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Home Gare

Questione Froome e le chiacchiere sul Giro. Martinello non ci sta

Redazione di Redazione
4 Giugno 2018
in Gare, TechNews
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13
Questione Froome e le chiacchiere sul Giro. Martinello non ci sta

4 giu 2018 – Si è concluso una settimana fa uno dei Giro d’Italia più belli che possiamo ricordare. Con capovolgimenti di fronte e di classifica, corridori che non ci aspettavamo e crisi epiche almeno quanto alcune imprese che pure abbiamo applaudito.

Bello tutto?
Per qualcuno non tanto, per altri per niente. Certamente pesa sul Giro d’Italia 2018 la situazione di Froome che è partito nonostante gli pesi sulla testa una sentenza di positività riscontrata alla Vuelta del 2017. Froome che poi ha vinto, ha sorriso, ha parlato in italiano, ha firmato autografi, ha inventato la corsa come erano anni che non si vedeva e si è pure conquistato sul campo una simpatia che non ci saremmo aspettati. Froome che per molti non avrebbe dovuto nemmeno essere al via e che l’UCI, nella sua gestione assurda della situazione, non riesce evidentemente a gestire. Poteri forti o meno, farsi parlare dietro non aiuta nessuno. Tanto meno dire che se ci sarà una squalifica questa potrebbe riguardare anche il periodo del Giro, vanificando, oltre il bello del Giro, anche i tentativi del ciclismo di darsi un’immagine finalmente più bella del passato. Eppure, visto da furi, il compito non appare difficile. Difficile e fare peggio, caso mai.

Chiaro, quindi, che in mezzo a tante chiacchiere si siano infilate bene le malelingue e quelli del sospetto a tutti i costi. In fondo un ciclismo fatto di crisi improvvise e disastrose (e non recuperate miracolosamente) è certamente un ciclismo che fa sperare meglio rispetto al passato. Nessun recupero improvviso e miracoloso dopo una crisi.
Non basta?

Allora è direttamente Silvio Martinello a dire la sua. L’ex corridore, ora commentatore Rai, assieme a una bella squadra capitanata da Francesco Pancani, non ci sta e da buon velocista lancia la sua volata, dopo aver visto gli altri scattare.
Ecco le sue parole:

È trascorsa più di una settimana dal termine del Giro d’Italia, e andando a leggere forum, pagine social, articoli e commenti vari sullo spettacolo appena archiviato, rifletto sul come il ciclismo sia un gran bel mondo, e anche chi lo frequenta e lo segue rappresenti una “fauna” molto variegata e complessa. La specie maggiormente diffusa si concentra e dibatte sul tema doping. A costoro chi vince non convince, mai! O meglio chi vince, convince tutti che vince perché dopato. Allora via con argomentazioni di natura scientifica, tabelle statistiche, riferimenti al passato, analisi arricchite con critiche ai commentatori (soprattutto della tv di stato, fa più audience), rei di enfatizzare gesta che tra qualche settimana saranno cancellate da sentenze o da scoperte che gli appartenenti alla specie già conoscono e che promettono di spiaccicarti sotto il naso. Questi soggetti della bicicletta riconoscono a malapena l’anteriore dal posteriore, adepti e seguaci, fissi ed occasionali, di taluni commentatori che utilizzano l’equazione ciclismo/doping per attirare like e dare visibilità ai loro profili social ed ai loro blog personali. Mi domando perché seguano e guardino il ciclismo? Non sarebbe meglio lasciar perdere? In televisione passa di tutto, un bel film, un bel documentario, una bella telenovelas sudamericana? Con quale spirito vi sedete di fronte al televisore per seguire il ciclismo se ogni successo lo commentate sempre allo stesso modo? Altra specie, meno diffusa ma molto rumorosa, gli ex corridori. Posso capire che dopo anni in cui nessuno ti chiama, la telefonata per chiederti un commento ti possa far sentire legittimato a spararla grossa, che per avere finalmente qualche riscontro sul proprio profilo FB devi scrivere delle oscenità, ma a spararla troppo grossa non ci fate una bella figura. Tra questi annovero anche qualche grande ex, ma la faccenda si fa ancor più seria quando la specie intreccia anche corridori in attività, che probabilmente dimenticano di essere sulla stessa barca di chi contribuiscono a denigrare. I post, i commenti, le interviste, i pareri di costoro evidentemente non aiutano il ciclismo ad uscire dagli stereotipi nei quali si trova ingabbiato, stereotipi alimentati purtroppo anche da regole che sembrano utili solo alla proliferazione di soggetti con tanta voglia di gettare fango, e non a fare la necessaria chiarezza. Ritenendomi però un inguaribile ottimista, mi stringo ai tanti, tantissimi, che riescono a guardare il ciclismo con gli occhi incantati di fronte alle imprese di Yates a Campo Imperatore e Sappada, di Froome sullo Zoncolan e Bardonecchia, o con il dispiacere per le crisi di Chavez a Gualdo Tadino, di Yates sul Colle delle Finestre o di Pinot andando verso Cervinia, senza voler dare forzatamente una lettura articolata funzionale ad uno scontato secondo fine. Sono i tanti che catalogo nella terza specie, quella sana, quella che ancora si emoziona, che applaude e che tifa per qualcuno e non contro qualcuno, essendo normali sono meno rumorosi. Il ciclismo va guardato e commentato così, senza dietrologie e pregiudizi.

https://www.facebook.com/Sil.Martinello/posts/2051205698460292

RC

Tag: commentodopingfroomegiro d'italiagiro d’italia 2018martinello

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Commenti 13

  1. Giovanni says:
    8 anni fa

    Bravo Silvio sono pienamente d’accordo con te. Al posto del rispetto c’è solo denigrazione per ragazzi eccezionali che dal primo all’ultimo meritano di essere applauditi per la fatica che fanno.

    Rispondi
    • David chiesa says:
      8 anni fa

      Io caro giovanni sono un grande appassionato di ciclismo e lo pratico pure…ma guardiamo la realta chi ci puo levare i dubbi? I giornalisti? Ma daiii e tutta una farsa ci prendono solo in giro vince un giro un ciclista con un procedimento in corso? Oramai ilciclismo lo devivedere nell’ombra,non nascondiamoci dietro ad un dito.

      Rispondi
  2. Alberto says:
    8 anni fa

    Dicevate così quando vinceva Basso , Di L’uca
    Contador, Lance A (innominabile), perché non commentate il libro testimonianza di T.Hammilton

    Rispondi
  3. Alessandro Zanetti says:
    8 anni fa

    Parlano tanto dei ciclisti che si dopano….e i calciatori allora, che non si sente mai un dopato ne in serie A e B per esempio? Perché il ciclismo deve essere così accusato mi domando!

    Rispondi
  4. Vincenzo says:
    8 anni fa

    Ciao silvio continua cosi sei sempre grande.seguo il ciclismo

    dai tempi di gimondi il mio idolo. Corro da amatore e mi diverto.vincenzo blanda

    Rispondi
  5. Matteo says:
    8 anni fa

    Resto basito nel vedere l’ipocrisia degli addetti ai lavori nel voler a tutti i costi salvaguardare la bontà del propio lavoro facendosi portavoce di un ciclismo pulito dove ormai la passione per il ciclismo quello veramente sano o “domenicale ” ci insegna ché è impossibile fare un giro di tre settimane a pane e acqua……

    Rispondi
    • Franco says:
      8 anni fa

      Condivido appieno. Sono andato in bici anch’io per anni, a pane e acqua o al limite qualche vitamina. Ho fatto tutte le Alpi del nordest italiano,le Alpi francesi, e i Pirenei con tutte le salite leggendarie.Ebbene dopo il 4 giorno di arrampicate mi è venuto un’herpes grande al labbro superiore,ero pieno di acido lattico e le energie cominciavano a calare.Qualchuno mi deve spiegare i professionisti come fanno? Sono superuomini?Per quanto riguarda i cronisti Rai del ciclismo sono bravissimi e competenti,non vogliono certamente che …gli si rompa il giocattolo tra le mani.

      Rispondi
      • Matteo says:
        8 anni fa

        Il semplice fatto che un non professionista non ce la faccia non può essere il metro di misura per considerare un professionista dopato. Come avviene in natura, chi può fare il professionista lo fa perché ha il fisico per farlo e reggere quindi allenamenti e gare come un giro di tre settimane. In gergo Darwiniano si chiama “selezione naturale”, chi non ha il fisico per fare il professionista, si deve limitare a fare il sacchettaro alle Grand Fondo amatoriali per portare a casa il salame (spesso scaduto) e magari invidiare (sparlandone) chi è un vero ciclista.

        Rispondi
        • Matteo says:
          8 anni fa

          Caro omonimo magari se fosse come dici te!!! Sarebbe tutto più bello e serio!!!

          Rispondi
    • Matteo says:
      8 anni fa

      La chiarezza innanzitutto deve essere fatta dai media…. Non è più accettabile vedere “wattaggi” da motocicli…. come possono giustificarlo ad esempio ad un giovane ragazzo talentuoso che con allenamenti specifici potrai vincere anche te il giro d’italia??? Io di asini volare non ne ho mai visti!!!!!

      Rispondi
  6. roberto says:
    8 anni fa

    Il problema secondo me è che l’UCI dovrebbe giudicare più rapidamente e severamente i casi di doping (che purtroppo ci sono). Bravo Silvio e viva il CICLISMO

    Rispondi
  7. franco says:
    8 anni fa

    Franco. Da ex corridore anni 70/80, dico che già allora il sospetto per tutti era dietro l’angolo però, mentre prima non c’erano controlli,almeno nel mio sud, oggi con tutti i controlli che fanno non é tollerabile assistere alle telenovele, ne abbiamo viste fin troppe e penso che il comportamento dell”UCI lasci molto spazio alle interpretazioni su qualsiasi caso di doping o ciclista. Nella sostanza mi trovo d’accordo con Silvio sempre attento nel dare giudizi avventati, forse sarà per motivi di visibilità però, caro Silvio, è ora di fare chiarezza,non si può continuare così, non ti sembra?

    Rispondi
  8. Valentino says:
    8 anni fa

    Le chiacchiere stanno a zero. Petacchi e Ulissi squalificati perché positivi al salbutamolo. Froome squalificato allo stesso modo. Ci sono precedenti. Non è giusto che vi siano due metri di giudizio per uno stesso problema.

    Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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