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Home Cicloturismo

La bellezza delle “gare di casa”: la GF Liotto, raccontata dalla pancia del gruppo

Niccolò Rainone di Niccolò Rainone
12 Maggio 2023
in Cicloturismo, Eventi e cultura, Varie
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La bellezza delle “gare di casa”: la GF Liotto, raccontata dalla pancia del gruppo

Maggio è così, lo sa chi corre il Giro d’Italia, lo sa chi si organizza per le gite fuori porta e lo sa chi partecipa alla Granfondo Liotto: una delle poche certezze di questo mese è proprio l’incertezza del meteo. Può capitarti una splendida giornata di sole, come può girarsi in pioggia da un momento all’altro.
Domenica 7 maggio è partita da Vicenza l’Edizione numero 23 della Granfondo Liotto e noi di Cyclinside abbiamo avuto il piacere di pedalarci. Chi scrive è di Vicenza e si è trovato, quindi, a pedalare sulle “strade di casa” e con una bici Liotto.

Uno dei sacrifici che il sottoscritto odia delle Granfondo è la partenza alla mattina presto, perché questo implica una levataccia, che è direttamente proporzionale alla distanza tra casa e la partenza.
La Liotto invece è la Granfondo di casa e uno dei tanti piaceri è poter raggiungere il traguardo, che nel mio caso si trova a neanche 7 minuti di orologio dal mio garage, in bici e prendendomi tutto il tempo di assaporare l’atmosfera e l’attesa del via.



Mi reco in Viale Roma (sede anche dell’arrivo di Tappa del Giro 2013) pedalando sull’Aquila SL, la bici ultraleggera di casa Liotto, messami a disposizione per l’occasione e di cui parleremo più dettagliatamente con un servizio dedicato.
Neanche il tempo di raggiungere la griglia di partenza e si percepisce l’estrema organizzazione che la Famiglia Liotto e i collaboratori che la affiancano nell’allestimento e preparazione dell’evento hanno messo in campo.

C’è ordine nella distribuzione dei partecipanti, nessuna calca per entrare nelle griglie assegnate, percorsi ben segnati per entrare in griglia.
Al via grandi nomi del ciclismo attuale e del passato recente: Simone Bevilacqua, Pippo Pozzato, Marco Canola, Cristian Zorzi, Edita Pucinskaite, il pattinatore Davide Ghiotto fresco di Titolo Mondiale e Angelo Furlan.

Il nostro Nicolò Rainone al traguardo sulla Liotto Aquila SL

La formula della GF Liotto di quest’anno prevede una formula un po’ diversa dalle passate edizioni: percorso unico di 101km, 1650m di dislivello positivo e con il cronometraggio delle 3 salite più impegnative.
Questa formula permette ai partecipanti di godersi i paesaggi nei quali pedalano, oltre a garantire una maggiore sicurezza per gli atleti in gara.

Pronti-via e si parte! Dopo appena 5 chilometri si imbocca la prima asperità di giornata: la salita che porta a Villabalzana, un classico per i ciclisti della zona: 7,5 chilometri con una pendenza media del 4,2 per cento, giusto per scaldare le gambe.

 

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Il paesaggio che si trova una volta passata Villabalzana e dopo aver raggiunto la frazione di San Donato, per raggiungere la quale si deve affrontare un “muro” degno delle Fiandre (nota: Pippo Pozzato, con cui ho avuto il piacere di pedalare in questa prima parte di “gara” mi ha confessato che per la durezza “Forse il Koppenberg è paragonabile a questo strappo”), è spettacolare. La vista spazia su tutti i Colli Berici, per allungarsi sui dirimpettai Colli Euganei con i campi sottostanti dominati da un verde intenso.

Si scende ora, rapidamente e ripidamente, verso Barbarano e ci si dirige verso Toara, immersi in quel verde che una manciata di minuti prima abbiamo visto dall’alto di San Donato.
La Liotto Aquila SL rasmette sicurezza in discesa e i Pirelli Race TLR permettono di osare in curva e pennellare le traiettorie.


Con la salita di Toara inizia il secondo dei tratti cronometrati che porta a Pozzolo: 4,7 chilometri con una pendenza media del 5 per cento (il primo km ha una media dell’8,5 per cento !).
Al termine del tratto cronometrato sono quasi 40 i chilometri sulle gambe e i metri di dislivello poco meno di 1000: è tempo di un ristoro. “Acqua e un gel, grazie”.  Certo, con la nuova formula potevo approfittarmene per mangiare frutta, panini, coca cola. Ma per quanto questa formula permetta di godersi i tratti di “trasferimento” al 100 per cento, il seme dell’agonista c’è sempre e quindi “perdere meno tempo possibile” rimane il mantra.

Dopo tanto salire, si scende in “doppia cifra” e ci si immette (oserei dire finalmente da passista quale sono) sui 15 chilometri di lunghi rettilinei che portano ad Alonte.
Qui è essenziale avere un gruppetto con cui diversi l’onere di “menare” in quanto, se ci si trova da soli in questa “terra di mezzo” tra i colli, si soffre più che in salita. In qualsiasi stagione il vento c’è e soffia prima laterale e poi contrario.
Si passa Alonte: è tempo di salire ancora. Continui su e giù per i “montesèi”, come li chiamiamo qua in zona (in italiano: i monticelli) che si sa, sono spaccagambe. Non si riesce a trovare il ritmo giusto, ma ogni minima discesa è una boccata di ossigeno indispensabile per giungere al secondo ristoro in località Grancona: acqua e gel, di nuovo.

Una Wilier Triestina particolare. La verniciatura è realizzata per celebrare i 100 anni di Shimano

La relativa tranquillità di questa formula di gara permette di apprezzare ancora di più la cura maniacale con cui ogni dettaglio è curato per garantire a tutti i partecipanti sicurezza e divertimento. Ogni bivio, svolta, discesa tratto tecnico della gara sono accuratamente segnalati da cartelli e volontari, facendoti sentire così sempre sicuro di non sbagliare strada o finire in mezzo ad un campo, o in mezzo agli alberi.

Ora tocca alla salita più dura di giornata, una salita che ogni volta, mentre la affronto, mi dico: “è la cosa più brutta che può capitarti la domenica”.
Da Bocca d’Ascesa a San Gottardo: 4,7 chilometri con una media del 7 per cento, ma che partono subito al 15/16 per cento!

Il pubblico, non a caso ha scelto di piazzarsi proprio lì per guardarci passare. E il pubblico del ciclismo, lo sappiamo, si mette sempre dove i corridori soffrono di più (maledetti!).

Le signore che, con uno spiccato accento della zona, ci incitano, ma  non ci rasserenano: “ forza, forza che tra poco è ancora più dura!!”
Ma nonostante la salita non sia il mio pane, sto pedalando su una “bici da salita” e si sente!

 

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La reattività con cui l’Aquila SL risponde agli impulsi sui pedali è impressionante, mi accompagna in ogni movimento durante lo sforzo, ben assecondata dalla scorrevolezza senza eguali delle Campagnolo bora WTO da 35mm di cui è dotata. E, quando si soffre, massimizzare lo sforzo e tradurlo in metri è la cosa più piacevole e che rende la sofferenza meno dolorosa.

Ormai ci avviciniamo alla fine della salita e gli amici ti incitano: “Dai! Dai!”  Aiuta a trovare la forza necessaria che ti serve per dare quelle pedalate finali (vi ho già detto quanto è bello pedalare sulle strade di casa?!).

Il più è fatto: si ridiscende dai colli e si va verso Torri di Arcugnano dove si imboccano gli ultimi 5km che ci separano dal traguardo (di cui altri due abbondanti di salita, mannaggia).
L’arrivo, infatti, è posto a Monte Berico, anzi al Museo del Risorgimento ad essere precisi, e bisogna risalire sulla Dorsale dei Berici.
L’arrivo, poi,  è in leggera pendenza, quella pendenza che quando si torna a verso Vicenza, dopo un allenamento sui colli Berici è deleteria e cerchi di farla a tutta e dare gli ultimi watt che hai sulle gambe.
E così è anche in gara: gruppetto, volatina e via. Siamo sotto la scritta “ARRIVO”.

All’arrivo ritrovi gli amici, le persone che vedi in giro tutte le domeniche. Gente che ti conosce di vista e che ti da il cinque. Perché il ciclismo unisce, sempre. Ma quando sei a casa è tutto diverso, tutto più bello.
“Home is where the heart is” cantava Elvis Presley.

E correre la gara di casa, della quale conosci ogni curva, con una bici costruita nella tua città è davvero speciale!
Aggiornamento meteo, visto l’incipit del racconto: siamo partiti con il sole, qualche nuvola sul percorso, sole all’arrivo e temporale la sera. Maggio è variabile, come le emozioni che provi quando corri.

Correre le Granfondo con la formula dei “tratti cronometrati” permette di apprezzare davvero il territorio e porta un vero valore aggiunto alla ricerca e alla valorizzazione turistica che va al di là del mero aspetto agonistico, che comunque rimane preservato.
Chiedete, infatti, a chi ha corso le Granfondo per anni cos’hanno visto di tutti i posti in cui sono stati.  La maggior parte di loro vi risponderà: “il numero di quello davanti!”. Ma così si perde il vero valore di andare a correre in posti nuovi, o anche in posti vicino a casa se è per questo.

Quindi ben vengano le innovazioni e i cambiamenti che possano rendere una gran fondo non solo una gara ma un’autentica festa del ciclismo e complimenti alla Famiglia Liotto e a tutto lo staff per la bellissima giornata di sport e condivisione che ci hanno saputo preparare con passione autentica.







(fotografie © Giovanni Maria Pizzato)

 

Tag: franfondogranfondo liottoliottoreportagetratti cronometrati

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