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Home Editoriale

Cosa ci resta del Tour de France 2017
Non solo Aru

Redazione di Redazione
24 Luglio 2017
in Editoriale, TechNews
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Cosa ci resta del Tour de France 2017 Non solo Aru

Tour de France 2017 - 21/07/2017 - Etape 19 - Embrun / Salon-de-Provence (222,5 km) - France - Edvald BOASSON HAGEN (TEAM DIMENSION DATA)

24 lug 2017 – Tour finito si tirano le somme, ci è piaciuto? Sì e no. Di sicuro il Tour de France 2017 ha portato alla luce tanti argomenti di cui discutere e certo non si può dire che sia stato noioso da questo punto di vista.

Però anche la noia ne ha fatto parte. Il percorso disegnato dai Francesi non è esente da critiche ma è anche vero che “la corsa la fanno i corridori”, non è sempre stato così al Tour?

Allora si è pagata probabilmente la presenza di una squadra forte, fortissima come la Sky che ha chiuso la corsa tarpando un po’ le ali allo spettacolo. C’è poco da attaccare da lontano se poi dietro hai corridori che potrebbero fare ognuno da capitano in una squadra. Passa la fantasia.

Anche mettere insieme tanti corridori, però, non è facile. E a un certo punto qualcosa sembrato scricchiolare anche nella Sky ed è pure normale probabilmente. Quando hai tanti campioni è normale che qualcuno sia in forma da sentirsi anche più forte del capitano. E Landa probabilmente era in una condizione di questo tipo, così come era Froome quando la maglia gialla era predestinata a Wiggins nei piano della squadra.
Ecco, questa forse è la cosa che ha fatto storcere di più la bocca, un ragionamento da Formula 1 che anche alla Formula 1 piace poco. E la beffa della Sky è proprio in quel secondo che ha tenuto Landa fuori dal podio, quando avrebbero potuto fare primo e secondo con molta probabilità. Ma hanno vinto e, alla fine, hanno ragione loro.

La Ag2R, dopo la Sky, è stata una delle formazioni più efficace

Cos’altro si è visto al Tour?

Aru. Del nostro corridore, a conti fatti, non si può che dire bene. Il rammarico e le polemiche dei giorni appena passati è molto nell’entusiasmo di averlo visto così forte da sentirsi legittimati a sperare di più. Nella vittoria senza vittorie di tappa di Froome c’è il premio alla regolarità, ma Aru è stato l’unico che, cronometro a parte, è parso poterlo mettere davvero in crisi. Poi Froome ha vinto perché ha dimostrato di saper essere il più regolare e forte su tutti i terreni, pur senza acuti che il ciclismo vorrebbe. Ecco perché nelle prestazione dell’inglese ci sono toni tiepidi.

Aru promette bene, ormai lo sappiamo. Se il suo calo è davvero dovuto a una bronchite c’è da scommettere sulla sua vittoria al Tour nei prossimi anni. Certo l’ambiente della sua squadra lascia qualche dubbio. Ne abbiamo parlato qui.

Ma non sarà il solo pretendente. A parte i corridori Sky, ci mettiamo anche Landa che quasi sicuramente vedremo in un’altra squadra (il suo sfogo dopo la cronometro non lascia aperte molte porte alla sua permanenza in Sky), ma di cui sarà da valutare la tenuta come capitano (quando lo ha fatto non è poi andato così bene) ci sono i francesi arrembanti.

Barguil è andato fortissimo e a lui va il merito di aver indossato la maglia a pois vincendo anche sulle grandi salite. Bardet è il campione che ha fatto sognare i francesi (che pure gli hanno disegnato un Tour su misura).
Da applaudire Uran, campione di sport e di umanità, ma anche la tenacia di Basson Hagen e la bella maglia verde di Matthews di cui abbiamo pure detto. Porte è ancora da scoprire tutto sommato.

Poi ci sono quelli andati meno delle aspettative, Quintana su tutti, ma anche Greipel, Dagenkolb ed altri velocisti oscurati dalla potenza di Kittel ma pure rimasti indietro quando il campione tedesco si è dovuto ritirare. Forse, per un velocista, puntare tutto sul Tour è troppo azzardato.
Diverse, anche, le squadre che tornano a casa con un nulla di fatto. L’evanescenza del team Bahrain è stata per sfortuna e mancanza di corridori adatti? Chissà, di fatto è la squadra che forse si è vista meno di tutte. La stessa Lotto Soudal ha fatto molto meglio, pure con Greipel appannato. Peccato per De Gendt che nonostante i mille e più chilometri di fuga, non ha vinto il premio della combattività. Gli è stato preferito il pur meritevole Barguil che ha il vantaggio di essere francese.

Più compatta e funzionale la Ag2r, forse l’unica formazione in grado di tenere testa al Team Sky nei momenti importanti, diamogliene atto.

Insomma, alla fine questo Tour ci mancherà pure e anche con tutte le sue buffe mancanze a cominciare dal pasticcio sui cronometraggi, alle scelte della giuria (ancora non si è visto il video della sua presunta scorrettezza che, oltre alla volata, pare sia stata la causa dell’espulsione) e ai percorsi discutibili. Pensiamo soprattutto a quello della prima cronometro che ha fatto fuori alcuni protagonisti (Valverde su tutti). In passato si riuscì a dare la responsabilità di alcune cadute ai materiali (e furono vietate le prolunghe aerodinamiche nella gare in linea). Stavolta pare già tutto dimenticato. Di sicuro c’è da apprezzare il comportamento migliorato dei veicoli in corsa che non hanno fatto danni, segno di un evidente lavoro, comunque, anche non conclamato.

Guido P. Rubino

Tag: considerazionifranciagaretour de francetour de france 2017

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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