È una delle questioni più dibattute quando si discute di biciclette su strada. Perché questi mezzi non sono soggetti a bollo e all’assicurazione?
Per molti questa “esenzione” diventa una colpa che si traduce con una impossibilità a pretendere diritti: quindi niente diritto a stare sulle strade normali “che non sono fatte per i ciclisti” e lasciare spazio a chi questo diritto ce l’ha, i mezzi motorizzati.
Ecco, fermiamoci qui che di farneticazioni se ne leggono abbastanza nei commenti inopportuni ancora più quando si commentano incidenti e tragedie. E chiariamo la situazione.
Sì, le biciclette sono a tutti gli effetti dei veicoli che hanno pieno diritto a circolare su strada (tranne che in autostrade e luoghi espressamente vietati) e non hanno obbligo di pagamento del bollo e dell’assicurazione.
Il bollo, in particolare, non ha alcuna funzione sulla possibilità di circolare: si tratta di una tassa di possesso, non di circolazione. Tale tassa di possesso non è prevista per le biciclette (che, però, non beneficiano nemmeno di un servizio come quello del Pubblico Registro Automobilistico a giustificare tale tassa). Inoltre non è imposto alle biciclette perché sono mezzi che non inquinano né deteriorano le strade.
L’assicurazione non è obbligatoria per le biciclette, questo vuol dire che si può circolare senza problemi anche senza copertura assicurativa ma ciò non vuol dire che si è esenti dalle responsabilità delle proprie azioni. Il ciclista deve rispettare il Codice della Strada ed è chiamato a rispondere di eventuali comportamenti illeciti. Se dovesse, con la sua condotta, recare danno ad altri, è comunque chiamato a rispondere in sede civile ed eventualmente penale, come tutti. E in caso di colpevolezza sarà chiamato a ripagare i danni arrecati a terzi. Se non dovesse essere coperto da assicurazione, dovrà rispondere con i propri beni.
Ecco perché è sempre conveniente essere comunque assicurati, a prescindere da obblighi o meno. Tanto più che si tratta di assicurazioni molto economiche (una normale assicurazione per la responsabilità civile, che copre tutta la famiglia, difficilmente arriva a 100 euro l’anno) ma che mettono al riparo da qualsiasi problema.



































A quelli che invocano “il bollo” vanno spiegate alcune cose:
chiarito che è una tassa di possesso ed un obolo da versare al PRA, sarebbe una inutile “tassa” sul possesso di un mezzo che in alcune occasioni vale poche centiania di euro e che un balzello dovuto alla registrazione in un Pubblico Registro Biciclette, spesso ne impedirebbe la vendita ostacolandola con il valore del balzello stesso.
Qualora comunque il “bollo” fosse una “conditio sine qua non”, potremmo proporre di calcolare “il bollo” moltilplicando la superficie occupata dal mezzo, per l’altezza, per la potenza per il peso. Sono tutti dati facilmente estrapolabili da qualsiasi libretto di circolazione. I primi dati influiscono sullo spazio pubblico occupato. I secondi oltre che sull’inquinamento, influiscono sull’usura del manto stradale, che in una fase successiva ogni cittadino, che abbia o meno una vettura e che questa sia più o meno grande e pesante, è tenuto a contribuire a ripristinare. finendo “cornuto e mazziato”, perchè se non posside una vettura deve contribuire alla spesa dell’asfalto di chi lo consuma con un mezzo pesante anche 20/30 quintali utilizzato (come da statistiche) per trasportare una sola persona (come una normale bicicletta), con una media che si attesta a 1,2 persone per mezzo.
Per quanto attiene all’obbligo delle assicurazioni occorre precisare che oltre a potersi assicurare comunque in forma personale (oltre alla citata assicurazione del capofamiglia, molte associazioni di settore lo fanno già) è bene ricordare che l’obbligo della RCA è un lascito imposto dalla impossibilità per la stragrande maggioranza delle persone di far fronte alle richieste di risarcimento di un danno causato a cose o persone con una comune autovettura. Cosa che a meno di casi eccezionali, con una comune bicicletta non accade.