ricchezze di otto Comuni del nord-ovest dell’Isola. Obiettivo della rete è quello di favorire la crescita di tutta la zona, senza più confini amministrativi: un tutt’uno capace di offrire al visitatore una varietà di occasioni di svago e conoscenza, immergendosi in bellezze e gusti che cambiano notevolmente anche solo dopo pochissimi chilometri.

La breve storia di Stintino, nata in seguito allo sfratto del 1885 degli abitanti dell’Isola dell’Asinara, destinata per decisione statale ad ospitare un lazzaretto e una colonia penale, o le vicende storiche della romana Turris Libisonis, oggi Porto Torres, dalla quale è nata Sassari, la città che vanta di aver dato i natali a ben due presidenti della Repubblica, la storia e le coltivazioni di Sorso, Sennori e Valledoria, l’intrigante storia di Castelsardo e la bellezza del borgo arroccato, lo stretto legame culturale e linguistico con la Catalogna, e con Barcellona in particolare, che rendono così unica Alghero.

La Rete Metropolitana sta per lanciare la gara che permetterà di connettere tutti gli otto Comuni attraverso quella che è stata ribattezzata Rete di Mobilità Sostenibile, fatta dall’individuazione di strade e sentieri con scarsa (o zero) frequentazione d’auto, adatte a essere fruiti da bici di diverso genere. I percorsi, dunque, permettono di godere di paesaggi unici, immergendosi nella natura, apprezzare le vaste distese di vigneti e uliveti, i pascoli che consentono di ottenere prodotti di altissima qualità, ma anche sostare nei siti archeologici. Gianfranco Mariano, Responsabile comunicazione e marketing territoriale rete metropolitana nord Sardegna spiega: «Il nostro obiettivo è quello di far scoprire la diversità che c’è tra questi comuni e le emozioni che possono offrire questi territori. Ciò che si è fatto – sottolinea – è dare un esempio e una anticipazione di quella che sarà la Rete di Mobilità Sostenibile che ci permetterà di poter arrivare in bicicletta in sentieri o su strade con traffico quasi nullo e permettere ai turisti di poter frequentare e visitare questi territori troppo spesso inesplorati».

Partner di questa iniziativa è So.Ge.A.Al., il gestore dell’aeroporto di Alghero, che sta sostenendo il progetto con cartellonistica, banner e campagne informative sul territorio, fin dall’arrivo nello scalo di Alghero.

Lo sguardo verso il futuro è l’allargamento della rete ad altri 58 comuni del nord-ovest, occasione per moltiplicare ancor di più la varietà della proposta. Cinquantasei chilometri di tracciati è il prototipo di quel che sarà per gli otto comuni della Rete di Mobilità Sostenibile, costituita da una serie di strade sterrate e asfaltate e che consentirà di collegare tutto il territorio, da Alghero a Valledoria.

Vi portiamo dunque, alla scoperta di queste straordinarie meraviglie, in un tour che è durato tre giorni.

Primo giorno – Argentiera e Porto Torres

La prima giornata propone un percorso da Alghero fino all’Argentiera, nel territorio del Comune di Sassari, famoso borgo minerario. Il nome, infatti, deriva dal materiale estratto dai giacimenti di zinco e piombo argentifero. L’area mineraria è compresa nell’ambito del Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna, riconosciuta dall’Unesco.

La prima parte del ciclopercorso ci porta lungo la Piana della Nurra, una grande piana alluvionale che negli anni è stata deforestata e coltivata. Si pedala tra filari di eucaliptus, usati come frangivento contro il maestrale, uliveti e vigneti.

La partenza è alle porte di Alghero, siamo a bordo di una Trekking Bike (in allegato il tracciato) lungo un tragitto tra strade asfaltate a bassa percorrenza e sterrati. Immersi nella bellissima natura incontaminata e un patrimonio unico della macchia mediterranea. Una trentina di chilometri per un tracciato facile, adatto a tutti: una tappa di trasferimento da Alghero a Stintino, percorsi che verranno inseriti nella futura rete ciclabile.

Poi iniziano le alture che ci conducono verso la meta, nella zona di Portoferro fino all’Argentiera dove ci sono le rocce più antiche del territorio.

Qui, nel 2007, il Comune di Sassari – grazie a un accordo con la società proprietaria – ha ristrutturato i principali immobili della miniera e di recente, nel 2018, ha sostenuto progetti di rigenerazione urbana e valorizzazione storico-culturale della borgata, all’interno dell’accordo “LandWorks Plus”, ideato e sostenuto da LandWorks, l’Associazione capofila che ha ideato il progetto Mar (miniera argentiera). Si tratta del primo museo minerario a cielo aperto in realtà aumentata; nasce con l’obiettivo di valorizzare la memoria storica e identitaria dell’ex borgo, creando l’incontro tra tradizione e innovazione, attraverso un percorso espositivo inedito e affascinante capace di coinvolgere e di emozionare.

Un centro comunitario aperto e diffuso, gestito da Paola Serrittu e dal marito. Entrambi architetti, hanno deciso di portare avanti – da volontari – questa comunità costruita su una vecchia miniera, con tanto di Museo, spazio artistico, un campo da basket e da tennis comunitario. In futuro anche un orto comunitario e un forno comunitario per fare la pizza.

“L’obiettivo è trasformare quello che un tempo era la produzione minerale in produzione culturale – racconta Paola -. Crediamo fortemente che l’unica possibilità per questo luogo sia puntare verso un turismo responsabile dove nuovi abitanti vengano a rivivere questo luogo. Ci piace chiamarci minatori culturali. L’obiettivo della nostra associazione – prosegue – è attivare questo luogo fuori stagione. Crediamo che i ricercatori e gli artisti diventino i minatori di oggi. Vogliamo trasformare questo luogo in un luogo dove si produce cultura”.

Nel pomeriggio ci trasferiamo a Porto Torres, per visitare l’area archeologica “Turris Libisonis”, anche soprannominata la piccola Pompei sarda. Qui è possibile ammirare resti di edifici pubblici e abitazioni riunite in isolati, vie lastricate e tabernae (botteghe), in parte inglobate nell’Antiquarium turritano, museo che custodisce i reperti di decenni di scavi. Scavi iniziati nel 1819 grazie a frate Antonio Cano, scultore e architetto, che ha portato alla luce la Domus di Orfeo, datata intorno al 250 dopo Cristo.

Secondo giorno – Lago di Baratz e Monte d’Accoddi

La seconda giornata prevede un percorso da Alghero fino al Lago di Baratz, con un paesaggio meraviglioso tra macchia mediterranea e costiere mozzafiato. Questa volta si viaggia pedalando su una E mountain bike con sospensione solo anteriore, su diversi tipi di terreno: da asfalto a sterrati, ma anche con brevi discese sconnesse. Livello di difficoltà medio.

Giungiamo dapprima alla zona del Porticciolo, punteggiata da varie calette e spiaggette, da dove possiamo ammirare anche la meravigliosa Cala Viola dove predomina una torre aragonese. Panorama e mare incantevoli.
Una breve tappa a Porto Ferro, prima di giungere al Lago di Baratz, unico lago naturale di tutta l’Isola, la cui formazione risale a circa 10 milioni di anni fa in seguito a una glaciazione. La vegetazione del lago è costituita da una bordura di canne palustri e di tifa, da una serie di anelli concentrici di tamerici di altezze diverse, che testimoniano la variazione del livello dell’acqua del lago nel corso degli anni. L’area circostante il lago è ricoperta da una folta pineta risalente ai primi anni ’50, che a tratti lascia spazio ad essenze tipiche della macchia mediterranea come il corbezzolo, l’erica, il mirto, il ginepro e il lentisco.
Sul sito sardegnaturismo l’invito a visitarlo è presto fatto: “Esplorerai l’unico lago naturale della Sardegna, suggestivo e affascinante per i suoi aspetti naturalistici, per le leggende che lo avvolgono e per la sua storia”.

Dopo la visita al Lago di Baratz suggeriamo una tappa al sito archeologico di Monte D’Accoddi, nel territorio del comune di Sassari. Un luogo affascinante, dove si trova un tempio preistorico, all’interno del quale è stato scoperto un secondo tempio. Si tratta di un monumento unico nel bacino del Mediterraneo, massima espressione sacra della civiltà prenuragica. Il sito si presenta come una struttura imponente che ricorda quella delle ziqqurat mesopotamiche del III millennio avanti Cristo. In realtà, si è scoperto che il tempio qui in Sardegna è più antico delle ziqqurat. La distruzione dell’edificio, forse determinata da un incendio, rese necessaria intorno al 2800 a.C. la costruzione di una nuova struttura, quella che oggi vediamo.  Questo secondo tempio, caratterizzato da un profilo a gradoni, è circondato da un vasto villaggio nel quale si nota la “capanna dello stregone”. La unzione dell’Altare di Monte d’Accoddi è quella di “luogo alto” dove probabilmente si riunivano le comunità prenuragiche per compiere riti legati alla fertilità.

Sardegna è sinonimo anche di ottimo cibo e di vino prelibato. Si consiglia di inserire nei percorsi anche una tappa alle tenute di Sella & Mosca, con visita alla cantina e degustazione di vini.

L’azienda nasce nel 1899, dal nipote di Quintino Sella, politico, e dall’avvocato Edgardo Mosca.

Si tratta di 620 ettari di terreno, dove si producono circa 5 milioni di bottiglie ogni anno, per il 70-75 per cento in tutta Italia, per il restante 25-30 per cento esportato all’estero, principalmente Stati Uniti, Giappone e Canada.

La prima cantina nasce nel 1903 e viene utilizzata fino al 1979, quando ne viene avviata una nuova. Qui si producono diverse varietà di vini autoctoni sardi. Punti forti: Vermentino e Cannonau.

Terzo giorno – Monte Doglia

L’ultimo giorno è un percorso impegnativo: 32 km lungo la Riviera del Corallo, con qualche centinaio di metri di dislivello. La bici è una full suspension, con doppio ammortizzatore. Il tracciato attraversa la macchia mediterranea e fortini risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, fino al Parco Naturale di Porto Conte, dove è possibile visitare (e mangiare) al Rifugio di Mare, una ex batteria militare costruita fra le due guerre esattamente a Punta Giglio.
Una falesia a picco sul mare e, intorno, i profumi del Mediterraneo. In questo scenario è facile perdersi fra emozioni e sensazioni intense.

Le tracce dei percorsi

Galleria Fotografica




Foto ©Brigitte Grassotti

Ulteriori inofrmazioni: https://www.retemetropolitananordsardegna.it e https://bikingsardinia.com/

Tag: cicloturismoe-bikekomootmtbpercorsisardegnavacanze

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