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Home Cicloturismo

Haute Route, un’esperienza che ogni cicloamatore dovrebbe fare

Il nostro racconto in una delle manifestazioni amatoriali più affascinanti

Lorenzo Arena di Lorenzo Arena
12 Dicembre 2022
in Cicloturismo, Eventi e cultura, TechNews
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L’anno scorso siamo stati al via della tre giorni dell’Haute Route Ventoux e quest’anno abbiamo completato la TranAlp. Verso la fine della stagione abbiamo trovato il tempo per un’altra Sfida dalla S maiuscola: l’Haute Route Dolomites. Ancora Haute Route dunque, per chi non lo sapesse, il marchio Haute Route organizza una serie di eventi ciclistici su strada da 3, 5 o 7 giorni in diverse località europee. L’Haute Route Dolomites, come dice il nome, è l’evento da cinque giorni che si snoda su strade tutte italiane. Potevamo mancare?
Ecco la nostra esperienza.

 

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Il percorso 2022

  • Prima tappa: Bormio – Passo dello Stelvio di 84km con 3.300m di dislivello con Umbrail e Passo dello Stelvio;
  • Seconda tappa: Bormio – Passo Predaia di 120km con 3.100m di dislivello con Passo Gavia, Passo del Tonale e Passo Predaia;
  • Terza tappa: Trento – Monte Bondone di 20km con 1450m di dislivello (cronoscalata);
  • Quarta tappa: Trento – Passo Falzarego di 139km con 3.700m di dislivello con Passo San Pellegrino e Passo Falzarego; e
  • Quinta tappa: Cortina d’Ampezzo – Tre cime di Lavaredo di 95km con 3.300m di dislivello con Passo Falzarego, Passo di Giau e Tre cime di Lavaredo.

Come si evince dallo schema si tratta di una competizione itinerante e quest’anno si é partiti da Bormio per poi terminare a Cortina d’Ampezzo. A livello pratico tutti i partecipanti hanno potuto dormire due notti della stessa località rendendo l’evento più vivibile.

Come funziona esattamente l’Haute Route?

È una gara? Sì, è una gara, ma il livello è, come spesso accade nelle granfondo, molto eterogeneo: si ha il pseudo-professionista come il più rilassato amatore magari anche un po’ sovrappeso. Ma a differenza di una granfondo, l’organizzazione non fa alcuna preferenza: tutti i partecipanti sono uguali e tutti hanno gli stessi diritti e doveri.

Il numero di partecipanti è chiuso (circa 500) e dipende dalla grandezza dell’evento stesso al fine di garantire un servizio di alto livello. Avendo avuto l’esperienza dell’edizione del Ventoux, sapevamo cosa aspettarci ma ancora una volta, appresi i numeri dietro le quinte, siamo rimasti oggettivamente a bocca aperta. Alla HR Dolomites c’erano ben 120 addetti che si prendevano cura di tutto. Ogni immaginabile aspetto era coperto per viziare i partecipanti. Basti pensare ai 35 massaggiatori che erano a disposizione dei concorrenti. 20minuti di massaggio al giorno erano compresi nella quota d’iscrizione. Ci teniamo a testimoniare che il nostro tester era reduce da un fresco intervento chirurgico di ernia al disco e i massaggiatori lo hanno aiutato ogni singolo giorno con un alto livello di competenza e simpatia, sforando spesso i 20 minuti previsti. Senza contare che in caso di necessità uno staff medico era disponibile 24/7 per tutti i concorrenti e accompagnatori inclusi.

Anche le biciclette erano coccolate, i meccanici Mavic erano anch’essi sempre disponibili alla partenza e all’arrivo. Ci è capitato di avere un piccolo problema tecnico alla bicicletta e all’arrivo a Trento l’abbiamo consegnata, abbiamo mangiato, fatto il massaggio quando siamo tornati la bici era perfetta, pronta per l’uso. Anche in questo caso, il tutto “coperto” dall’iscrizione. Ma non solo, sempre la seconda tappa abbiamo avuto un urgente bisogno di una chiave a brugola subito dopo il primo chilometro di discesa dal Passo Gavia. Nemmeno il tempo di pensare: “e adesso?” che avevamo la scorta Mavic in moto dietro le spalle, pronta ad assisterci.

Lungo il percorso il traffico era sempre aperto ma adetti “motorizzati” e “fissi” aiutavano dal primo all’ultimo concorrente. Proprio gli “ultimi” ricevono sempre amorevoli attenzioni dall’organizzazione. Esistono un paio di “Lanterne rouge” che scortano i meno veloci sulla strada. I Lanterne rouge sono anch’essi ciclisti, identificati da una maglia rossa, appunto, che tengono compagnia e aiutano, anche moralmente, l’ultimo concorrente fino all’arrivo.

Una volta arrivati alla sede di tappa, il concorrente poteva contare di un pranzo dall’elevata qualità e quantità. Nessuno piatto semplice di pasta, ma un vero e proprio pasto completo di frutta e dolce. Il tutto senza aver mai dovuto attendere più di un minuto di “coda”.

Minimo comune ultimo degli eventi Haute Route, in generale, non solo di questa versione, è l’arrivo in salita. Si arriva SEMPRE in salita, poi si va verso l’hotel a fondo valle in bicicletta in trasferimento. La seconda tappa l’arrivo era previsto sul Passo Predaia e poi abbiamo dovuto pedalare altri 50km per andare a Trento. Incredibile trovare lungo la strada verso Trento una decina di addetti dell’organizzazione per aiutarci negli incroci più complicati e/o affollati.

Importante sottolineare come quasi tutte le discese importanti erano “neutralizzate”. In cima alle salite il tempo veniva fermato e poi fatto ripartire in fondo alle discese, ma non sempre, per esempio si poteva scendere dal Passo del Tonale e dal Falzarego senza alcuna limitazione.

Per ogni informazione relativa alla manifestazione, tutti i concorrenti avevano accesso a una App decidata all’Haute Route. Orari, luoghi, percorsi e ogni tipo di news comparivano sugli smartphone. Ogni sera c’era il briefing con le premiazioni di tappa ma per chi preferiva evitarle bastava tenere d’occhio il proprio telefonino per sapere tutto quello che c’era da sapere per il giorno seguente.

Per la logistica bisogna organizzarsi da soli?

Assolutamente no. Al momento del ritiro del numero di gara, si riceve uno zaino e una valigia enorme da 90 litri. Lo zaino lo si porta alla partenza ogni mattina, lo si consegna prima di entrare in griglia e lo si rivede all’arrivo. Di solito ci mettevamo una giacca pesante, un sottocasco, guanti e una maglia della pelle di ricambio. In questo modo, a fine gara potevamo scendere senza problemi verso l’albergo.

Nella valigia invece doveva trovare posto tutto il resto. Questa valigia veniva lasciata nella hall di ogni hotel la mattina e la si ritrovava nell’albergo all’arrivo di tappa. Con i concorrenti distribuiti in 5-6 hotels, l’errore era dietro l’angolo ma ogni volta abbiamo trovato il tutto in modo impeccabile.

Alla fine dell’ultima tappa, il giorno seguente, diversi shuttle portavano i concorrenti alla partenza della cinque giorni, Bormio nel nostro caso, o verso gli aeroporti nelle vicinanze. Il servizio shuttle non era compreso nella quota standard d’iscrizione.

Per chi è l’Haute Route?

Sicuramente per chi vuole vivere una vacanza ciclistica a tutto tondo, senza compromessi. Il prezzo d’iscrizione è elevatissimo (per il 2023 le iscrizioni sono già aperte e la tariffa ammonta 1.349 euro) alla quale bisogna aggiungerci il pernottamento a regime di mezza pensione. Ma ci teniamo a precisare che in nessun altro evento ciclistico si ottiene cosi’ tanto indietro. Per la situazione economica italiana non è una spesa da poco e, non a caso, di italiani al via se ne sono visti pochini. Facendo un paragone neppure troppo azzardato la spesa si puo’ paragonare a una crociera, c’è a chi piace e c’è invece a chi piace faticare sui passi in sella a una bicicletta.

Il percorso è molto impegnativo, ai nostri occhi serve qualcosa di più di una “condizione minima”. Non bisogna dimenticare che, piano o veloce, si tratta di fare ogni tappa più di 3.000 metri di dislivello e con i trasferimenti si arriva a passare parecchie ore della giornata in sella, giorno dopo giorno. Da non prendere sottogamba.

Punti negativi sono stati difficili da trovare, forse, ma qui si cade nel campo delle preferenze personali, le “neutralizzazioni” venivano vissute dai concorrenti come un momento di tattica più che di sicurezza. Capitava infatti di dover scendere a rotta di collo per non perdere il treno giusto oppure dover stare fermi per decine di minuti davanti alla partenza del nuovo tratto cronometrato per dare la caccia ai giusti compagni. Per i puristi de “l’arrivo è quello con la striscia per terra” questo aspetto fa storcere un po’ il naso.

Ma vi assicuriamo che da dentro è stata un’avventura unica nel suo genere. Più di una volta ci siamo spinti all’estremo delle nostre capacità ma era l’unico modo per vivere al 100% l’Haute Route nel suo spirito dove, ripetiamo, il primo è come l’ultimo.
Volete vedere cosa si prova a pedalarla? Guardate il video!

Ulteriori informazioni: https://www.hauteroute.org/

Riproduzione riservata

Tag: cicloamatoricorsa a tappedolomitesdolomitihaute route

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
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