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Home Storia della bicicletta

[STORIE] Pino Morroni, il visionario della bicicletta

Redazione di Redazione
21 Aprile 2018
in Storia della bicicletta, TechNews
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1
[STORIE] Pino Morroni, il visionario della bicicletta

21 apr 2018 – Tutti i collezionisti di bici d’epoca al mondo conoscono i telai Colnago, i De Rosa, i Cinelli e i Masi. Pochi – ma buoni – conoscono l’esclusività e la qualità a tratti “bizzarra” delle biciclette siglate “Telavio”. Una bici Telavio da pista è proprio questa estratta dalla collezione privata di Giampiero Leonetti, noto collezionista di biciclette d’epoca, che custodisce gelosamente questa splendida e originalissima bici da pista. Telavio era dunque il nome che Pino Morroni – romano, classe 1920 – dava alle sue biciclette e sta ad indicare la sintesi di “telaistica” e “avionica”.

Già, perché durante la Seconda Guerra Mondiale Morroni era arruolato in aeronautica e lavorava come tornitore nell’officina meccanica dell’aeroporto militare di Guidonia, a due passi da Roma. Lì  maturò le sue prime esperienze nel mondo della lavorazione meccanica, in particolare nella lavorazione dei metalli nobili, primi tra tutti il titanio. L’esperienza gli tornò utile qualche anno più tardi, quando, nel 1958, si trasferì in Michingham, a Detroit per l’esattezza, trovando occupazione come macchinista e tornitore meccanico presso la Chrysler.
È qui, alla fine degli anni Sessanta, che dopo una breve parentesi con le corse automobilistiche, Morroni comincia a destinare parte del suo tempo libero alla sua grande passione da ragazzo, la bicicletta. Pino declina tutta l’esperienza maturata nella meccanica e nell’avionica nel campo della produzione meccanica di biciclette e componenti. Sono questi gli anni più prolifici, fecondi e creativi di una produzione e una prototipazione che anche negli anni a venire sarà sempre caratterizzata da un’originalità che sfiora l’eccentrico, da un’inventiva che sa tanto di avanguardia e secondo alcuni di bizzarria…

Oltre ai telai Morroni inizia a pensare, prototipare e poi produrre mozzi, raggi, ruote e movimenti centrali; e ancora curve attacchi manubrio, sganci rapidi, reggisella e portaborracce. Il suo logo, “Telavio”, è accompagnato dal disegno di tre topini verdi che erano l’emblema della squadriglia per cui Pino lavorava quando era militare e che effettivamente sono il più eloquente dei messaggi da destinare ai tanti colleghi telaisti rimasti in patria: “vi faccio vedere i sorci verdi”, come appunto si usa dire in romanesco…

Così, in pochi anni, Morroni inventa, disegna e poi dà corpo a soluzioni tecnologiche di rottura, architetture di funzionamento mai viste nel mondo della telaistica e della componentistica per bicicletta: nasce dalla vulcanica mente di Pino Morroni il primo movimento centrale “a cartuccia”, ossia con cuscinetti sigillati al posto del meccanismo su coni e sfere che era in auge in quel momento. Lo strano movimento centrale di Morroni ha una struttura particolare: al posto delle due calotte da avvitare sul telaio i meccanismi rotanti di Morroni sono inseriti in una cartuccia in pezzo unico, con filettatura continua destinata ad avvitarsi su una scatola movimento dedicata, che tra le altre cose assegna grande rigidità laterale alla bici una sede robustissima per l’alloggio dei ruotismi interni. Negli stessi anni prende corpo anche il progetto delle ruote, vero fiore all’occhiello della produzione Morroni: al posto dell’architettura classica che da sempre ha questo componente le ruote di Pino utilizzano una costruzione mai vista, rivoluzionaria: anziché avvitarsi tramite nipple filettate i raggi realizzano con il cerchio una struttura solidale, hanno una struttura in acciaio e una sezione costante particolarmente generosa (circa 3 mm di diametro) e vengono fissate sul cerchio attraverso un doppio dado, uno inferiore e uno superiore, destinati ad essere intramezzati dal dorso del cerchio, che in questo modo viene vincolato in maniera fissa ai raggi. Dedicate alle ruote ci sono anche dei cerchi speciali (con dorso ad-hoc per il doppio dado, e i mozzi, con flange alte, adatte a sopportare la tensione di una ruota che risulta particolarmente resistente e rigida, visto che non lavora in trazione e compressione come invece succede sulle ruote tradizionali.

La sua inventiva Morroni la esplica sia sulle bici da strada che da pista, specialità dove il nostro si fa notare per una trovata meccanica davvero antesignana, che anche ai nostri giorni rimane una soluzione di nicchia, recepita da pochissimi costruttori: di Morroni è infatti la prima bici da pista con trasmissione posizionata sull’emisfero sinistro della bicicletta, e non sul destro come accade convenzionalmente, questo per assecondare nel modo migliore possibile le esigenze pratiche (in pista le curve sono sempre verso sinistra), cinetiche e meccaniche della specialità dell’”anello”.

Nella telaistica l’estro inventivo di Morroni fu altrettanto all’avanguardia, sicuramente di rottura e secondo alcuni financo troppo audace: proprio nella sua officina di Detroit Pino iniziò a realizzare telai da strada, da pista e da tandem dalle soluzioni tecniche e dimensionali mai viste. Sua l’idea – che in realtà era mutuata dai tubi utilizzati in aeronautica – di intervallare la sagoma del tubo superiore e del tubo verticale con piccoli cilindri rompitratta, che congiungevano le due pareti del tubo da parte a parte, uno posizionato in direzione verticale, uno orizzontale. Nella mente di Morroni quella soluzione doveva servire a smorzare le vibrazioni ad alta frequenza che su un telaio si riverberano in particolare sul tubo superiore, e rendere per questo la guida più confortevole. Sempre di Morroni l’idea di assegnare ad alcune delle sue bici da strada una geometria peculiare, con un passo totale (cioè l’interdistanza tra i due mozzi) estremamente compatta, così da rendere la bici più scattante e reattiva. A compensare le quote di un telaio che in quel modo risultava estremamente piccolo provvedeva poi un attacco manubrio (anche questo realizzato ad hoc) la cui lunghezza era decisamente maggiore rispetto ai canonici standard.

Decisamente particolari erano anche gli spessori dei tubi, proprio quelli che sulle bici da corsa di allora realizzate in acciaio variavano da 0.4 a 0.8 millimetri, a seconda se ci fosse da realizzare il tubo verticale piuttosto che il diagonale, il superiore o il tubo sterzo. Pino no, lui ordinava alla Columbus dei set di tubi dallo spessore unico di 0.4 millimetri e con quella dimensione dava forma a tutti i tubi con cui assiemava i suoi telai leggerissimi (in realtà molti di questi – ci racconta chi li ha usati o conosciuti – si ruppero…. ). Altro esercizio tecnico cui Morroni arrivò per primo fu l’impiego e la lavorazione del titanio in ambito ciclistico: in anni in cui tutti i telai destinati alle biciclette erano solo ed esclusivamente in acciaio Pino – e assieme a lui il saldatore Cecil Behringer – fu il primo al mondo a utilizzare questo metallo nobile per fini ciclistici. In titanio realizzò telai e poi costruì componenti speciali come attacchi, curve manubrio e reggisella.

I più famosi di questi ultimi furono quelli che realizzò per Eddy Merckx, che allestirono la Colnago siglata “Merckx” che Il Cannibale utilizzò per realizzare il record dell’ora nel 1972. Era infatti questo il periodo in cui Morroni era appena tornato in Italia, proprio per fare dell’artigianato ciclistico la sua unica professione e avviare così una produzione che, seppur sempre di nicchia, fu il supporto per le imprese sportive di altri grandi campioni del pedale, come ad esempio Francesco Moser (che nella preparazione del record del 1984 utilizzò anche una Morroni) e ancora Felice Gimondi, Gianni Bugno, Greg Lemond e Andrew Hampsten, che durante la loro carriera ebbero il modo di utilizzare telai o componentistica Morroni. Oltre ai rapporti con corridori di vertice, negli anni Ottanta Morroni attivò un’importante collaborazione con la storica Cicli Lazzaretti di Roma, che a Pino offrì il suo supporto commerciale per vendere su scala locale e nazionale i telai Telavio. Pino Morroni è morto nel 1999. I suoi telai e i suoi componenti sono oggetti estremamente ambiti per tanti collezionisti sparsi per il mondo.

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Maurizio Coccia
(si ringrazia per le informazioni Adriano Colasanti)

Tag: esperimentiideemorronireportagestoriatecnica

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Commenti 1

  1. Giovanni says:
    4 anni fa

    Salve ho ereditato una bici da corsa allestimento cicles T componenti campagnolo se qualcuno mi sa dare qualche informazione in più 🙏

    Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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