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Home Blog

L’odio verso i ciclisti si legittima sui social. Il caso di Luca Chirico

Tanti commenti alimentano l'odio e finiscono col fomentare qualche squilibrato

Guido P. Rubino di Guido P. Rubino
in Blog, Eventi e cultura, TechNews
6
L’odio verso i ciclisti si legittima sui social. Il caso di Luca Chirico

Non se n’esce: se un ciclista è coinvolto in una caduta, è sempre colpa sua. Il popolo dei social continua a sottolineare questa teoria intrisa di ignoranza, odio, inciviltà e chi più ne ha più ne metta.
I fatti: Luca Chirico, ciclista varesino della Drone Hopper è stato buttato a terra deliberatamente da un automobilista. A quanto racconta lo stesso corridore (un professionista, quindi esperto, a scanso di equivoci) un automobilista lo ha affiancato insultandolo mentre pedalava con un altro corridori in fila indiana (specifichiamo) e in seguito gli ha tagliato la strada frenando di colpo per farlo cadere. Il corridore è riuscito ad evitare l’impatto superando l’auto che ha sterzato con l’intento di buttarlo a terra: missione compiuta e ospedale per il corridore.

Una condotta criminale da parte dall’automobilista che è stato fermato subito – per fortuna – dalle Forze dell’Ordine.

La questione finirebbe qui, nella cronaca – che poteva essere nera – dei giornali locali e di quelli di settore.
Ma quante volte in bicicletta vediamo comportamenti pericolosi da parte degli automobilisti nei confronti dei ciclisti? Da dove viene tutto questo odio?

L’abbiamo detto: da ignoranza, inciviltà… lo abbiamo detto all’inizio. Ma a fare da cassa di risonanza sono purtroppo i social. A commento della notizia, dove la dinamica è lampante e pure ben spiegata, arrivano i commenti degli odiatori seriali, sederino ben saldo davanti ai social, come sulla loro auto (speriamo non le due cose insieme, ma forse ci illudiamo) a spiegare che la colpa è dei ciclisti che non rispettano le regole.
Neanche leggono l’articolo e commentano fuori luogo. Qualcuno lo legge pure (almeno dice, ammesso che l’abbia capito) e commenta lo stesso. Fuori luogo.
La colpa è dei ciclisti perché non vanno sulle ciclabili, perché vanno strade non adatte (dimostrando di non conoscere il codice della strada pur avendo una patente di guida) e perché… sono ciclisti.

E già, torna questa cosa del peccato originale di essere in bicicletta, quindi in torto a prescindere. E ci mettono dentro pure un ragazzo che il ciclista lo fa di professione (almeno a lui non potranno urlare di “andare a lavorare”: lo sta facendo). Gente che dovrebbe tornare a scuola, se mai c’è stata, a imparare la civiltà. O almeno alla scuola guida, per capire che in strada le regole valgono per tutti (sì, anche per i ciclisti, ma quelli indisciplinati sono, anche proporzionalmente, molti meno degli automobilisti che se ne infischiano del Codice della Strada, sostituendogli il loro sentire).

Ora direte: che ti importa di questi imbecilli e ignoranti che commentano sui social senza sapere nemmeno di cosa parlano?
Vi risponderei niente se non fosse che sono proprio questi comportamenti a fomentare l’odio. Col risultato di alimentare odio di gruppo e legittimare i comportamenti di prevaricazione. E quello più stupido, poi, si sente legittimato a passare alle vie di fatto. Come in questo caso.

Ecco, se ragionate tenendo conto di una scala di valori di ragione solo in base al tipo di utente della strada, siete… fuori strada. E forse dovrete documentarvi un po’. Anche solo su quei libri che vi hanno portato a prendere la patente. Ma anche su un libro di educazione civica. Almeno a sapere di cosa si tratta.

E se qualcuno ancora non ha capito come siano andate le cose, ecco il post su facebook del corridore:

MI SONO ROTTO IL CAZZO!Scusate lo sfogo,ma esser volontariamente speronato da un CRIMINALE non mi sta bene! Sta…

Pubblicato da Luca Chirico su Martedì 2 agosto 2022

Perché i ciclisti non tengono la destra?

Il ciclista è sempre colpevole nella scala dei valori social

 

3 ago 2022 – Riproduzione riservata 

Tag: codice della stradaluca chiricoodioresponsabilitàsicurezza

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Commenti 6

  1. Davide Boschello says:
    4 anni fa

    Che dire? La spiegazione si può averla leggendo il saggio scritto da Carlo Cipolla mi sembra negli anni 70 sulla stupidità umana, e all’ epoca non c’erano i social, dunque, pensate voi con questi ultimi come questa si sia moltiplicata. Io sono sia ciclista che runner e quando c’ è stato il lockdown dove i ciclisti erano spariti, tutti questi “fenomeni” non avendo più nessuno su cui scaricare le loro frustrazioni si sono spostati su chi correva a piedi. Poverini non è nemmeno colpa loro, fino a li arrivano…

    Rispondi
  2. Jonnhy B. says:
    4 anni fa

    Se sei un cane hai piu rispetto e tutti i senza palle e le oche mestruate andrebbero a caccia del colpevole per linciarlo. Ma essendo ‘solo’ un essere umano va bene cosí…

    Se fai un commento contrario alla propaganda pro-cani vieni segnalato e magari bannato; ma se prometti di investire i ciclisti fb e twitter rispondono che non é contrario alle regole

    Poi si parla di ciclabili, ma con gente a piedi che occupa a sua volta tutta la corsia (loro possono), con i bambino, con i cani da una parte e la padrona dall’altra, andare 25 all’ora (che è piano), è molto pericoloso

    Rispondi
  3. Angelo Mangano says:
    4 anni fa

    Un ciclista alla guida della propria autovettura si muove con criterio, sa cosa significa andare in bici sulle nostre strade. Questo insano comportamento nei confronti dei ciclisti nasce innanzitutto da invidia, prevaricazione, vigliaccheria. Già, perché quando siamo numerosi, se ne stanno buoni buoni. La reazione del branco spaventa

    Rispondi
  4. Bach says:
    3 mesi fa

    In Spagna o Francia, Olanda ecc non è che siano tutti così ben tirati su fin da piccoli ed acquisiscano rispetto per via genetica, o non solo: lì se sbagli, anche solo per piccoli eccessi di velocità, ti beccano e paghi. Alla fine la deterrenza si è impregnata in quasi tutta la popolazione.
    E alla fine diventa abitudine.
    Anche li ci sono i social, ma certi contenuti sono ben inferiori.
    Da noi non si è nemmeno iniziato. Si scrivono regole per tutto ma poi non c’è altro, né controlli né deterrenza.

    Rispondi
  5. Bach says:
    3 mesi fa

    Dimenticavo… fuori itaglia (volutamente scritta così) prova ad occupare una ciclabile per sole bici, poi te ne accorgi…

    Rispondi
  6. Paolo Tramontin says:
    3 mesi fa

    Quello che non capisco proprio,e parlo da automobilista motociclista e ciclista ,da quando chi guida un auto è di diritto il padrone delle strade?
    Sta a vedere che per andare a farci un giro in bici dobbiamo chiedere il permesso agli automobilisti.
    Sono d’ accordo che ci sono motociclisti e ciclisti che non si comportano in maniera corretta,e quelli sono condannabili sicuramente,ma non è di certo la maggioranza.
    Ma credo che molti automobilisti dovrebbero tacere ,visto l’ uso sistematico del telefonino mentre guidano ,da parte di molti,anche qua non di tutti per fortuna.
    Ma quanti poi non sono in realtà in grado di guidare un auto ,e li vedi al volante insicuri,e non conoscono il codice della strada,sulle rotonde , quanti non sanno ancora che la precedenza diversamente dagli incroci ,la devi dare ai veicoli provenienti da sinistra,e la freccia la devi mettere all’ uscita dalla rotonda e non in entrata.
    Sulla strada bisogna convivere civilmente guidando tutti correttamente il mezzo che decidiamo di usare come trasporto.
    Poi,e parlo da Bellunese ,dove di ciclabili ce ne sono pochissime,a differenza del Trentino Alto Adige,e non solo ,che auspico che anche da noi se ne possano fare di più per farci pedalare più in tranquillità.Quello che non posso proprio vedere,sono ciclisti che al buio,pedalano senza illuminazione e senza giubbotto o fasce catarifrangenti,o illuminazione insufficiente,e non mi sembra vengano sanzionati a dovere,e ne vedo parecchi.

    Rispondi

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Cyclinside® è una testata giornalistica registrata nel 2008 e poi presso il Tribunale di Varese con n° 1/2019 del 31/01/2019 - Editore Guido P. Rubino P.I. 10439071001
Iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione con registrazione n° 35370 aggiornata 8 ottobre 2020.

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